Economia

Bernanke lascia la scena con l'effetto speciale.
I mercati volano dopo il "tapering" della Fed

La Banca centrale americana ha dato il via alla riduzione degli stimoli, ma con un taglio modesto da 85 a 75 miliardi di dollari al mese. Inoltre ha modificato la "forward guidance", garantendo tassi bassi anche quando la disoccupazione scenderà sotto il 6,5%. Continua dunque la luna di miele dei mercati con Bernanke, che da gennaio passerà la mano alla collega e colomba Yellen. Tokyo si porta sui massimi da sei anni, lo spread in area 220 punti base. Delude solo Wall Street

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MILANO - Il "tapering" è avviato, ma la Federal Reserve ha mostrato la sua abilità nell'indorare la pillola di una stretta contenuta degli stimoli con la garanzia di tassi bassi ancor più a lungo del previsto e i mercati hanno così festeggiato. Il Fomc, il board dove si decide la politica monetaria di Washington, ha deciso che a partire da gennaio la Banca centrale statunitense taglierà gli acquisti di bond sul mercato di 10 miliardi di dollari, a 75 miliardi al mese (40 di Treasury e 35 di bond ipotecari). In conferenza stampa, il presidente uscente Ben Bernanke ha inoltre espresso fiducia nella ripresa del mercato del lavoro e confermato che il costo del denaro resterà ai minimi storici, nell'intervallo 0-0,25%, anche se il tasso di disoccupazione dovesse calare sotto la soglia del 6,5%, specialmente se l'inflazione si mantienesse sotto il 2%. Wall Street ieri ha chiuso in rally, garantendo la spinta giusta anche alla Borsa di Tokyo e alle piazze europee. Proprio nel Vecchio Continente, per di più, l'Ecofin ha raggiunto l'accordo sul "meccanismo unico di risoluzione bancaria", cioè quell'insieme di norme che regolano un approccio generale comune per chiudere in modo ordinato le banche in fallimento: un passo che durerà dieci anni e le cui reazioni non si possono immediatamente misurare, come nel caso della Fed, ma comunque il secondo pilastro dell'Unione bancaria è avviato.

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Oggi, però, Wall Street, complice anche l'aumento dei sussidi di disoccupazione, si muove debole: il Dow Jones sale dello 0,07% a 16.177,47 punti, il Nasdaq chiude perdendo lo 0,29% a 4.058,13 punti. In Europa, Piazza Affari chiude la seduta in netto rialzo e il Ftse Mib aggiunge l'1,78%. Tra i singoli titoli si guarda alle società che stanno avvicinando assemblee importanti: Telecom con la richiesta di revoca del cda, Bpm con la partita per il rinnovo dei consigli e Mps per la necessità di approvare l'aumento di capitale e dopo l'accordo con Deutsche Bank sul derivato Santorini. Ottimo lo spunto di Mediaset all'indomani delle mosse sulla pay-tv in tandem con Telefonica. Nel resto del Vecchio Continente, Francoforte cresce dell'1,53%, Parigi dell'1,48%; accelera dopo un avvio timido anche Londra al +1,24%. Lo spread, la differenza tra il rendimento di Btp e Bund decennali, lima qualche decimo di punto base sotto quota 220; si stratta però di movimenti legati più che altro alla dinamica dei titoli tedeschi, visto che il rendimento del decennale italiano sul mercato secondario è sempre in zona 4,07%.

In mattinata la Borsa di Tokyo ha terminato la seduta in rialzo di 1,74%, al suo  livello più alto da sei anni; l'indice Nikkei 225 ha guadagnato 271,42 punti a 15.859,22 punti. L'indice Topix è salito dell'1,01%, guadagnando 12,58 punti a 1.263,07 punti. Sul fronte valutario, le mosse della Fed si traducono in un rafforzamento del dollaro. L'euro chiude in calo a 1,3662 dollari.

Quanto agli apputamenti macroeconomici, in Italia l'andamento delle retribuzioni è risultato piatto a novembre su ottobre, mentre Confindustria ha peggiorato le stime sul Pil visto ora a -1,8% nel 2013. In Gran Bretagna, le vendite al dettaglio salgono dello 0,3% mensile a novembre per un +2% annuo. Negli Stati Uniti, intanto, le richieste di sussidi di disoccupazione sono cresciute di 10 mila unità a quota 379 mila: si tratta del livello più alto da marzo. Le vendite di case esistenti sono calate del 4,3% a novembre, deludendo le attese, mentre l'indice della Fed di Philadelphia è salito a 7 punti ma anche in questo caso è andato sotto le aspettative.

Nuovo tonfo per l'oro, scivolato sui minimi a 6 mesi in scia all'annuncio da parte della Federal Reserve del tapering. Il prezzo spot del metallo giallo è sceso fino a un minimo a 1.2085 dollari l'oncia e ora viaggia a 1.200 dollari, il 2,44% sotto i livelli della vigilia. Petrolio in rialzo a 98,7 dollari per il barile Wti.