Economia

Wall Street non spaventa Piazza Affari
Seduta in rialzo con la fiducia a Letta

La Borsa milanese, già in luce ieri, chiude in controtendenza rispetto agli altri listini europei: anche Berlusconi, con un clamoroso dietrofront, sostiene l'esecutivo di fronte al tradimento di un buon drappello dei suoi. Il differenziale tra Btp e Bund in area 255 punti base. In rosso le altre Borse zavorrate dallo shutdown americano, seduta pesante per Tokyo (-2%). La Bce mantiene invariati i tassi allo 0,5%

2 minuti di lettura
MILANO - Il dietrofront improvviso di Silvio Berlusconi, che ha annunciato a sorpresa la fiducia al governo guidato da Enrico Letta, lascia interdetti anche i mercati: la Borsa di Milano, dopo un'accelerata iniziale e un passaggio in territorio negativo con i timori in arrivo dagli Stati Uniti, chiude in rialzo dello 0,68%. Lo spread tra Btp e Bund cala in area 255 punti base per un rendimento del decennale italiano al 4,35%. Già ieri gli investitori, che hanno ricoperto di acquisti Piazza Affari, avevano scommesso sulla capacità di Angelino Alfano e degli altri "dissidenti" del Pdl di coalizzare un numero sufficiente di colombe per proseguire con l'esecutivo. Un obiettivo centrato, tanto che il Cavaliere ha dovuto fare marcia indietro per non andare incontro a una votazione che con ogni probabilità lo avrebbe visto soccombere. Di fatto, si torna ora in una situazione di impasse.

Se la Borsa milanese ha chiuso la seduta in territorio positivo, gli altri mercati arichivano una giornata in territorio negativo zavorrati dai continui timori che aleggiano sugli Stati Uniti. A Washington non si aprono infatti spiragli per l'approvazione di un budget federale condiviso tra Democratici e Repubblicani, in grado da interrompere lo shutdown, il congelamento delle spese statali e così Wall Street arranca: il Dow Jones cede lo 0,6%, l'S&P lo 0,4%, il Nasdaq lo 0,3%. Debutto positivo, invece, per l'Empire State Building.

Intanto la Bce, nella riunione tenuta a Parigi, sceglie come da attese di mantenere i tassi invariati e Draghi si dice nuovamente pronto a usare ogni strumento, compresa una nuova Ltro (un'operazione di finanziamento illimitato per le banche), per la stabilità del sistema. Nel Vecchio Continente, così, il Dax di Francoforte perde lo 0,69%, il Cac 40 di Parigi cede lo 0,92% e il Ftse 100 di Londra lascia sul terreno lo 0,35%. Tra i singoli titoli del listino tricolore, dove spiccano le banche guidate da Mediobanca, si guarda a Telecom di nuovo brillante: domani si riunisce il board decisivo che potrebbe ricevere le dimissioni del numero uno, Franco Bernabè, e che visionerà il piano industriale presentato dall'amministratore delegato Marco Patuano. Pesante Autogrill, che soffre una netta bocciatura da parte di Ubs all'indomani dello spin-off di World Duty Free. Tra i migliori Finmeccanica, che sta accelerando sulla cessione degli asset civili e beneficia in questo senso anche della prospettiva di continuità politica.

Sul fronte macro negli Stati Uniti, a settembre, sono stati creati 166mila posti di lavoro nel settore privato, sotto le previsioni degli economisti che indicavano +178mila, mentre l'indice Ism di New York è sceso a quota 53,6 punti. Non abbastanza per sostenere i listini e nonostante da Bloomberg sottolineino che i passati shutdown (quello di questi giorni è il 17esimo) abbiano sempre portato bene ai listini: in media lo S&P500 è cresciuto dell'11% nei dodici mesi successivi al congelamento delle spese federali.

Continuano intanto a rincorrersi le stime sull'impatto economico della misura straordinaria: per la Casa Bianca si tratta di 10 miliardi di dollari a settimana. Quello che è certo, come ha ricordato il Segretario del Tesoro, Jacob Lew, con una nuova lettera al Congresso, è che il 17 ottobre gli Usa non saranno più in grado di indebitarsi perché raggiungeranno il tetto imposto per legge al debito federale. A quel punto, in cassa ci saranno circa 30 miliardi per soddisfare esigenze di pagamento - già assicurate - doppie: l'invito di Lew è di muoversi a trovare una soluzione, almeno in questo caso.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha pagato le conseguenze indirette dello shutdown americano. Se è vero, infatti, che i mercati erano ormai preparati al taglio della spesa federale e non hanno sofferto particolarmente alla sua effettiva entrata in vigore, diverse sono state le conseguenze sul fronte valutario e delle materie prime. Nel primo caso, in particolare, si è registrato un netto indebolimento del dollaro e un rafforzamento dello yen a quota 97,65. Così la Piazza nipponica ha accusato un contraccolpo del 2,17%, con l'indice Nikkei che ha toccato i minimi dell'ultimo mese. L'euro è invece chiude in rialzo dopo la riunione della Bce: la moneta unica è in rialzo a 1,3606 dollari, ai massimi da gennaio. Torna a crescere il petrolio: il greggio Wti sale a 103,6 dollari, mentre l'oro risale a 1.317 dollari.