MILANO - Se Atene non convincerà la 'troika' di creditori internazionali (Ue, Bce, Fmi) di essere sui binari giusti per portare a termine le riforme poste come condizione del piano di aiuti, la nuova rata del prestito, pari a 8,1 miliardi di euro, potrebbe essere congelata per tre mesi. E' quanto quanto scrive la Reuters citando fonti comunitarie.
Dopo l'inconcludente vertice di lunedì scorso, la 'troika' ha dato tre giorni al governo di Atene per fornire risposte soddisfacenti, in vista di un nuovo incontro in agenda per venerdì, l'ultimo giorno feriale utile prima dell'Eurogruppo dell'8 luglio, che avrà tra gli argomenti sul tavolo proprio la crisi ellenica. La fonte citata da Reuters ha però definito "improbabile" un ritardo del versamento.
L'ipotesi più verosimile, secondo quanto si apprende da altre fonti, è che la rata venga dilazionata in tre pagamenti mensili invece di essere versata in un'unica soluzione. Tra i creditori di Atene, riferiscono le fonti, c'è "una generale insoddisfazione per i progressi della Grecia nella riforma della pubblica amministrazione, in campi come l'esazione fiscale e la sanità". Il principale motivo di conflitto è però il mancato rispetto del termine del 30 giugno per porre in mobilità 12.500 dipendenti statali, una richiesta che, secondo quanto riferito in forma riservata da un alto funzionario del ministero delle Finanze greco, Atene non intende soddisfare alle condizioni attuali.
Dopo l'inconcludente vertice di lunedì scorso, la 'troika' ha dato tre giorni al governo di Atene per fornire risposte soddisfacenti, in vista di un nuovo incontro in agenda per venerdì, l'ultimo giorno feriale utile prima dell'Eurogruppo dell'8 luglio, che avrà tra gli argomenti sul tavolo proprio la crisi ellenica. La fonte citata da Reuters ha però definito "improbabile" un ritardo del versamento.
L'ipotesi più verosimile, secondo quanto si apprende da altre fonti, è che la rata venga dilazionata in tre pagamenti mensili invece di essere versata in un'unica soluzione. Tra i creditori di Atene, riferiscono le fonti, c'è "una generale insoddisfazione per i progressi della Grecia nella riforma della pubblica amministrazione, in campi come l'esazione fiscale e la sanità". Il principale motivo di conflitto è però il mancato rispetto del termine del 30 giugno per porre in mobilità 12.500 dipendenti statali, una richiesta che, secondo quanto riferito in forma riservata da un alto funzionario del ministero delle Finanze greco, Atene non intende soddisfare alle condizioni attuali.