MILANO - Si complica la situazione in Siria, o meglio nei Paesi occidentali che ondeggiano tra l'interventismo e la cautela: frena il Regno Unito, con uno storico "no" all'impegno diretto da parte del Parlamento, Francoise Hollande tentenna tra la richiesta di soluzione politica e l'attacco e Barack Obama rischia di trovarsi da solo a reggere il cerino. L'umore dei mercati segue questo stallo politico: domina l'incertezza, con le materie prime che ritracciano ancora visto l'allontanarsi del conflitto e i listini azionari che cercano spunti dai dati macroeconomici. "Il fatto che l'attacco alla Siria sia meno probabile è, ovviamente, positivo ", dice Andrew Sullivan di Kim Eng Securities, basata ad Hong Kong, a Bloomberg, "ma i trader sono alla finestra in attesa di sviluppi".
Protagoniste di giornata sono state anche numerose rilevazioni sull'andamento economico, a cominciare da quelle sulla disoccupazione italiana - stabile al 12% a luglio - o sull'inflazione in calo. Quanto all'industria tricolore, i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,1% mensile a giugno, ma diminuiti dello 0,9% annuo. Il dato più atteso, sulla fiducia economica del Vecchio Continente, è stato positivo. L'indice Esi è "fortemente aumentato" di 2.7 punti in Eurolandia (arrivando a 95.2, a giugno l'incremento era stato di +1.8) e di 3.1 punti nella Ue (giungendo a 98.1). Le crescite maggiori in Olanda (+5.2), Germania (+3.3), Italia (+2.0), Francia (+1.6) e Spagna (+0.8). E' salita anche la fiducia delle imprese nella Ue a 17, per il quarto mese di fila: +0.31 per dare ulteriore impulso agli ottimisti sulla definitiva ripresa. Hanno però deluso le attese i dati sulle vendite al dettaglio in Germania, che hanno registrato un inaspettato ribasso a luglio (-1,4% mensile) rispetto alla stima di consenso di una crescita dello 0,6 per cento.
In questo contesto, gli investitori sono restati in guardia e i mercati europei hanno terminato gli scambi all'insegna della debolezza: Londra -1,08%, Parigi -1,32% e Francoforte -1,12%. Piazza Affari segue gli altri listini: amplia il rosso nel finale e il Ftse Mib chiude a -1,32%. Scatta Telecom Italia, che beneficia della promozione da parte degli analisti di Bernstein al giudizio "outperform" e chiude in rally del 9%. Male invece Mediaset, molto volatile in questo periodo, dopo i rialzi di ieri, mentre cedono solo sul finale le Popolari come Ubi e Bpm. Colpita dalle vendite anche Gtech: l'ex Lottomatica flette sulle prese di beneficio, ma anche perché - secondo quanto scrive il quotidiano Mf-Milano Finanza - si prepara l'ipo della concorrente Sisal. Sullo sfondo resta sempre la copertura dell'Imu con la "sanatoria" della multa per le società delle slot, che costerà 26 milioni a Gtech. Sul fronte obbligazionario, lo spread tra Btp e Bund tedeschi si allarga leggermente e si porta a 253 punti base, con un rendimento del 4,38% per il decennale italiano. I Bonos spagnoli rendono il 4,5% circa.
Anche dagli Stati Uniti arrivano diversi dati sull'andamento economico, che seguono la diffusione del Pil di ieri che ha mostrato gli States in netta ripresa nel secondo trimestre (+2,5%). Oggi deludono, a dire il vero, la crescita di redditi e spese personali degli americani: entrambi gli indicatori segnano un timido +0,1%. Manca le attese anche l'indice Pmi di Chicago, che è salito in agosto a 53 punti da 52,3 in giugno e rafforza comunque l'espansione economica. Come per il Vecchio Continente, supera le attese l'indice di fiducia dei consumatori, che sale ad agosto a 82,1 da 80 del mese precedente. Wall Street piega in negativo e mentre in Europa terminano le contrattazioni il Dow Jones ritraccia dello 0,2%, lo S&P 500 dello 0,35% e il Nasdaq dello 0,7%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso una giornata volatile, con l'indice Msci dell'area Asia-Pacifico che ha oscillato a lungo intorno alla pari. A Tokyo, dopo la partenza positiva il Nikkei ha lasciato sul terreno lo 0,5%. La produzione industriale nipponica, cresciuta sotto le attese al +3,2% mensile a luglio, non ha fatto brillare il comparto azionario. Il nervosismo del mercato per un possibile attacco militare alla Siria - poi scemato - ha inoltre continuato a far apprezzare lo yen, con un conseguente effetto ribassista sull'azionario.
Chiusura in calo per l'euro sotto quota 1,32 dollari. La moneta unica viene scambiata a 1,3182 contro l'1,3244 dell'apertura di oggi. In flessione a 129,34 il cambio euro/yen e a 98,11 il dollaro/yen. Dopo la corsa di inizio settimana, l'allontanarsi di una escalation mediorientale spegne ancora la corsa delle materie prime, che già ieri avevano invertito tendenza. Alla chiusura dei mercati europei, negli Usa il contratto a ottobre del petrolio perde mezzo punto percentuale a 108 dollari al barile. I future a dicembre dell'oro segnano un calo dell'1,2% in area 1.395 dollari all'oncia.
Protagoniste di giornata sono state anche numerose rilevazioni sull'andamento economico, a cominciare da quelle sulla disoccupazione italiana - stabile al 12% a luglio - o sull'inflazione in calo. Quanto all'industria tricolore, i prezzi alla produzione sono aumentati dello 0,1% mensile a giugno, ma diminuiti dello 0,9% annuo. Il dato più atteso, sulla fiducia economica del Vecchio Continente, è stato positivo. L'indice Esi è "fortemente aumentato" di 2.7 punti in Eurolandia (arrivando a 95.2, a giugno l'incremento era stato di +1.8) e di 3.1 punti nella Ue (giungendo a 98.1). Le crescite maggiori in Olanda (+5.2), Germania (+3.3), Italia (+2.0), Francia (+1.6) e Spagna (+0.8). E' salita anche la fiducia delle imprese nella Ue a 17, per il quarto mese di fila: +0.31 per dare ulteriore impulso agli ottimisti sulla definitiva ripresa. Hanno però deluso le attese i dati sulle vendite al dettaglio in Germania, che hanno registrato un inaspettato ribasso a luglio (-1,4% mensile) rispetto alla stima di consenso di una crescita dello 0,6 per cento.
In questo contesto, gli investitori sono restati in guardia e i mercati europei hanno terminato gli scambi all'insegna della debolezza: Londra -1,08%, Parigi -1,32% e Francoforte -1,12%. Piazza Affari segue gli altri listini: amplia il rosso nel finale e il Ftse Mib chiude a -1,32%. Scatta Telecom Italia, che beneficia della promozione da parte degli analisti di Bernstein al giudizio "outperform" e chiude in rally del 9%. Male invece Mediaset, molto volatile in questo periodo, dopo i rialzi di ieri, mentre cedono solo sul finale le Popolari come Ubi e Bpm. Colpita dalle vendite anche Gtech: l'ex Lottomatica flette sulle prese di beneficio, ma anche perché - secondo quanto scrive il quotidiano Mf-Milano Finanza - si prepara l'ipo della concorrente Sisal. Sullo sfondo resta sempre la copertura dell'Imu con la "sanatoria" della multa per le società delle slot, che costerà 26 milioni a Gtech. Sul fronte obbligazionario, lo spread tra Btp e Bund tedeschi si allarga leggermente e si porta a 253 punti base, con un rendimento del 4,38% per il decennale italiano. I Bonos spagnoli rendono il 4,5% circa.
Anche dagli Stati Uniti arrivano diversi dati sull'andamento economico, che seguono la diffusione del Pil di ieri che ha mostrato gli States in netta ripresa nel secondo trimestre (+2,5%). Oggi deludono, a dire il vero, la crescita di redditi e spese personali degli americani: entrambi gli indicatori segnano un timido +0,1%. Manca le attese anche l'indice Pmi di Chicago, che è salito in agosto a 53 punti da 52,3 in giugno e rafforza comunque l'espansione economica. Come per il Vecchio Continente, supera le attese l'indice di fiducia dei consumatori, che sale ad agosto a 82,1 da 80 del mese precedente. Wall Street piega in negativo e mentre in Europa terminano le contrattazioni il Dow Jones ritraccia dello 0,2%, lo S&P 500 dello 0,35% e il Nasdaq dello 0,7%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso una giornata volatile, con l'indice Msci dell'area Asia-Pacifico che ha oscillato a lungo intorno alla pari. A Tokyo, dopo la partenza positiva il Nikkei ha lasciato sul terreno lo 0,5%. La produzione industriale nipponica, cresciuta sotto le attese al +3,2% mensile a luglio, non ha fatto brillare il comparto azionario. Il nervosismo del mercato per un possibile attacco militare alla Siria - poi scemato - ha inoltre continuato a far apprezzare lo yen, con un conseguente effetto ribassista sull'azionario.
Chiusura in calo per l'euro sotto quota 1,32 dollari. La moneta unica viene scambiata a 1,3182 contro l'1,3244 dell'apertura di oggi. In flessione a 129,34 il cambio euro/yen e a 98,11 il dollaro/yen. Dopo la corsa di inizio settimana, l'allontanarsi di una escalation mediorientale spegne ancora la corsa delle materie prime, che già ieri avevano invertito tendenza. Alla chiusura dei mercati europei, negli Usa il contratto a ottobre del petrolio perde mezzo punto percentuale a 108 dollari al barile. I future a dicembre dell'oro segnano un calo dell'1,2% in area 1.395 dollari all'oncia.