MILANO - La Fed ha stupito tutti e mantenuto inalterato il suo Quantitative Easing, il programma di acquisto di bond ipotecari e governativi da 85 miliardi di dollari al mese (rispettivamente 40 e 45 miliardi di dollari). Gli "acquisti di asset non sono su una rotta preimpostata e le decisioni del Comitato circa il loro ritmo rimarranno subordinate alle stime economiche del Comitato, nonché alla sua valutazione delle probabilità di efficacia e dei costi di tali acquisti", ha detto il Fomc, il braccio operativo della Federal Reserve, giustificando la mossa.
In realtà la stragrande maggioranza degli analisti si attendeva il via al "tapering", la riduzione degli stimoli, in misura di 10 miliardi: si sarebbe dovuti cioè scendere a quota 75 miliardi di acquisti al mese. "Era la buona occasione per farlo", commenta Edoardo Chiozzi Millelire, responsabile per l'Italia di Convictions Am a Parigi: "Il mercato aveva già scontato con i recenti ribassi questa scelta, Ben Bernanke (il governatore della Fed, ndr) aveva preparato il terreno". Concorda Giovanna Mossetti, economista di Intesa Sanpaolo, che ricorda come "a partire dalla primavera c’era stata una campagna di comunicazione" che lasciava presagire una stretta agli stimoli. Invece è andata diversamente. Sullo stesso tenore il giudizio di Harm Bandholz, a capo degli economisti Usa di Unicredit: "La Fed avrebbe dovuto approfittare del fatto che i mercati avevano anticipato l'annuncio".
"Credo che per la Banca centrale americana si apra un problema di credibilità", aggiunge Chiozzi. "Lo stesso Bernanke, durante la conferenza stampa dopo il Fomc, non è sembrato a suo agio e deciso come al solito". Secondo l'esperto, la soluzione ottimale sarebbe stata quella "di fare un beau geste, dare un segnale al mercato: ridurre gli stimoli di due, tre miliardi avrebbe comunque stupito positivamente e spinto i listini, come sta accadendo, ma non avrebbe esposto la Fed a un simile cambio di rotta".
Le ragioni della sorpresa. La Banca centrale ha ammesso di aver sovrastimato la performance economica Usa nel report di giugno. Ora a Washington si aspettano una crescita del 2,2% nel 2013 (contro il precedente +2,5%) e del 3% l'anno prossimo (limata anche in questo caso dello 0,3%). "Si tratta comunque di risultati importanti, che dimostrano come il QE abbia funzionato: non bisogna dimenticare che le misure di austerità per ridurre il deficit federale hanno tolto 1 o 2 punti di Pil", ricorda Chiozzi. E' andata poi meglio del previsto sul fronte del lavoro: da quando la Fed ha avviato il terzo QE lo scorso anno, iniettando quasi mille miliardi di dollari sui mercati, la disoccupazione è passata dall'8,1% al 7,3% di agosto (anche perché, a dire il vero, si è ristretta la base di forza lavoro). Secondo le indicazioni della Fed, confermate ieri, la politica monetaria resterà accomodante a lungo: "Fino al 2016 i tassi a breve termine sono previsti intorno allo zero", spiega ancora il gestore. Bernanke ha ricordato che finché il tasso di senza lavoro non scenderà al 6,5% non si muoverà il costo del denaro.
Alert su Treasury e debito. Oltre ad un ritmo della ripresa inferiore alle attese, ma non tale da giustificare la mossa della Fed, hanno convinto i governatori centrali Usa (nove a uno il risultato del voto) l'andamento dei Treasury e l'incertezza che regna a Washington sulle trattative tra Democratici e Repubblicani per innalzare il tetto del debito entro il 30 settembre. "Il repentino rialzo dei tassi di interesse sui titoli a lunga scadenza degli ultimi tre mesi ha messo pressione al mercato immobiliare, uno dei più cari alla Fed dopo la crisi dei subprime. La Banca centrale teme che una perdita di spinta del mattone possa rallentare i miglioramenti del mercato del lavoro e pesare sulla crescita", spiega Vincenzo Longo di IG Markets in un report mattutino. "Il messaggio di Bernanake al mercato", aggiunge Chiozzi, "è che tassi vicini al 3% per il decennale americano - livello sfiorato nei giorni scorsi - sono troppo elevati. La decisione di mercoledì sera è stata dettata anche dalla paura di mortificare la ripresa dei consumi con quei livelli di tassi".
Il dubbio sul dopo-Bernanke. Mossetti di Intesa, scavando nelle ragioni dietro la scelta della Fed, si sofferma sulla "possibilità che si arrivi a ridosso di fine anno senza un sostituto di Bernanke", che "potrebbe preoccupare la Fed in una fase di svolta di politica monetaria". L'avvicendamento è già stato traumatico, con un verso e proprio "scontro tra la Casa Bianca e il Congresso" che ha portato all'eliminazione dalla corsa di Larry Summers, il candidato numero uno di Barack Obama, e la risalita in pole positions di Janet Yellen. "Qualunque sia il motivo dietro la decisione di rimanere fermi a questa riunione, è indubbio che la Fed ha perso credibilità e avrà un lavoro difficile quando vorrà ricominciare a preparare i mercati alla riduzione degli acquisti: il premio per l’incertezza aumenterà, dopo l’euforia iniziale".
Chi ci guadagna adesso. Gli indici europei, infatti, si sono oggi portati ai livelli che precedevano il crack di Lehman Brothers, mentre l'euro ha superato quota 1,35 sul dollaro. "La reazione dei mercati è stata molto forte. In un contesto di nuova euforia, c'è ora la garanzia di altri due o tre mesi di liquidità in più", spiega Chiozzi. Il beneficio è stato immediato e sarà maggiore "per gli investimenti maggiormente rischiosi, quindi anche per l'Italia e soprattutto per quei mercati emergenti che avevano sofferto terribilmente l'idea del tapering".
Gli sviluppi futuri. Secondo Unicredit, l'attendismo della Fed durerà finché non si saranno verificati gli impatti dell'andamento dei tassi sui mutui sul settore immobiliare e risolti i problemi fiscali, probabilmente cioè ad ottobre. "In poche parole, l'annuncio del tapering arriverà più avanti nell'anno, magari accompagnato da una cambiamento della guidance (per esempio attraverso l'abbassamento della soglia-limite per la disoccupazione o con l'introduzione di un limite per l'inflazione)". Concludono infine da Intesa: "Prevediamo che una volta passate le scadenze di ottobre e nominato un successore di Bernanke la Fed ricomincerà il processo di preparazione per la riduzione degli acquisti. Le reazioni di mercato saranno difficili da prevedere, vista la perdita di credibilità della comunicazione della Fed. Per ora i mercati godono gli effetti di una vera sorpresa da parte di una banca centrale che ha affermato fino a ieri che la gestione della politica monetaria ottimale deve mirare proprio a minimizzare le sorprese".
In realtà la stragrande maggioranza degli analisti si attendeva il via al "tapering", la riduzione degli stimoli, in misura di 10 miliardi: si sarebbe dovuti cioè scendere a quota 75 miliardi di acquisti al mese. "Era la buona occasione per farlo", commenta Edoardo Chiozzi Millelire, responsabile per l'Italia di Convictions Am a Parigi: "Il mercato aveva già scontato con i recenti ribassi questa scelta, Ben Bernanke (il governatore della Fed, ndr) aveva preparato il terreno". Concorda Giovanna Mossetti, economista di Intesa Sanpaolo, che ricorda come "a partire dalla primavera c’era stata una campagna di comunicazione" che lasciava presagire una stretta agli stimoli. Invece è andata diversamente. Sullo stesso tenore il giudizio di Harm Bandholz, a capo degli economisti Usa di Unicredit: "La Fed avrebbe dovuto approfittare del fatto che i mercati avevano anticipato l'annuncio".
"Credo che per la Banca centrale americana si apra un problema di credibilità", aggiunge Chiozzi. "Lo stesso Bernanke, durante la conferenza stampa dopo il Fomc, non è sembrato a suo agio e deciso come al solito". Secondo l'esperto, la soluzione ottimale sarebbe stata quella "di fare un beau geste, dare un segnale al mercato: ridurre gli stimoli di due, tre miliardi avrebbe comunque stupito positivamente e spinto i listini, come sta accadendo, ma non avrebbe esposto la Fed a un simile cambio di rotta".
Le ragioni della sorpresa. La Banca centrale ha ammesso di aver sovrastimato la performance economica Usa nel report di giugno. Ora a Washington si aspettano una crescita del 2,2% nel 2013 (contro il precedente +2,5%) e del 3% l'anno prossimo (limata anche in questo caso dello 0,3%). "Si tratta comunque di risultati importanti, che dimostrano come il QE abbia funzionato: non bisogna dimenticare che le misure di austerità per ridurre il deficit federale hanno tolto 1 o 2 punti di Pil", ricorda Chiozzi. E' andata poi meglio del previsto sul fronte del lavoro: da quando la Fed ha avviato il terzo QE lo scorso anno, iniettando quasi mille miliardi di dollari sui mercati, la disoccupazione è passata dall'8,1% al 7,3% di agosto (anche perché, a dire il vero, si è ristretta la base di forza lavoro). Secondo le indicazioni della Fed, confermate ieri, la politica monetaria resterà accomodante a lungo: "Fino al 2016 i tassi a breve termine sono previsti intorno allo zero", spiega ancora il gestore. Bernanke ha ricordato che finché il tasso di senza lavoro non scenderà al 6,5% non si muoverà il costo del denaro.
Alert su Treasury e debito. Oltre ad un ritmo della ripresa inferiore alle attese, ma non tale da giustificare la mossa della Fed, hanno convinto i governatori centrali Usa (nove a uno il risultato del voto) l'andamento dei Treasury e l'incertezza che regna a Washington sulle trattative tra Democratici e Repubblicani per innalzare il tetto del debito entro il 30 settembre. "Il repentino rialzo dei tassi di interesse sui titoli a lunga scadenza degli ultimi tre mesi ha messo pressione al mercato immobiliare, uno dei più cari alla Fed dopo la crisi dei subprime. La Banca centrale teme che una perdita di spinta del mattone possa rallentare i miglioramenti del mercato del lavoro e pesare sulla crescita", spiega Vincenzo Longo di IG Markets in un report mattutino. "Il messaggio di Bernanake al mercato", aggiunge Chiozzi, "è che tassi vicini al 3% per il decennale americano - livello sfiorato nei giorni scorsi - sono troppo elevati. La decisione di mercoledì sera è stata dettata anche dalla paura di mortificare la ripresa dei consumi con quei livelli di tassi".
Il dubbio sul dopo-Bernanke. Mossetti di Intesa, scavando nelle ragioni dietro la scelta della Fed, si sofferma sulla "possibilità che si arrivi a ridosso di fine anno senza un sostituto di Bernanke", che "potrebbe preoccupare la Fed in una fase di svolta di politica monetaria". L'avvicendamento è già stato traumatico, con un verso e proprio "scontro tra la Casa Bianca e il Congresso" che ha portato all'eliminazione dalla corsa di Larry Summers, il candidato numero uno di Barack Obama, e la risalita in pole positions di Janet Yellen. "Qualunque sia il motivo dietro la decisione di rimanere fermi a questa riunione, è indubbio che la Fed ha perso credibilità e avrà un lavoro difficile quando vorrà ricominciare a preparare i mercati alla riduzione degli acquisti: il premio per l’incertezza aumenterà, dopo l’euforia iniziale".
Chi ci guadagna adesso. Gli indici europei, infatti, si sono oggi portati ai livelli che precedevano il crack di Lehman Brothers, mentre l'euro ha superato quota 1,35 sul dollaro. "La reazione dei mercati è stata molto forte. In un contesto di nuova euforia, c'è ora la garanzia di altri due o tre mesi di liquidità in più", spiega Chiozzi. Il beneficio è stato immediato e sarà maggiore "per gli investimenti maggiormente rischiosi, quindi anche per l'Italia e soprattutto per quei mercati emergenti che avevano sofferto terribilmente l'idea del tapering".
Gli sviluppi futuri. Secondo Unicredit, l'attendismo della Fed durerà finché non si saranno verificati gli impatti dell'andamento dei tassi sui mutui sul settore immobiliare e risolti i problemi fiscali, probabilmente cioè ad ottobre. "In poche parole, l'annuncio del tapering arriverà più avanti nell'anno, magari accompagnato da una cambiamento della guidance (per esempio attraverso l'abbassamento della soglia-limite per la disoccupazione o con l'introduzione di un limite per l'inflazione)". Concludono infine da Intesa: "Prevediamo che una volta passate le scadenze di ottobre e nominato un successore di Bernanke la Fed ricomincerà il processo di preparazione per la riduzione degli acquisti. Le reazioni di mercato saranno difficili da prevedere, vista la perdita di credibilità della comunicazione della Fed. Per ora i mercati godono gli effetti di una vera sorpresa da parte di una banca centrale che ha affermato fino a ieri che la gestione della politica monetaria ottimale deve mirare proprio a minimizzare le sorprese".