Economia

Usa, crescita a sorpresa della disoccupazione.
Borse Ue in rosso, spread stabile 225 punti

L'intesa tra Repubblicani e Democratici sul bilancio americano avvicina lo spettro del tapering, la progressiva riduzione degli stimoli monetari all'economia Usa. Ma le richieste di sussidi per la disoccupazione registrano un'impennata inattesa. Milano chiude in calo di un punto percentuale, l'euro sotto 1,38 con il dollaro

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MILANO - L'accordo sul budget americano raggiunto nella notte di martedì al Senato Usa tra Repubblicani e Democratici spaventa i listini di tutto il mondo. A cominciare da Wall Street che ritraccia sotto la soglia psicologica dei 16 mila punti e spinge in territorio negativo anche l'Asia. L'annuncio di un'intesa avvicina infatti il momento del tapering, la riduzione degli stimoli monetari all'economia: attualmente la Federal Reserve acquista sul mercato 85 miliardi di bond ogni mese. Un piano che nelle intenzioni della Banca centrale americana, insieme al costo del denaro tra lo 0 e lo 0,25%, sarebbe dovuto servire a rilanciare l'economia: con il Pil che cresce del 3,6%, la disoccupazione scesa al 7% e l'intesa politica sui conti dello Stato, la ripresa potrebbe essere finalmente solida. Le valutazioni di merito saranno fatte nella prossima riunione del Fomc, il 17 e 18 dicembre, che di fatto governa la politica monetaria Usa. A favore della riduzione degli interventi Fed giocano anche le voci di una probabile nomina a vicepresidente dell'ex governatore della Bank of Israel, Stanley Fischer, che sarebbe meno favorevole a una politica monetaria accomodante di Janet Yellen, futuro presidente Fed.

Nel frattempo oggi si guarda al dato sulle vendite al dettaglio e ai sussidi di disoccupazione. Questi ultimi deludono pesantemente le aspettative: le richieste schizzano di 68mila unità a 368mila, contro le 320mila messe in conto dagli analisti. Un duro colpo ai fautori del tapering a tutti i costi e in breve tempo. Di segno diverso le vendite al dettaglio, nonostante l'affanno dell'abbigliamento: salgono dello 0,7% a novembre e superano il consensus. Le scorte di magazzino, infine, sono cresciute in ottobre dello 0,7% (consensus a +0,3%). In Europa, invece, si rileva che l'inflazione in Francia è salita allo 0,7% ancora lontana dal 2% soglia obiettivo della Bce: numeri che lasciano presagire un proseguio delle manovre espansive di Francoforte. Discorso simile per l'Italia: calo dei prezzi mensile a novembre e crescita dello 0,7% annuo. Lo stesso governatore, Mario Draghi, ha ripetuto che i tassi resteranno bassi a lungo, mentre ai Paesi membri viene chiesto di andare avanti con gli sforzi di riforma.

In questo contesto a Milano, Piazza Affari chiude gli scambi in calo dello 0,94% non riuscendo a rimbalzare dopo una serie di sedute in rosso. Il listino milanese, tuttavia, è in linea con gli altri mercati del Vecchio continente: Francoforte arretra alla fine dello 0,69%, Londra dello 0,73% e Parigi dello 0,4%. Tra i singoli titoli della Borsa italiana si segnala la debolezza di Autogrill, molto pesante con voci di un ordine errato nelle sale operative, mentre Pirelli si muove in controtendenza. A Wall Street gli scambi avanzano deboli: mentre in Europa terminano le contrattazioni, il Dow Jones cede lo 0,3% e lo S&P500 lo 0,23%. In controtendenza il Nasdaq, che mostra un incremento dello 0,1%; vola Facebook, che balza festeggiando l'imminente ingresso nel listino S&P 500 dove sostituirà Teradyne alla chiusura del 20 dicembre.

Nel frattempo lo spread, la differenza di rendimento tra titoli italiani e tedeschi, si stabilizza in area 225 punti con i Btp che rendono il 4,09%. L'euro chiude un leggero calo sotto quota 1,38 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3751 dollari e si rafforza sullo yen a 141,67. Il biglietto verde si rafforza a sua volta sulla valuta giapponese a 103,99 yen.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo, sulla scia di Wall Street e per l'aspettativa di un avvio ravvicinato del tapering. L'indice Nikkei ha perso l'1,12%, tuttavia quest'anno Tokyo ha guadagnato il 48%, l'incremento più sostanzioso dal 1972. Sul fronte delle materie prime, a New York il petrolio a gennaio sale dello 0,4% a un passo da 98 dollari al barile, mentre l'oro a febbraio cede il 2,3% alla chiusura dei mercati europei a 1.228 dollari l'oncia.