MILANO - Il presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, è convinto che la Federal Reserve debba porre fine agli stimoli straordinari (85 miliardi di dollari di bond governativi o ipotecari acquistati ogni mese) "appena possibile". La pensa diversamente il collega di St. Louis, James Bullard, che non si rinnega e spiega: "Non c'è nessuna fretta di avviare il tapering, perché l'inflazione è bassa". Proprio sulla scorta della dinamica dei prezzi e del rischio deflazione, in Europa la Bce potrebbe decidere di rafforzare nuovamente la sua azione tagliando i tassi di interesse, già al minimo storico. Il tema del costo del denaro sarà oggetto delle riunioni dei prossimi giorni, il cui esito verrà annunciato giovedì, e durante le quali potrebbe tornare ad aprirsi la frattura con la quota tedesca dell'Eurotower: Berlino teme che un'ulteriore sforbiciata al costo del denaro possa impattare di nuovo sul rendimento dei suoi fondi pensione.
In questo contesto i listini europei avviano la settimana in terreno positivo. A Piazza Affari, il Ftse Mib chiude in rialzo dello 0,76% mantendosi oltre quota 19mila punti. Fiat riprende fiato dopo i recenti cali nel giorno di annuncio delle immatricolazioni, positive per il momento in Francia. Scatta Indesit sull'ipotesi che sia partita la caccia a un partner internazionale; acquisti anche su Mps per il possibile interessamento di investitori internazionali sulle quote della Fondazione. Gli altri listini sono in linea: Il Dax di Francoforte guadagna lo 0,33%, il Cac 40 di Parigi sale dello 0,36%, l'Ftse 100 di Londra cresce dello 0,43%. Occhi puntati sul comparto bancario, con i big del settore europeo come Hsbc che iniziano a rilasciare i conti trimestrali. Tra i titoli sotto pressione finisce Ryanair: per la prima volta in cinque anni il vettore low-cost ha tagliato le stime sull'esercizio in corso. Lo spread tra Btp e Bund, intanto, si porta sopra 240 punti base, con i decennali italiani che rendono il 4,1% sul mercato secondario, dieci punti base in più rispetto agli omologhi titoli spagnoli. Intanto il Tesoro ha fissato al 2,15% il rendimento minimo dei Btp Italia in asta da domani all'otto novembre.
Negli Stati Uniti, Wall Street è poco mossa nonostante le fortissime vendite su Blackberry, che ha interrotto all'improvviso il processo di vendita dopo che Fairfax non è riuscita a raccogliere i capitali necessari per completare l'operazione. Il Dow Jones è invariato come l'S&P 500, mentre il Nasdaq guadagna lo 0,2%.
L'euro chiude in lieve rialzo a 1,3510 dollari e 133,25 yen. Gli acquisti, legati alla positiva lettura dell'indice Pmi dell'Eurozona, sono frenati dalle attese che la Bce riduca i tassi di interesse, alla luce di un calo dell'inflazione che lascia aperto lo spazio a un'ulteriore allentamento monetario. Stabile a 98,60 il cambio dollaro/yen. Sul fronte macro si registra infatti il lieve calo per l'indice Pmi manifatturiero italiano: a ottobre si è attestato a 50,7 punti, dai 50,8 del mese precedente e contro attese per quota 51. Un dato sopra la soglia di 50 punti indica comunque la crescita economica, anche se secondo le previsioni dell'Istat su Pil e disoccupazione questa sarà a dir poco flebile nel 2014. Il Pmi manifatturiero dell'intera Eurozona è salito a ottobre a 51,3, poco superiore a 51,1 di settembre. Negli Stati Uniti, invece, l'indice Ism sull'attività economica nell'area di New York è salito a 59,3 punti in ottobre dai 53,6 di settembre. Segnali di crescita sono arrivati anche dagli ordini all'industria americana, che in settembre sono saliti dell'1,7%; sono però state mancate le previsioni degli analisti per un +1,8%.
In mattinata le Piazze asiatiche hanno trattato deboli, con due azioni in ribasso per ogni titolo positivo, pagando le parole di Fisher. Secondo il governatore di Dallas è necessario che la Banca centrale Usa torni a dirigere la politica economica attraverso la leva dei tassi, che comunque resteranno bassi a lungo. Come nota a Bloomberg lo strategist Chris Weston da Melbourne, nelle parole di Fisher "si vede un cambio di retorica da parte della Fed", tanto che "sempre più persone sottolineano i costi del quantitative easing". La Borsa di Tokyo è rimasta chiusa per una festività nazionale della Cultura, con l'indice Nikkei fermo al -0,88% con il quale aveva chiuso venerdì scorso. Deboli Sidney (-0,38%), Seul (-0,7%) e Hong Kong (-0,26%), mentre Shanghai riesce a terminare gli scambi invariata. La settimana è comunque importante per l'area asiatica, caratterizzata da un summit dei leader del partito comunista cinese nel quale si parlerà molto di andamento economico e riforme strutturali.
Sul fronte delle materie prime, si registra una leggera ripresa per l'oro, con i future a dicembre che salgono dello 0,3% a New York a 1.317 dollari l'oncia; il petrolio è in calo a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,1% a 94,4 dollari al barile.
In questo contesto i listini europei avviano la settimana in terreno positivo. A Piazza Affari, il Ftse Mib chiude in rialzo dello 0,76% mantendosi oltre quota 19mila punti. Fiat riprende fiato dopo i recenti cali nel giorno di annuncio delle immatricolazioni, positive per il momento in Francia. Scatta Indesit sull'ipotesi che sia partita la caccia a un partner internazionale; acquisti anche su Mps per il possibile interessamento di investitori internazionali sulle quote della Fondazione. Gli altri listini sono in linea: Il Dax di Francoforte guadagna lo 0,33%, il Cac 40 di Parigi sale dello 0,36%, l'Ftse 100 di Londra cresce dello 0,43%. Occhi puntati sul comparto bancario, con i big del settore europeo come Hsbc che iniziano a rilasciare i conti trimestrali. Tra i titoli sotto pressione finisce Ryanair: per la prima volta in cinque anni il vettore low-cost ha tagliato le stime sull'esercizio in corso. Lo spread tra Btp e Bund, intanto, si porta sopra 240 punti base, con i decennali italiani che rendono il 4,1% sul mercato secondario, dieci punti base in più rispetto agli omologhi titoli spagnoli. Intanto il Tesoro ha fissato al 2,15% il rendimento minimo dei Btp Italia in asta da domani all'otto novembre.
Negli Stati Uniti, Wall Street è poco mossa nonostante le fortissime vendite su Blackberry, che ha interrotto all'improvviso il processo di vendita dopo che Fairfax non è riuscita a raccogliere i capitali necessari per completare l'operazione. Il Dow Jones è invariato come l'S&P 500, mentre il Nasdaq guadagna lo 0,2%.
L'euro chiude in lieve rialzo a 1,3510 dollari e 133,25 yen. Gli acquisti, legati alla positiva lettura dell'indice Pmi dell'Eurozona, sono frenati dalle attese che la Bce riduca i tassi di interesse, alla luce di un calo dell'inflazione che lascia aperto lo spazio a un'ulteriore allentamento monetario. Stabile a 98,60 il cambio dollaro/yen. Sul fronte macro si registra infatti il lieve calo per l'indice Pmi manifatturiero italiano: a ottobre si è attestato a 50,7 punti, dai 50,8 del mese precedente e contro attese per quota 51. Un dato sopra la soglia di 50 punti indica comunque la crescita economica, anche se secondo le previsioni dell'Istat su Pil e disoccupazione questa sarà a dir poco flebile nel 2014. Il Pmi manifatturiero dell'intera Eurozona è salito a ottobre a 51,3, poco superiore a 51,1 di settembre. Negli Stati Uniti, invece, l'indice Ism sull'attività economica nell'area di New York è salito a 59,3 punti in ottobre dai 53,6 di settembre. Segnali di crescita sono arrivati anche dagli ordini all'industria americana, che in settembre sono saliti dell'1,7%; sono però state mancate le previsioni degli analisti per un +1,8%.
In mattinata le Piazze asiatiche hanno trattato deboli, con due azioni in ribasso per ogni titolo positivo, pagando le parole di Fisher. Secondo il governatore di Dallas è necessario che la Banca centrale Usa torni a dirigere la politica economica attraverso la leva dei tassi, che comunque resteranno bassi a lungo. Come nota a Bloomberg lo strategist Chris Weston da Melbourne, nelle parole di Fisher "si vede un cambio di retorica da parte della Fed", tanto che "sempre più persone sottolineano i costi del quantitative easing". La Borsa di Tokyo è rimasta chiusa per una festività nazionale della Cultura, con l'indice Nikkei fermo al -0,88% con il quale aveva chiuso venerdì scorso. Deboli Sidney (-0,38%), Seul (-0,7%) e Hong Kong (-0,26%), mentre Shanghai riesce a terminare gli scambi invariata. La settimana è comunque importante per l'area asiatica, caratterizzata da un summit dei leader del partito comunista cinese nel quale si parlerà molto di andamento economico e riforme strutturali.
Sul fronte delle materie prime, si registra una leggera ripresa per l'oro, con i future a dicembre che salgono dello 0,3% a New York a 1.317 dollari l'oncia; il petrolio è in calo a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,1% a 94,4 dollari al barile.