Economia

Cgia, crollano prestiti alle imprese
ma è boom per i titoli di Stato

Secondo l'associazione degli artigiani di Mestre, le banche preferiscono investire nel debito pubblico italiano piuttosto che nell'aziende. Tra la fine del 2011 e maggio del 2013 gli acquisti di Btp e Bot sono cresciuti di 185,5 miliardi, mentre il credito è calato di 49,3 miliardi

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MILANO - Le banche non si fidano più delle imprese: la crisi ha aumentato in modo esponenziale le insolvenze al punto che le banche hanno di fatto chiuso i rubinetti del credito preferendo investire sui meno remunerativi, ma più sicuri, titoli di Stato. Il fenomeno è stato analizzato dalla Cgia di Mestre secondo cui dal dicembre 2011 al maggio di quest'anno (ultimo dato disponibile) i titoli di Stato detenuti dalle banche residenti in Italia sono aumentati dell'88,5%.

All'inizio del periodo di osservazione i titoli posseduti ammontavano a 209,6 miliardi, ora hanno raggiunto quota 395,1 miliardi (variazione assoluta +185,5 miliardi). Per contro, i prestiti erogati dal nostro sistema creditizio alle imprese sono diminuiti del 5%, che in termini assoluti corrispondono a meno 49,3 miliardi di euro erogati. Sempre in questo periodo, le sofferenze in capo al sistema imprenditoriale sono aumentate del 29,4% (variazione assoluta +23,7 miliardi) che, a maggio di quest'anno, hanno raggiunto un volume di 104,2 miliardi di euro.

"Quel mare di denaro erogato dalla Bce tra il dicembre 2011 e la fine di febbraio 2012 - dice Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia - è stato investito dalle nostre banche soprattutto in Bot, in Btp o in Ctz. Investimenti redditizi ed a basso rischio. Se hanno deciso di acquistare i nostri titoli di Stato in maniera così massiccia, non possiamo disconoscere che ciò a contribuito ad immettere una forte dose di liquidità  nel sistema salvando l'Italia dal crack finanziario. Ora, però, è indispensabile ritornare ad investire nell'economia reale".