Economia

Svolta nel risparmio,
il 29% ora accantona

Nel rapporto Acri-Ipsos primo lieve miglioramento dal 2010. Crolla l'investimento sul mattone e la liquidità resta preferita dal 66%. Più fiducia nella ripresa europea ma più pessimismo sull'Italia

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ROMA - Primi, tenui segnali di inversione di tendenza sul risparmio, la pratica per cui gli italiani erano famosi e più non lo sono. Negli ultimi 12 mesi la percentuale di italiani riusciti a risparmiare è salita al 29%, rispetto al 28% dell'anno scorso. Scendono, dal 31 al 30%, anche le famiglie con un saldo finanziario negativo, mentre un costante 40% consuma tutto quello che spende.

Nell'avvitarsi della crisi, che da finanziaria è diventata economica e recessiva, cresce invece sensibilmente il numero degli italiani che vedono il risparmio come cardine del volano produttivo, e lo vorrebbero alla base dello sviluppo del paese: il dato 2009 del 28% è salito al 41% attuale. Proprio questa lettura ("Risparmio volano della ripresa produttiva") sarà il focus dell'89° Giornata mondiale del risparmio, che domani sarà presentata a Roma dal presidente dell'Acri Giuseppe Guzzetti con il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni e il presidente dell'Abi Antonio Patuelli.

Il 61% degli italiani ritiene che il risparmio sia fondamentale perché le imprese possano assumere - due anni fa era ridotto al 36% - e il 46% lo reputa fondamentale perché investano in ricerca e innovazione (due anni fa il 33%). Ma la crisi di questi cinque anni sta anche rivoluzionando la modalità del risparmio, o almeno di quello che resta. Il mattone, desiderio neanche tanto proibito degli italiani, non è più centrale: nel 2006 il 70% dei cittadini lo riteneva "l'investimento ideale", oggi complice la restrizione del credito ai mutui casa, la tassazione crescente (e mutevole) e l'incapacità di pensare in grande solo il 29% del campione ha dato la stessa risposta; l'anno scorso era il 35%.

In una fase così delicata, aumenta invece il numero di persone - ha superato la soglia del 34%, ed è un massimo storico - che investe negli strumenti ritenuti più sicuri come risparmio postale, bond e titoli di stato, anche se questi ultimi calano dal 9 al 7%. Anche le azioni sono in limatura, dall'8 al 7% delle scelte. Prevale, ed è costante, la prassi di tenere i risparmi in liquidità, che riguarda due italiani su tre.

La liquidità però, come noto, non è una forma di investimento, solo un parcheggio di risorse in attesa di tempi migliori, o almeno più chiari. In quest'ottica, l'indagine sul risparmio attesta che la fiducia sulle prospettive dell'economia europea continua a salire, con il 37% di fiduciosi, e il 23% di pessimisti. Tuttavia, in parallelo, diminuiscono le aspettative degli italiani nel loro paese: solo il 24% è fiducioso, il 47% è sfiduciato, un altro quarto ritiene che la situazione non cambierà.

Nel complesso il pessimismo è superiore al 2012, benché molto inferiore rispetto al 2011, quando i pessimisti superavano gli ottimisti di 14 punti percentuali. Perché la situazione italiana migliori, i 1.000 intervistati ritengono che si debba puntare sul senso civico (fondamentale per il 67%), la scuola e la ricerca (66%), un sistema giuridico efficace (60%), imprenditori capaci (45%), una classe politica di visione (43%), un sistema bancario efficiente (42%) e, proprio lui, il risparmio (25%).