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Le Borse europee falliscono il rimbalzo.
Oltre le attese i nuovi occupati negli Usa

I mercati chiudono deboli, Milano lima lo 0,3%. Si guarda agli Stati Uniti e alle prossime mosse della Fed. Domani la riunione della Banca centrale europea sui tassi. Stabile l'euro, invariato lo spread in area 235 punti base. Pesante Tokyo che cede oltre il 2% dopo aver toccato i massimi dal dicembre 2007

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MILANO - Le Borse europee cercano senza successo il rimbalzo dopo lo scivolone di ieri e in attesa della riunione della Bce in agenda domani a Francoforte. A condizionare la seduta di oggi è la pioggia di dati macroeconomici con il Pmi (l'indice che misura la propensione agli acquisti delle aziende) dell'Eurozona che a novembre si attesta a 51,7 punti a novembre, rivisto dalla stima flash a 51,5 e in calo dai 51,9 di ottobre e il Pil confermato in crescita dello 0,1% nel terzo trimestre. Continua, invece, il calo delle vendite nell'Eurozona (-0,2% a ottobre). 

C'era poi grande attesa per gli occupati nel settore privato Usa, che salgono di 215 mila unità a novembre. Gli analisti si aspettavano un rialzo più contenuto di 173 mila unità, dopo l'incremento di 184 mila di ottobre (dato rivisto dalle iniziali +130 mila unità). Il fatto che le previsioni siano state battute potrebbe condizionare le prossime mosse della Federal Reserve e anticipare l'avvio del tapering, la progressiva riduzione degli stimoli monetari: la Fed ogni mese acquista 85 miliardi di dollari di bond e titoli tossici, una riduzione dell'intervento drenerebbe liquidità ai mercati che iniziano a mostrare segnali di nervosismo. Sempre negli States, intanto, scende a 40,6 miliardi il deficit della bilancia commerciale di ottobre. L'indice Ism dei servizi delude le attese a 53,9 punti, mentre le vendite di case esistenti le superano crescendo del 25,4%. In Cina, ancora, a novembre l'indice Hsbc Pmi composito (che copre sia manifatturiero che servizi) segna un nuovo ampliamento della produzione per il quarto mese consecutivo e registra il più ampio incremento in otto mesi, passando dal 51,8 di ottobre al 52,3 di novembre. L'euro chiude stabile a 1,3557 dollari e 139,16 yen, sulla scia di una tornata di contrastanti dati macroeconomici. Poco mosso anche il cambio dollaro/yen, a quota 102,65.

In questo contesto a Milano Piazza Affari termina gli scambi debole con il Ftse Mib in calo dello 0,29%; dopo il peso iniziale, le banche recuperano sul finale insieme a Fiat. Male invece Mps, che affonda e chiude in rosso di oltre cinque punti. Nel resto del Vecchio continente anche Londra segna un rosso finale a -0,34%, Parigi a -0,57% e Francoforte a -0,9%. Il bilancio finale è meno pesante grazie al guizzo di Wall Street, che dopo un'apertura debole in scia alla terza chisura in rosso consecutiva recupera la parità: mentre in Europa chiudono gli scambi, il Dow Jones sale dello 0,05%, mentre l'S&P 500 e il Nasdaq avanzano dello 0,15%.

Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi che misura il rischio Paese percepito dai mercati, si stabilizza poco sotto 235 punti con i titoli di Stato italiani che rendono il 4,1%. Non preoccupa più di tanto, quindi, il botta e risposta tra la Commissione Ue e Palazzo Chigi sulla tenuta dei conti.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in forte ribasso all'indomani della seduta in cui aveva toccato il livello più alto dal dicembre 2007. L'indice Nikkei ha ceduto il 2,17%, il risultato peggiore delle ultime sei settimane, attestandosi a quota 15.407,94. Le vendite sono state alimentate dalle prese di beneficio in vista della diffusione dei dati Usa sull'occupazione di novembre. Male anche l'indice Topix che ha perso l'1,71% e ha chiuso a quota 1.240,99. L'indice Nikkei nel 2013 ha guadagnato comunque il 48%, grazie al piano di stimolo all'economia varato dal governo con massicce iniezioni di liquidità.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in rialzo con il Wti in consegna a gennaio che oscilla intorno a quota 97 dollari al barile. Anche l'oro, dopo i cali in Asia, recupera: il metallo prezioso con consegna immediata viene scambiato a 1.227 dollari l'oncia (+0,5%) alla chiusura dei mercati europei.