MILANO - I mercati avviano con ottimismo la settimana che ruota intorno alla riunione del Fomc, il braccio operativo della Federal Reserve che si occupa della politica monetaria, che domani e mercoledì si riunisce per decidere se dare il via o meno al "tapering", la graduale stretta agli stimoli monetari che dovrebbe pian piano prosciugare il fiume di liquidità (85 miliardi al mese) riversato sul mercato in forma di acquisto di bond. A sostenere gli scambi le buone rilevazioni sull'industria europea e su quella degli Stati Uniti. Fino a poche settimane fa, dopo averlo dato a lungo per cosa fatta tra l'estate e l'autunno, sembrava che la stretta agli stimoli dovesse scivolare a marzo, ma gli ultimi dati sulla ripresa economica degli Stati Uniti e sul calo della disoccupazione hanno riabbassato la quota per un segnale importante da parte della Banca centrale Usa: ora un economista su tre - nel panel dell'agenzia Bloomberg - ritiene che il tapering venga avviato, con una riduzione degli stimoli nell'ordine di una decina di miliardi.
I dati macroeconomici in arrivo danno ulteriori indicazioni positive sulla ripresa economica, in particolare. Nella zona della moneta unica spicca la crescita del Pmi manifatturiero a 52,7 punti a dicembre: si tratta del valore massimo su 31 mesi. In crescita anche il dato composito, a 52,1 da 51,7 a novembre (massimo da tre mesi), mentre continua a preoccupare la situazione della Francia. La bilancia commerciale italiana, invece, registra +4 miliardi a ottobre, per un totale di 23,7 miliardi di attivo nei dieci mesi.
Nel Vecchio Continente, quindi, la settimana riparte in rialzo, in un contesto che mette in evidenza la performance di Piazza Affari: il Ftse Mib avvia gli scambi praticamente invariato, poi chiude in rialzo del 2,34% grazie a Telecom e Moncler. Gli acquisti premiano infatti la compagnia telefonica, impegnata nella partita della partecipazione di BlackRock in vista dell'assemblea di venerdì prossimo sulla revoca del cda. Occhi puntati anche su Moncler: l'azienda dei piumini, dopo un'Ipo da record per domanda di azioni, debutta finalmente sul mercato e lo fa con un balzo da primato (foto). Nel resto d'Europa, Londra aggiunge l'1,26%, Parigi l'1,38% e Francoforte accelera al +1,69%.
Negli Stati Uniti, cresce oltre le aspettative la produzione industriale che a novembre segna un progresso dell'1,1%. Anche la produttività dei lavoratori americani batte le attese degli analisti: nel terzo trimestre è stata rivista al 3% dalla precedente stima dell'1,9% fornita in via preliminare un mese fa, al top da quattro anni. L'indice Empire State che misura l'andamento delle attività manifatturiere nella regione di New York è tornato in territorio positivo nel mese di dicembre con un rialzo dello 0,98% contro la flessione del 2,2% registrata in novembre. Il dato è tuttavia peggiore delle attese degli analisti che si attendevano un incremento più marcato a quota 5 punti. L'indice Pmi manifatturiero è sceso leggermente a 54,4 punti alla metà di dicembre dai 54,7 punti di novembre. Wall Street è quindi in territorio positivo: alla chiusura dei listini europei, il Dow Jones sale dello 0,9%, il Nasdaq avanza dello 0,7% come lo S&P 500. Menzione eccezionale per Facebook, che venerdì prossimo entrerà a far parte degli indici S&P500 e 100 e ha festeggiato tagliando di nuovo il traguardo dei 130 miliardi di capitalizzazione, con il titolo vicino ai massimi.
In attesa degli sviluppi decisivi dalla Fed, la Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta in ribasso dell'1,62%, ai minimi dal 20 novembre, vittima pure del rimbalzo dello yen rispetto al dollaro e dei dati provenienti dalla Cina: l'indice Pmi del colosso asiatico è sceso ai minimi da 3 mesi a dicembre pur restando sopra quota 50 punti, che separa le fasi di espansione da quelle di contrazione. L'indice Pmi Markit/Hsbc è arretrato nel dettaglio da 50,8 di novembre a 50,5, sollevando dubbi sulla consistenza della crescita cinese. Il rosso domina così anche sugli altri listini asiatici, con Shanghai che chiude a -1,6%. Secondo quanto commenta a Bloomberg Khiem Do, a capo di Baring Asset Management a Hong Kong, "tutto ciò di cui si preoccupano ora i mercati è il tapering", mentre il fatto che la Cina rallenti "è condiviso da molti e probabilmente" significa che andrà "verso una crescita più sostenibile".
L'euro si rafforza sopra 1,37 dollari: la moneta europea chiude 1,3755 dollari. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, in un'intervista pubblicata stamane da Repubblica sostiene che "le tesi populiste non reggono" e la divisa unica "è la moneta del futuro". Draghi perderà però nell'Eurotower un alleato in terra tradizionalmente nemica: Joerg Asmussen, in quota tedesca, lascerà la Bce per diventare sottosegretario al ministero del Lavoro con la socialdemocratica Andrea Nahles. Per la stampa di Germania al suo posto dovrebbe arrivare la vice presidente della Bundesbank, Sabine Lautenschlaeger. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si assottiglia: il differenziale di rendimento tra titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si attesta a 220 punti base, sotto i 226 punti base registrati venerdì in chiusura. Il rendimento del Btp decennale è al 4,06%. A New York, intanto, il contratto gennaio del petrolio greggio segna un +0,67% a 97,25 dollari al barile. I future a febbraio dell'oro scivolano dello 0,05% a 1.234 dollari l'oncia.
I dati macroeconomici in arrivo danno ulteriori indicazioni positive sulla ripresa economica, in particolare. Nella zona della moneta unica spicca la crescita del Pmi manifatturiero a 52,7 punti a dicembre: si tratta del valore massimo su 31 mesi. In crescita anche il dato composito, a 52,1 da 51,7 a novembre (massimo da tre mesi), mentre continua a preoccupare la situazione della Francia. La bilancia commerciale italiana, invece, registra +4 miliardi a ottobre, per un totale di 23,7 miliardi di attivo nei dieci mesi.
Nel Vecchio Continente, quindi, la settimana riparte in rialzo, in un contesto che mette in evidenza la performance di Piazza Affari: il Ftse Mib avvia gli scambi praticamente invariato, poi chiude in rialzo del 2,34% grazie a Telecom e Moncler. Gli acquisti premiano infatti la compagnia telefonica, impegnata nella partita della partecipazione di BlackRock in vista dell'assemblea di venerdì prossimo sulla revoca del cda. Occhi puntati anche su Moncler: l'azienda dei piumini, dopo un'Ipo da record per domanda di azioni, debutta finalmente sul mercato e lo fa con un balzo da primato (foto). Nel resto d'Europa, Londra aggiunge l'1,26%, Parigi l'1,38% e Francoforte accelera al +1,69%.
Negli Stati Uniti, cresce oltre le aspettative la produzione industriale che a novembre segna un progresso dell'1,1%. Anche la produttività dei lavoratori americani batte le attese degli analisti: nel terzo trimestre è stata rivista al 3% dalla precedente stima dell'1,9% fornita in via preliminare un mese fa, al top da quattro anni. L'indice Empire State che misura l'andamento delle attività manifatturiere nella regione di New York è tornato in territorio positivo nel mese di dicembre con un rialzo dello 0,98% contro la flessione del 2,2% registrata in novembre. Il dato è tuttavia peggiore delle attese degli analisti che si attendevano un incremento più marcato a quota 5 punti. L'indice Pmi manifatturiero è sceso leggermente a 54,4 punti alla metà di dicembre dai 54,7 punti di novembre. Wall Street è quindi in territorio positivo: alla chiusura dei listini europei, il Dow Jones sale dello 0,9%, il Nasdaq avanza dello 0,7% come lo S&P 500. Menzione eccezionale per Facebook, che venerdì prossimo entrerà a far parte degli indici S&P500 e 100 e ha festeggiato tagliando di nuovo il traguardo dei 130 miliardi di capitalizzazione, con il titolo vicino ai massimi.
In attesa degli sviluppi decisivi dalla Fed, la Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta in ribasso dell'1,62%, ai minimi dal 20 novembre, vittima pure del rimbalzo dello yen rispetto al dollaro e dei dati provenienti dalla Cina: l'indice Pmi del colosso asiatico è sceso ai minimi da 3 mesi a dicembre pur restando sopra quota 50 punti, che separa le fasi di espansione da quelle di contrazione. L'indice Pmi Markit/Hsbc è arretrato nel dettaglio da 50,8 di novembre a 50,5, sollevando dubbi sulla consistenza della crescita cinese. Il rosso domina così anche sugli altri listini asiatici, con Shanghai che chiude a -1,6%. Secondo quanto commenta a Bloomberg Khiem Do, a capo di Baring Asset Management a Hong Kong, "tutto ciò di cui si preoccupano ora i mercati è il tapering", mentre il fatto che la Cina rallenti "è condiviso da molti e probabilmente" significa che andrà "verso una crescita più sostenibile".
L'euro si rafforza sopra 1,37 dollari: la moneta europea chiude 1,3755 dollari. Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, in un'intervista pubblicata stamane da Repubblica sostiene che "le tesi populiste non reggono" e la divisa unica "è la moneta del futuro". Draghi perderà però nell'Eurotower un alleato in terra tradizionalmente nemica: Joerg Asmussen, in quota tedesca, lascerà la Bce per diventare sottosegretario al ministero del Lavoro con la socialdemocratica Andrea Nahles. Per la stampa di Germania al suo posto dovrebbe arrivare la vice presidente della Bundesbank, Sabine Lautenschlaeger. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si assottiglia: il differenziale di rendimento tra titoli di Stato decennali italiani e tedeschi si attesta a 220 punti base, sotto i 226 punti base registrati venerdì in chiusura. Il rendimento del Btp decennale è al 4,06%. A New York, intanto, il contratto gennaio del petrolio greggio segna un +0,67% a 97,25 dollari al barile. I future a febbraio dell'oro scivolano dello 0,05% a 1.234 dollari l'oncia.