NEW YORK - La ripresa economica americana è più forte del previsto. Un dato positivo per gli appassionati dei fondamentali economici, ma che potrebbe fornire ulteriori elementi ai governatori che siedono nel board della Federal Reserve e che vorrebbero accelerare il ritmo del "tapering", la graduale diminuzione degli acquisti di Treasury e bond ipotecari attualmente fissata a 85 miliardi di dollari al mese. I segnali restano a dire il vero discordanti, se si considera le recenti rilevazioni sul mercato della casa - ad esempio - che hanno dimostrato una certa volatilità e hanno deluso le aspettative degli operatori. La reazione dei mercati non pare per il momento scomposta, con i future degli indici di Wall Street in terreno positivo.
Il Prodotto interno lordo (Pil) americano, nel secondo trimestre è cresciuto del 2,5%, più delle iniziali stime e delle attese degli analisti, che si aspettavano un ritmo del 2,2%. Il Dipartimento del Commercio ha rivisto al rialzo la prima stima del Pil in base alla quale l'economia americana era cresciuta dell'1,7%. La spesa dei consumatori americani è salita dell'1,8%, spinta dagli acquisti di beni durevoli come automobili ed elettrodomestici. Il dato segue l'aumento del 2,3% riportato da gennaio a marzo. Migliora anche il potere d'acquisto dei cittadini a stelle e strisce, con il reddito disponibile al netto dell'inflazione in crescita a un tasso annualizzato del 3,2% e un tasso di risparmio che sale del 4,5%.
Oltre al dato sul Pil, un altro segnale di ripresa dell'economia americana è arrivato dal numero di richieste dei sussidi di disoccupazione, in calo di 6 mila unità. Secondo il Dipartimento del Lavoro, nella settimana terminata il 24 agosto, negli Usa il dato preliminare delle richieste iniziali di sussidio di disoccupazione è stato di 331mila, in linea con le attese e in calo appunto di 6mila rispetto al dato della settimana precedente, rivisto a 337mila. Nella settimana terminata il 17 agosto le richieste continue, quelle rinnovate dopo i primi sette giorni, sono state 2.989.000, in calo di 14 mila rispetto al dato della settimana precedente, rivisto a 3.003.000.
Il Prodotto interno lordo (Pil) americano, nel secondo trimestre è cresciuto del 2,5%, più delle iniziali stime e delle attese degli analisti, che si aspettavano un ritmo del 2,2%. Il Dipartimento del Commercio ha rivisto al rialzo la prima stima del Pil in base alla quale l'economia americana era cresciuta dell'1,7%. La spesa dei consumatori americani è salita dell'1,8%, spinta dagli acquisti di beni durevoli come automobili ed elettrodomestici. Il dato segue l'aumento del 2,3% riportato da gennaio a marzo. Migliora anche il potere d'acquisto dei cittadini a stelle e strisce, con il reddito disponibile al netto dell'inflazione in crescita a un tasso annualizzato del 3,2% e un tasso di risparmio che sale del 4,5%.
Oltre al dato sul Pil, un altro segnale di ripresa dell'economia americana è arrivato dal numero di richieste dei sussidi di disoccupazione, in calo di 6 mila unità. Secondo il Dipartimento del Lavoro, nella settimana terminata il 24 agosto, negli Usa il dato preliminare delle richieste iniziali di sussidio di disoccupazione è stato di 331mila, in linea con le attese e in calo appunto di 6mila rispetto al dato della settimana precedente, rivisto a 337mila. Nella settimana terminata il 17 agosto le richieste continue, quelle rinnovate dopo i primi sette giorni, sono state 2.989.000, in calo di 14 mila rispetto al dato della settimana precedente, rivisto a 3.003.000.