MILANO - Ormai pare quasi una scusa universale per giustificare il ribasso dei mercati, come se non fossero da tempo sui massimi storici perché drogati di liquidità: "E' colpa dei timori per il tapering", la stretta graduale agli stimoli monetari che la Federal reserve potrebbe avviare già da dicembre. Uno scenario che si è rafforzato nelle ultime ore, sulla scorta degli ultimi dati sulla ripresa americana: l'indice Ism ha certificato un rimbalzo del manifatturiero superiore alle aspettative, tornando a soffiare sul fuoco di chi teme un cambiamento di politica monetaria a Washington. Anche oggi è arrivato il balzo dell'indice Ism di New york, salito a 69,5 punti da 59,3 in ottobre e contro attese per un lieve ribasso.
In settimana sono attesi dati importanti sul lavoro: la disoccupazione potrebbe ritracciare al 7,2%, ai minimi da cinque anni, e a quel punto i governatori che si riuniranno nel Fomc (la Commissione che decide tassi e stimoli straordinari all'interno della Fed) il 17 e 18 dicembre potrebbero davvero dire il primo "basta" agli acquisti di bond da 85 miliardi al mese. Secondo la media degli analisti censiti da Bloomberg, comunque, resta marzo l'opzione più probabile per l'avvio della stretta. Nel mezzo, atteso anche il beige book sull'andamento dell'economia (domani), mentre in Europa è in programma il board della Bce (giovedì), che non dovrebbe allentare nuovamente la politica monetaria ma potrebbe rimettere sul tavolo il tema della Ltro, le aste di liquidità a basso costo per le banche.
In questo contesto, la debolezza torna generalizzata sui listini globali. Chiusura in forte ribasso per l'Europa: Parigi cede il 2,45% finale, Londra lo 0,85% e Francoforte l'1,8%. Il Ftse Mib di Milano avvia gli scambi oscillando sulla pari, poi si accoda agli altri fino a chiudere sui minimi di giornata a -1,95%, che si somma al -1,5% di lunedì. Tra i singoli titoli di Piazza Affari si segnalano le vendite su Fiat, che incassa il nuovo ribasso accentuato delle vendite a ottobre. Ancora bene intonata Atlantia, dopo l'incorporazione che ha fatto sparire Gemina dal listino, mentre il Banco Popolare è stato promosso da Nomura, che ha alzato il target price a 1,6 euro dal precedente 1,28 euro, ma non è scampato alle vendite. Il report del Crédit Suisse su Telecom ha invece affosato la compagnia Tlc, maglia nera del paniere principale. Anche Wall Street avanza seguendo la debolezza del Vecchio Continente, sulla falsariga della chisura di lunedì sera: alla chiusura, il Dow Jones tratta sotto la soglia psicologica di 16mila punti, cedendo lo 0,6%, mentre lo S&P 500 perde lo 0,32% e il Nasdaq lo 0,2%.
Particolare attenzione allo spread italiano, dopo che il Commissario Ue, Olli Rehn, intervistato da Repubblica ha mostrato scetticismo nei confronti dell'Italia e degli obiettivi sul debito. La differenza tra il rendimento di Btp e Bund risale in chiusura di giornata oltre 235 punti base, ma il decennale italiano continua a rendere intorno al 4,1% sul mercato secondario.
L'euro chiude a 1,3586 dollari, dopo un minimo di 1,3522, in vista di un più probabile avvio del tapering. Lo yen chiude a 139,14 sull'euro e a 102,41 sul biglietto verde, dopo essere sceso, sulla scia della prospettiva di un ulteriore allentamento della politica monetaria nipponica, al minimo da sei mesi sul dollaro (103,37) e al minimo da sei anni sull'euro (140,03). I prezzi alla produzione nel settore industriale dell'Eurozona sono scesi a ottobre dello 0,5% rispetto al mese precedente e dell'1,4% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. In Spagna, invece, si è registrato il primo calo dei disoccupati dal 1997: sono scesi a novembre di 2.475 rispetto a ottobre, attestandosi a 4,8 milioni. L'Ocse, infine, ha certificato che l'inflazione ha rallentato al +1,3% a ottobre (per l'Italia dato a +0,8%).
All'incertezza globale è sfuggita la Borsa di Tokyo, che in mattinata ha chiuso in rialzo dello 0,6% a 15.749,66 punti toccando un nuovo massimo da quasi sei anni. A spingere al rialzo i listini, durante tutta la giornata, è stato il rafforzamento del dollaro rispetto allo yen, un evento che ha spinto in territorio positivo i titoli delle maggiori aziende esportatrici nipponiche. L'indice Topix ha guadagnato lo 0,29% alla quota a 1.262,54 punti. La seduta è stata piuttosto intensa con 2,7 miliardi di parti scambiate sul mercato principale. Sono intanto emerse le previsioni sull'andamento dell'economia cinese, che secondo lo State information center dovrebbe crescere del 7,6% nel 2013 per poi calare lievemente al 7,5% nel 2014. L'obiettivo dell'ex Celeste Impero è tenere sotto controllo l'inflazione, che quest'anno dovrebbe salire al 3,2%.
Per le commodity, a New York, mentre chiude la giornata europea di scambi, il contratto a gennaio del petrolio è in netta crescita a un passo da 96 dollari al barile; l'oro spot è poco mosso a 1.223 dollari l'oncia.
In settimana sono attesi dati importanti sul lavoro: la disoccupazione potrebbe ritracciare al 7,2%, ai minimi da cinque anni, e a quel punto i governatori che si riuniranno nel Fomc (la Commissione che decide tassi e stimoli straordinari all'interno della Fed) il 17 e 18 dicembre potrebbero davvero dire il primo "basta" agli acquisti di bond da 85 miliardi al mese. Secondo la media degli analisti censiti da Bloomberg, comunque, resta marzo l'opzione più probabile per l'avvio della stretta. Nel mezzo, atteso anche il beige book sull'andamento dell'economia (domani), mentre in Europa è in programma il board della Bce (giovedì), che non dovrebbe allentare nuovamente la politica monetaria ma potrebbe rimettere sul tavolo il tema della Ltro, le aste di liquidità a basso costo per le banche.
In questo contesto, la debolezza torna generalizzata sui listini globali. Chiusura in forte ribasso per l'Europa: Parigi cede il 2,45% finale, Londra lo 0,85% e Francoforte l'1,8%. Il Ftse Mib di Milano avvia gli scambi oscillando sulla pari, poi si accoda agli altri fino a chiudere sui minimi di giornata a -1,95%, che si somma al -1,5% di lunedì. Tra i singoli titoli di Piazza Affari si segnalano le vendite su Fiat, che incassa il nuovo ribasso accentuato delle vendite a ottobre. Ancora bene intonata Atlantia, dopo l'incorporazione che ha fatto sparire Gemina dal listino, mentre il Banco Popolare è stato promosso da Nomura, che ha alzato il target price a 1,6 euro dal precedente 1,28 euro, ma non è scampato alle vendite. Il report del Crédit Suisse su Telecom ha invece affosato la compagnia Tlc, maglia nera del paniere principale. Anche Wall Street avanza seguendo la debolezza del Vecchio Continente, sulla falsariga della chisura di lunedì sera: alla chiusura, il Dow Jones tratta sotto la soglia psicologica di 16mila punti, cedendo lo 0,6%, mentre lo S&P 500 perde lo 0,32% e il Nasdaq lo 0,2%.
Particolare attenzione allo spread italiano, dopo che il Commissario Ue, Olli Rehn, intervistato da Repubblica ha mostrato scetticismo nei confronti dell'Italia e degli obiettivi sul debito. La differenza tra il rendimento di Btp e Bund risale in chiusura di giornata oltre 235 punti base, ma il decennale italiano continua a rendere intorno al 4,1% sul mercato secondario.
L'euro chiude a 1,3586 dollari, dopo un minimo di 1,3522, in vista di un più probabile avvio del tapering. Lo yen chiude a 139,14 sull'euro e a 102,41 sul biglietto verde, dopo essere sceso, sulla scia della prospettiva di un ulteriore allentamento della politica monetaria nipponica, al minimo da sei mesi sul dollaro (103,37) e al minimo da sei anni sull'euro (140,03). I prezzi alla produzione nel settore industriale dell'Eurozona sono scesi a ottobre dello 0,5% rispetto al mese precedente e dell'1,4% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. In Spagna, invece, si è registrato il primo calo dei disoccupati dal 1997: sono scesi a novembre di 2.475 rispetto a ottobre, attestandosi a 4,8 milioni. L'Ocse, infine, ha certificato che l'inflazione ha rallentato al +1,3% a ottobre (per l'Italia dato a +0,8%).
All'incertezza globale è sfuggita la Borsa di Tokyo, che in mattinata ha chiuso in rialzo dello 0,6% a 15.749,66 punti toccando un nuovo massimo da quasi sei anni. A spingere al rialzo i listini, durante tutta la giornata, è stato il rafforzamento del dollaro rispetto allo yen, un evento che ha spinto in territorio positivo i titoli delle maggiori aziende esportatrici nipponiche. L'indice Topix ha guadagnato lo 0,29% alla quota a 1.262,54 punti. La seduta è stata piuttosto intensa con 2,7 miliardi di parti scambiate sul mercato principale. Sono intanto emerse le previsioni sull'andamento dell'economia cinese, che secondo lo State information center dovrebbe crescere del 7,6% nel 2013 per poi calare lievemente al 7,5% nel 2014. L'obiettivo dell'ex Celeste Impero è tenere sotto controllo l'inflazione, che quest'anno dovrebbe salire al 3,2%.
Per le commodity, a New York, mentre chiude la giornata europea di scambi, il contratto a gennaio del petrolio è in netta crescita a un passo da 96 dollari al barile; l'oro spot è poco mosso a 1.223 dollari l'oncia.