Economia

Via al tapering: il commento
degli operatori della finanza

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MILANO - Un approccio soft e una gestione della comunicazione degna della migliore agenzia specializzata. Con queste armi la Federal Reserve è riuscita a far digerire ai mercati l'avvio del "tapering", la riduzione degli stimoli che da gennaio passeranno da 85 a 75 miliardi di dollari al mese, attraverso l'acquisto di Bond. Secondo Alessio Gioia, responsabile della gestione dei rischi di mercato del Credem, "sarebbe più appropriato parlare di un 'mini-tapering'", visto che ridurre gli acquisti di una decina di miliardi "non è una scelta particolarmente significativa, anche perché lascia invariato l'approccio di prima per quanto riguarda il flusso di titoli: alla scadenza, vengono totalmente reinvestiti".

Concorda Stefano Sardelli, consigliere Assiom Forex, secondo il quale l'argomento "è stato trattato con la massima prudenza". Questo atteggiamento, insieme alle rassicurazioni sul prosieguo di una politica monetaria accomodante, ha generato la reazione euforica dei listini e fatto passare in secondo piano il fatto che il consensus prevedesse il tapering più in là nel tempo, per la precisione da marzo. Proprio la revisione della "forward guidance", secondo Gioia è l'elemento centrale del discorso di Bernanke, che ha garantito tassi bassi per un periodo prolungato anche oltre il raggiungimento di un tasso di disoccupazione al 6,5%: "Tra le righe si legge che la Fed non guarderà solo a quel dato, ma anche a tutti gli altri indicatori che sono attinenti con il mercato del lavoro". Un approccio quindi disponibile al massimo a sostenere il recupero occupazionale.

Proprio a questo aspetto, d'altra parte, si lega a doppio filo il mandato della Fed, che affianca all'obiettivo di "massima occupazione" quello del controllo dei prezzi con un'inflazione vicina al 2%. Motivo per cui Gioia fa passare in secondo piano i timori relativi all'espansione del bilancio della Federal Reserve, registrato in questi anni di stimoli eccezionali, che ha portato in pancia alla Banca centrale titoli che a un ipotetico mark-to-market riserverebbero brutte sorprese: "Il bilancio non deve essere la sua preoccupazione, ma lo strumento attraverso il quale arrivare agli obiettivi su occupazione e inflazione". Per Saredelli "Bernanke ha dimostrato anche ieri di voler dare conto al mercato di interventi sempre rassicuranti. La sua gestione della Banca centrale si chiude con questo ultimo atto formale".

Cosa accadrà ora? Gioia, in base alle posizioni ufficiali prese in questi mesi dalla Fed e al consensus delle case d'ivestimento, sottolinea che è lecito aspettarsi che "fino al 2015 inoltrato non verranno prese decisioni sui tassi. Il biennio 2015-2016 è quello indicato dalla maggior parte degli analisti come il momento per un cambiamento di politica, e anche i più aggressivi arrivano comunque alla metà del 2015". Quanto al programma di riduzione degli stimoli, "Bernanke è stato chiaro: se ci saranno progressi nell'economia come li vediamo ora, la Fed materrà questa modalità progressiva di ridurre gli acquisti mensili in una linea costante". La reazione positiva del mercato, dunque, si lega al fatto che "la Fed non sconvolge nulla. Il mercato ha già a scontato l'annuncio che la Banca centrale Usa aveva preparato magistralmente".