Economia

Le Borse rimbalzano con il voto Usa. Milano chiude in rialzo del 2,6%. Dollaro più forte

Tradizionalmente le elezioni di mid term avviano il rally di fine anno di Wall Street, a prescindere dal risultato politico. In Europa si guarda ai dissidi interni alla Banca centrale: alcuni banchieri criticano lo stile eccessivamente riservato di Draghi nelle comunicazioni al mercato. Risale il petrolio con le scorte Usa

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MILANO - Rimbalzano i mercati del Vecchio continente, che confidano nel via al rally di fine anno per Wall Street: ieri gli investitori sono rimasti alla finestra in attesa dell'esito delle elezioni di medio termine che hanno visto uscire vittoriosi i Repubblicani. Gli ultimi due anni di Barack Obama alla Casa Bianca si preannunciano, quindi, complicati con un Congresso a maggioranza non democratica. Le Borse però provano a ignorare l'incertezza politica in arrivo dall'altra sponda dell'Atlantico: alla fine Wall Street ha una chiusura contrastata: Dow Jones sale dello 0,58% a 17.482,74 punti, il Nasdaq perde lo 0,08% a 4.620,66 punti; lo S&P 500 avanza dello 0,56% a 2.023,34
punti.

Gli addetti ai lavori sono più preoccupati dai dissensi interni alla Bce: secondo Reuters alcuni banchieri centrali criticano lo stile eccessivamente riservato nella comunicazione del presidente Mario Draghi e avrebbero in programma di sollevare la questione alla cena dei governatori centrali in programma questa sera. Di certo l'irritazione tra i banchieri nazionali rischia di compromettere la possibilità di un'azione politica più forte nei prossimi mesi, inclusa l'ipotesi di 'quantitative easing'. La reazione dello spread è comunque contenuta e il differenziale tra Btp e Bund si muove intorno a quota 160 punti, con i decennali italiani che rendono il 2,4%.

A tutto questo si aggiungono i tagli alle stime di crescita dell'Eurozona da parte della Commissione europea, cui è seguito il botta e risposta tra il premier Matteo Renzi e il numero uno della Commissione Ue, Jean Claude Juncker: il neo presidente dell'esecutivo europeo ha invitato il presidente del Consiglio a rispettare Bruxelles che non è una "banda di burocrati", ma un'istituzione legittima come i governi dei singoli Stati membri. Una risposta a Renzi che, al termine del Consiglio Ue di ottobre, aveva dichiarato che non si farà dettare la linea dei "tecnocrati di Bruxelles". Ieri sera, poi, il premier ha ribadito di non essere disposto adandare a Bruxelles "col cappello in mano".

In questo contesto a Milano Piazza Affari consolida il buon andamento dell'apertura fino a chiudere in netto rialzo: +2,6%. Milano fa così meglio del resto del Vecchio continente: Londra recupera l'1,15%, Francoforte l'1,56% e Parigi l'1,88%. Sul listino tricolore si guarda a Enel, che ha annunciato l'intenzione di collocare fino al 22% della controllata spagnola Endesa. Continua il recupero di Mps, nel giorno del cda decisivo per l'aumento di capitale da oltre 2 miliardi buono per coprire il "buco" indicato dagli stress test della Bce. Gli acquisti premiano anche l'altra banca che ha bisogno di nuovi capitali, cioè Carige. Sotto i riflettori la galassia dei Pesenti: Italcementi e Italmobiliare hanno ricevuto la visita di Consob e Gdf.

L'agenda macroeconomica di giornata, però, è piuttosto ricca. Si parte con l'indice Pmi composito della produzione nell'Eurozona, che è salito a 52,1 dal 52 di settembre, ma sotto la stima flash del 23 ottobre che era a 52,2. Rimane comunque in zona espansione da 16 mesi consecutivi; sempre secondo l'istituto Markit, l'indice finale dei servizi nella zona della moneta unica è sceso a 52,3 (stima flash 52,4, settembre 52,4). Per l'Italia si registra il ritorno nella fase espansiva (50,8 punti, sopra la soglia di 50 che separa la recessione dalla crescita) dell'indicatore sui servizi. Le vendite al dettaglio della zona euro registrano un calo dell'1,3% congiunturale a settembre, che diventa una crescita annua dello 0,6%. Dagli Usa arrivano i dati sull'occupazione nel settore privato, con la creazione di 230mila posti in linea con le attese. L'indice Mba (Mortgage bankers association), che misura le nuove richieste di mutui ipotecari negli Stati Uniti, nella settimana che si è chiusa lo scorso 31 ottobre ha registrato un calo del 2,6%. Delude l'indice Ism che misura l'andamento del settore dei servizi negli Stati Uniti: a ottobre è sceso a 57,1 punti dai 58,6 punti di settembre. Gli analisti avevano previsto una flessione inferiore, a quota 58 punti.

In mattinata Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,44% archiviando la quinta seduta positiva consecutiva e portandosi ai massimi da sette anni. Le Borse asiatiche chiudono miste: Hong Kong perde lo 0,63% e Shanghai cede lo 0,47%. Arretra dello 0,19% Seul. A Mumbay l'indice Sensex (+0,2%) tocca per la prima volta nella storia quota 28mila. Sul fronte macro ha continuato a dare segnali preoccupanti, come già accaduto per il manifatturiero, la Cina: l'indice Pmi dei servizi è sceso ai minimi da tre mesi, pur restando sopra la soglia dei 50 punti, calando però da 53,5 a 52,9 punti in ottobre.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio interrompe il recente trend di estrema debolezza che lo ha portato ai minimi da fine 2010. Alla chiusura dei mercati europei, le quotazioni avanzano sui circuiti di New York sulla scia della crescita inferiore alle attese delle scorte settimanali Usa. Il light crude Wti recupera quota 79 dollari al barile, il Brent di Londra sale oltre 84 dollari. Nella settimana conclusa il 31 ottobre, le scorte di petrolio Usa sono cresciute di 460mila barili a 380,205 milioni, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 2,2 milioni di barili dopo l'aumento di 2,06 milioni di unità precedente. Continua invece la discesa dell'oro, che segna un nuovo minimo da luglio 2010 sotto quota 1.150 dollari.

Il voto del midterm in Usa rafforza ancora il dollaro, che sale verso lo yen (114,75) indebolito anche dalle frasi del governatore della Boj, Kuroda, il quale si è detto determinato a fare tutto il possibile per raggiungere gli obiettivi di inflazione. La moneta giapponese torna così al livello del dicembre 2007. Si mantiene debole l'euro: la divisa unica è stata indicata a metà seduta a 1,2472 dollari (1,2514 ieri), dopo essersi appoggiato per un attimo ai nuovi minimi dall'agosto 2012 a 1,2466.