Economia

L'economia cinese rallenta come previsto.
Spread sotto 290, chiusura Ue positiva

Il Pil dell'ex impero celeste cresce nel secondo trimestre dell'anno del 7,5%, un rallentamento previsto dal governo. Chiusa Tokyo per festività, i listini europei recuperano parte delle perdite di venerdì: Milano chiude a +1%. Ma in Italia resta alta la tensione sul debito pubblico, Wall Street piatta

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MILANO - L'economia cinese mantiene le promesse e sostiene i mercati asiatici, mentre i listini europei trovano un piccolo rimbalzo dopo lo scivolone di venerdì. Pechino ha annunciato che il Pil, nel secondo trimestre dell'anno, è cresciuto del 7,5% contro il 7,7% dei primi tre mesi: si tratta della nona frenata in 10 trimestri, ma è anche un rallentamento atteso dagli analisti e preannunciato dal governo dell'ex Impero celeste. Peraltro il rallentamento dell'economia asiatica, sommato alle nubi che tornano ad addensarsi sugli Stati Uniti, allontana lo spettro dei tagli agli stimoli monetari della Federal Reserve. La Banca centrale americana inietta nell'economia Usa 85 miliardi di dollari al mese attraverso l'acquisto di bond e titoli tossici: una ripresa solida - aveva detto il governatore Ben Bernanke - avrebbe convinto i banchieri a ridurre gli interventi.

Negli Usa, mentre chiudono gli scambi del Vecchio Continente, a Wall Street gli indici sono di fatto immobili: il Dow Jones, dopo il record di venerdì scorso, sale dello 0,05%, in linea con Nasdaq e S&P500. Per gli investitori sono arrivate notizie contrastanti dal fronte macroeconomico: le vendite al dettaglio di giugno sono salite dello 0,4%, meno delle attese di un +0,8%. L'indice Empire sulle attività manifatturiere di New York, invece, ha battuto le previsioni salendo a 9,46 punti. Sul versante corporate, buone nuove sono arrivate da Citigroup: ha annunciato un balzo degli utili del 45% a 4,2 miliardi di dollari nel trimestre e i future sulla Piazza americana sono in leggero rialzo.

In questo contesto, le Borse europee hanno trovato un mini-recupero dopo la difficile seduta di venerdì condizionata dalla tensioni politiche in Italia e in Portogallo. A Milano, Piazza Affari ha ritrovato lo spunto iniziale e ha terminato gli scambi in crescita dell'1,08%. Tra i singoli titoli del listino italiano, gli acquisti hanno premiato Mediaset: il timido recupero della pubblicità e le strategie votate all'estero hanno spinto il biscione a un rally a doppia cifra nell'ultimo mese. Su Bpm si sono fatti sentire, invece, il taglio del rating da parte di S&P e le prese di beneficio dopo i recenti rialzi legati alla spinta di Bankitalia per la riforma delle popolari in spa. Quanto a Telecom, in serata è previsto un cda straordinario sul dossier caldo dello scorporo della rete. A Siena, infine, la Fondazione Mps ha deciso di dare il via libera all'abolizione del tetto del 4% per le partecipazioni nel Monte, rendendo la banca più contendibile. Nel resto del Vecchio continente, Londra è salita dello 0,63%, in linea con Parigi (+0,61%), mentre Francoforte ha recuperato lo 0,27%. Boccata d'ossigeno anche per Lisbona (+0,78%) dopo le recenti pressioni, debole Madrid (+0,04%).

Non si allenta, inoltre, la morsa sul debito pubblico italiano. Nonostante il buon esito delle due aste di settimana scorsa, lo spread rimane a livelli elevati, pur tornando sotto la soglia di 290 punti base e con un rendimento intorno al 4,5% per i Btp sul mercato secondario. Gli investitori internazionali guardano con sospetto alle tensioni all'interno del governo, soprattutto sul fronte economico, dove pare che la maggioranza delle larghe intese fatichi a trovare un accordo tra tagli alla spese e tagli ai tassi. L'euro chiude sopra quota 1,30: la moneta europea passa di mano a 1,3040 dollari, in lieve calo rispetto alla quotazione di 1,3070 della chiusura venerdì a New York.

Con la Borsa di Tokyo chiusa per festività, i listini dell'estremo oriente hanno guadagnato mediamente uno 0,3% (indice Msci): a guidare i rialzi sono state proprio le Borse cinesi con Shangai che ha guadagnato quasi un punto percentuale (+0,89%). Sul fronte delle materie prime, le quotazioni del petrolio sono in leggero calo a New York: il Wti è scambiato a 105,6 dollari (-0,66%). Si stabilizza invece l'oro spot: alla chiusura dei mercati europei passa di mano a 1.285 dollari l'oncia.