MILANO - La Cina torna a correre. Batte le stime degli addetti ai lavori con una produzione industriale cresciuta ad agosto del 10,4% e restituisce fiato ai mercati appesi alla riunione della Fed che nei prossimi giorni dovrà pronunciarsi sul "tapering". Ed è proprio l'ipotesi che l'istituto centrale americano guidato da Ben Bernanke tagli gli stimoli all'economia da 85 miliardi di dollari al mese che ha zavorrato i mercati per tutto agosto. I timori sul fronte macroeconomico sono però bilanciati dagli spiragli di pace in arrivo dal Medio Oriente: gli Stati Uniti sono rimasti isolati nella loro volontà di attaccare la Siria e ieri sera, parlando alla nazione, il presidente Barack Obama si mostrato molto più prudente rispetto al G20 di San Pietroburgo della scorsa settimana. Anche per questo Wall Street ha riconquistato quota 15mila punti con il Dow Jones.
Situazione più complicata, invece, in Italia. Ieri sono iniziati i lavori della giunta del Senato chiamata a pronunciarsi sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Le discussioni sono state aggiornate a questa sera, ma nella notte è arrivato l'ultimatum del Pdl: "Se si arriva al voto, il governo cade". Anche perché i sostenitori dell'ex presidente del Consiglio finirebbero in minoranza. Il tutto mentre il governatore Visco vede sì spiragli di ripresa, ma l'Istat taglia ancora le stime sul Pil. Insomma le tensioni, politiche ed economiche, non accennano a diminuire e Piazza Affari ne risente: il listino milanese è il più debole d'Europa, anche se chiude in rialzo dello 0,51%.
Sull'umore degli investitori pesa anche lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi, che è calato leggermente a 250 punti per un rendimento del 4,52%. Ma quello della Spagna, che aveva azzerato il gap dopo un inseguimento lungo 18 mesi, è ora addirittura più basso: 247 punti e cedola al 4,5%. Il mercato già guarda all'emissione di Btp in programma giovedì, quando magari sarà anche più definita la partita politica.
Tra i singoli titoli del listino milanese è finita sotto l'ondata di vendite Mps, sui cui pesa l'incognita di un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro. Giornata volatile, terminata in debolezza, per Fiat dopo la speculazione sull'assenza di Sergio Marchionne dal salone di Francoforte: potrebbe essere al lavoro su altri dossier. Sempre dalla fiera tedesca, Luca di Montezemolo ha annunciato 2 miliardi di investimenti per la Ferrari nei prossimi cinque anni. Gli altri listini del Vecchio continente chiudono in rally: Londra +0,82%, Francoforte +2,06% e Parigi +1,89%, nonostante la produzione industriale francese abbia fatto segnare a luglio un calo dello 0,6% su giugno quando era scesa dell'1,4%. Nel frattempo, a luglio, il tasso di disoccupazione nell'area Ocse è sceso al 7,9% rispetto all'8% di giugno.
Anche Wall Street, dopo la chiusura in rialzo di ieri, si conferma in territorio positivo: mentre in Europa chiudono gli scambi, il Dow Jones - che ha appena annunciato le nuove entrate sul listino delle blue chips - avanza dello 0,7% come l'S&P 500, mentre il Nasdaq sale dello 0,6%. L'euro chiude in rialzo e lo yen in ribasso, sulla scia dell'aumentata propensione al rischio degli investitori, dovuta alla proposta russa di mettere le armi chimiche della Siria sotto controllo internazionale: la moneta europa passa di mano a 1,3261 dollari.
In mattinata, intanto, nuova fiammata per la Borsa di Tokyo che ha chiuso la seduta in crescita dell'1,5% sull'onda dell'euforia per l'assegnazione alla capitale nipponica dei Giochi olimpici del 2020, un affare da 30 miliardi di dollari. Molto elevati i volumi, con 4,23 miliardi di titoli scambiati sul primo mercato. I listini hanno beneficiato anche dei buoni dati sulla crescita nel secondo trimestre e delle voci su possibili nuove misure di stimolo all'economia.
Sul fronte delle materie prime l'oro è in netto ribasso: il metallo con consegna immediata cede quasi due punti percentuali a New York, alla chiusura delle Borse europee, a 1.362 dollari l'oncia. Pesa il possibile prossimo avvio del ritiro delle misure di stimolo da parte della Fed e una minor domanda per i beni rifugio dopo che l'attacco degli Stati Uniti alla Siria sembra non essere più imminente. Netto calo anche per il petrolio, nonostante l'Opec abbia alzato le stime sulla domanda globale nel 2013 e 2014: il greggio Wti scivola di due punti percentuali e mezzo a quota 106,7 dollari al barile.
Situazione più complicata, invece, in Italia. Ieri sono iniziati i lavori della giunta del Senato chiamata a pronunciarsi sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Le discussioni sono state aggiornate a questa sera, ma nella notte è arrivato l'ultimatum del Pdl: "Se si arriva al voto, il governo cade". Anche perché i sostenitori dell'ex presidente del Consiglio finirebbero in minoranza. Il tutto mentre il governatore Visco vede sì spiragli di ripresa, ma l'Istat taglia ancora le stime sul Pil. Insomma le tensioni, politiche ed economiche, non accennano a diminuire e Piazza Affari ne risente: il listino milanese è il più debole d'Europa, anche se chiude in rialzo dello 0,51%.
Sull'umore degli investitori pesa anche lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi, che è calato leggermente a 250 punti per un rendimento del 4,52%. Ma quello della Spagna, che aveva azzerato il gap dopo un inseguimento lungo 18 mesi, è ora addirittura più basso: 247 punti e cedola al 4,5%. Il mercato già guarda all'emissione di Btp in programma giovedì, quando magari sarà anche più definita la partita politica.
Tra i singoli titoli del listino milanese è finita sotto l'ondata di vendite Mps, sui cui pesa l'incognita di un aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro. Giornata volatile, terminata in debolezza, per Fiat dopo la speculazione sull'assenza di Sergio Marchionne dal salone di Francoforte: potrebbe essere al lavoro su altri dossier. Sempre dalla fiera tedesca, Luca di Montezemolo ha annunciato 2 miliardi di investimenti per la Ferrari nei prossimi cinque anni. Gli altri listini del Vecchio continente chiudono in rally: Londra +0,82%, Francoforte +2,06% e Parigi +1,89%, nonostante la produzione industriale francese abbia fatto segnare a luglio un calo dello 0,6% su giugno quando era scesa dell'1,4%. Nel frattempo, a luglio, il tasso di disoccupazione nell'area Ocse è sceso al 7,9% rispetto all'8% di giugno.
Anche Wall Street, dopo la chiusura in rialzo di ieri, si conferma in territorio positivo: mentre in Europa chiudono gli scambi, il Dow Jones - che ha appena annunciato le nuove entrate sul listino delle blue chips - avanza dello 0,7% come l'S&P 500, mentre il Nasdaq sale dello 0,6%. L'euro chiude in rialzo e lo yen in ribasso, sulla scia dell'aumentata propensione al rischio degli investitori, dovuta alla proposta russa di mettere le armi chimiche della Siria sotto controllo internazionale: la moneta europa passa di mano a 1,3261 dollari.
In mattinata, intanto, nuova fiammata per la Borsa di Tokyo che ha chiuso la seduta in crescita dell'1,5% sull'onda dell'euforia per l'assegnazione alla capitale nipponica dei Giochi olimpici del 2020, un affare da 30 miliardi di dollari. Molto elevati i volumi, con 4,23 miliardi di titoli scambiati sul primo mercato. I listini hanno beneficiato anche dei buoni dati sulla crescita nel secondo trimestre e delle voci su possibili nuove misure di stimolo all'economia.
Sul fronte delle materie prime l'oro è in netto ribasso: il metallo con consegna immediata cede quasi due punti percentuali a New York, alla chiusura delle Borse europee, a 1.362 dollari l'oncia. Pesa il possibile prossimo avvio del ritiro delle misure di stimolo da parte della Fed e una minor domanda per i beni rifugio dopo che l'attacco degli Stati Uniti alla Siria sembra non essere più imminente. Netto calo anche per il petrolio, nonostante l'Opec abbia alzato le stime sulla domanda globale nel 2013 e 2014: il greggio Wti scivola di due punti percentuali e mezzo a quota 106,7 dollari al barile.