MILANO - L'accordo sul budget americano raggiunto nella notte di martedì al Senato Usa tra Repubblicani e Democratici spaventa i listini di tutto il mondo. A cominciare da Wall Street che ritraccia sotto la soglia psicologica dei 16 mila punti e spinge in territorio negativo anche l'Asia. L'annuncio di un'intesa avvicina infatti il momento del tapering, la riduzione degli stimoli monetari all'economia: attualmente la Federal Reserve acquista sul mercato 85 miliardi di bond ogni mese. Un piano che nelle intenzioni della Banca centrale americana, insieme al costo del denaro tra lo 0 e lo 0,25%, sarebbe dovuto servire a rilanciare l'economia: con il Pil che cresce del 3,6%, la disoccupazione scesa al 7% e l'intesa politica sui conti dello Stato, la ripresa potrebbe essere finalmente solida. Le valutazioni di merito saranno fatte nella prossima riunione del Fomc, il 17 e 18 dicembre, che di fatto governa la politica monetaria Usa. A favore della riduzione degli interventi Fed giocano anche le voci di una probabile nomina a vicepresidente dell'ex governatore della Bank of Israel, Stanley Fischer, che sarebbe meno favorevole a una politica monetaria accomodante di Janet Yellen, futuro presidente Fed.
Nel frattempo oggi si guarda al dato sulle vendite al dettaglio e ai sussidi di disoccupazione. Questi ultimi deludono pesantemente le aspettative: le richieste schizzano di 68mila unità a 368mila, contro le 320mila messe in conto dagli analisti. Un duro colpo ai fautori del tapering a tutti i costi e in breve tempo. Di segno diverso le vendite al dettaglio, nonostante l'affanno dell'abbigliamento: salgono dello 0,7% a novembre e superano il consensus. Le scorte di magazzino, infine, sono cresciute in ottobre dello 0,7% (consensus a +0,3%). In Europa, invece, si rileva che l'inflazione in Francia è salita allo 0,7% ancora lontana dal 2% soglia obiettivo della Bce: numeri che lasciano presagire un proseguio delle manovre espansive di Francoforte. Discorso simile per l'Italia: calo dei prezzi mensile a novembre e crescita dello 0,7% annuo. Lo stesso governatore, Mario Draghi, ha ripetuto che i tassi resteranno bassi a lungo, mentre ai Paesi membri viene chiesto di andare avanti con gli sforzi di riforma.
In questo contesto a Milano, Piazza Affari chiude gli scambi in calo dello 0,94% non riuscendo a rimbalzare dopo una serie di sedute in rosso. Il listino milanese, tuttavia, è in linea con gli altri mercati del Vecchio continente: Francoforte arretra alla fine dello 0,69%, Londra dello 0,73% e Parigi dello 0,4%. Tra i singoli titoli della Borsa italiana si segnala la debolezza di Autogrill, molto pesante con voci di un ordine errato nelle sale operative, mentre Pirelli si muove in controtendenza. A Wall Street gli scambi avanzano deboli: mentre in Europa terminano le contrattazioni, il Dow Jones cede lo 0,3% e lo S&P500 lo 0,23%. In controtendenza il Nasdaq, che mostra un incremento dello 0,1%; vola Facebook, che balza festeggiando l'imminente ingresso nel listino S&P 500 dove sostituirà Teradyne alla chiusura del 20 dicembre.
Nel frattempo lo spread, la differenza di rendimento tra titoli italiani e tedeschi, si stabilizza in area 225 punti con i Btp che rendono il 4,09%. L'euro chiude un leggero calo sotto quota 1,38 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3751 dollari e si rafforza sullo yen a 141,67. Il biglietto verde si rafforza a sua volta sulla valuta giapponese a 103,99 yen.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo, sulla scia di Wall Street e per l'aspettativa di un avvio ravvicinato del tapering. L'indice Nikkei ha perso l'1,12%, tuttavia quest'anno Tokyo ha guadagnato il 48%, l'incremento più sostanzioso dal 1972. Sul fronte delle materie prime, a New York il petrolio a gennaio sale dello 0,4% a un passo da 98 dollari al barile, mentre l'oro a febbraio cede il 2,3% alla chiusura dei mercati europei a 1.228 dollari l'oncia.
Nel frattempo oggi si guarda al dato sulle vendite al dettaglio e ai sussidi di disoccupazione. Questi ultimi deludono pesantemente le aspettative: le richieste schizzano di 68mila unità a 368mila, contro le 320mila messe in conto dagli analisti. Un duro colpo ai fautori del tapering a tutti i costi e in breve tempo. Di segno diverso le vendite al dettaglio, nonostante l'affanno dell'abbigliamento: salgono dello 0,7% a novembre e superano il consensus. Le scorte di magazzino, infine, sono cresciute in ottobre dello 0,7% (consensus a +0,3%). In Europa, invece, si rileva che l'inflazione in Francia è salita allo 0,7% ancora lontana dal 2% soglia obiettivo della Bce: numeri che lasciano presagire un proseguio delle manovre espansive di Francoforte. Discorso simile per l'Italia: calo dei prezzi mensile a novembre e crescita dello 0,7% annuo. Lo stesso governatore, Mario Draghi, ha ripetuto che i tassi resteranno bassi a lungo, mentre ai Paesi membri viene chiesto di andare avanti con gli sforzi di riforma.
In questo contesto a Milano, Piazza Affari chiude gli scambi in calo dello 0,94% non riuscendo a rimbalzare dopo una serie di sedute in rosso. Il listino milanese, tuttavia, è in linea con gli altri mercati del Vecchio continente: Francoforte arretra alla fine dello 0,69%, Londra dello 0,73% e Parigi dello 0,4%. Tra i singoli titoli della Borsa italiana si segnala la debolezza di Autogrill, molto pesante con voci di un ordine errato nelle sale operative, mentre Pirelli si muove in controtendenza. A Wall Street gli scambi avanzano deboli: mentre in Europa terminano le contrattazioni, il Dow Jones cede lo 0,3% e lo S&P500 lo 0,23%. In controtendenza il Nasdaq, che mostra un incremento dello 0,1%; vola Facebook, che balza festeggiando l'imminente ingresso nel listino S&P 500 dove sostituirà Teradyne alla chiusura del 20 dicembre.
Nel frattempo lo spread, la differenza di rendimento tra titoli italiani e tedeschi, si stabilizza in area 225 punti con i Btp che rendono il 4,09%. L'euro chiude un leggero calo sotto quota 1,38 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3751 dollari e si rafforza sullo yen a 141,67. Il biglietto verde si rafforza a sua volta sulla valuta giapponese a 103,99 yen.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo, sulla scia di Wall Street e per l'aspettativa di un avvio ravvicinato del tapering. L'indice Nikkei ha perso l'1,12%, tuttavia quest'anno Tokyo ha guadagnato il 48%, l'incremento più sostanzioso dal 1972. Sul fronte delle materie prime, a New York il petrolio a gennaio sale dello 0,4% a un passo da 98 dollari al barile, mentre l'oro a febbraio cede il 2,3% alla chiusura dei mercati europei a 1.228 dollari l'oncia.