MILANO - I listini tirano il fiato dopo la corsa di ieri, che ha permesso a S&P500 e Dax - rispettivamente negli Usa e a Francoforte - di segnare nuovi massimi storici. In Europa, l'indice Stoxx 600 ha rivisto i picchi di sei anni fa, in attesa dei risultati delle trimestrali che entrano nel vivo anche per il Vecchio Continente, dopo l'America. Proprio dagli Stati Uniti si attendevano oggi conti importanti per il settore finanziario, come quelli di Goldman Sachs (in calo ma superiori alle attese) e Citigroup (che invece delude le aspettative), affiancati dalla rilevazione macroeconomica delle richieste di sussidi per la disoccupazione. Questi sono calati a 326mila unità, battendo le attese degli analisti e portandosi ai minimi da novambre: Bloomberg si attendeva quota 328mila.
Dopo la spinta della Banca Mondiale, che ha alzato le stime sulla crescita globale, gli investitori soppesano le parole del numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, di segno opposto: l'economista ha messo in guardia dai pericoli di deflazione, ma ha anche invitato i governatori a tornare a politiche più "convenzionali" solo quando la crescita sarà sostenuta. Eurostat ha intanto confermato il calo dell'inflazione annuale a dicembre allo 0,8% rispetto allo 0,9% di novembre; un anno prima era al 2,2%. L'inflazione mensile si è attestata in dicembre a quota 0,3%. La prima preoccupazione del Fmi resta il lavoro perché sono troppi i 200 milioni di disoccupati che ancora questo ritmo asfittico di recupero economico non permette di re-inserire. Anche dalla Bce sono arrivate indicazioni di cautela sulla consistenza della crescita.
Da Washington, intanto, si segnala la crescita dello 0,3% dei prezzi al consumo nel mese di dicembre; l'indice dell'attività aziendale della Fed di Philadelphia di gennaio ha registrato un'espansione oltre le attese da 6,4 a 9,4 punti, mentre è calata la fiducia dei costruttori edili pur rimanendo vicina ai massimi degli ultimi otto anni. Chiusura contrastata a Wall Street. Il Dow Jones perde lo 0,39% a quota 16417,01; il Nasdaq guadagna lo 0,09% a 4218,69 punti.
La presi di beneficio, invece, zavorrano Piazza Affari che ieri era tornata oltre quota 20mila punti, livello che non toccava dai primi giorni del luglio 2011, cioè prima dell'avvitarsi della crisi sul debito pubblico. Il listino principale di Milano archivia la seduta in rosso dello 0,85% poco sotto la soglia psicologica recuperata ieri. Tra i singoli titoli si guarda a Unipolsai, positiva dopo l'annuncio dell'offerta di Allianz per cedere un portafoglio di premi e andare incontro alle richieste dell'Autorità, che ha indicato la via della cessione per completare la fusione con la galassia Fonsai. Oggi è il giorno del cda di Telecom su Tim Brasil e governance; in attesa di sviluppi, il titolo incassa l'innalzamento del rating da parte di Nomura, che lo porta da "reduce" a "neutral". Occhi puntati anche su Fiat, dopo che le immatricolazioni europee hanno mostrato un calo dell'1,8% del mercato nel 2013, ma spiragli di ripresa a dicembre. Atlantia paga l'ipotesi che si conceda uno sconto ai pendolari sulle autostrade. Nel resto d'Europa, il Dax di Francoforte cede lo 0,17%, il Cac 40 di Parigi scende dello 0,3%, mentre il Ftse 100 di Londra perde lo 0,07%.
Lo spread fra Btp italiano e Bund tedesco si allarga leggermente: il differenziale è a quota 206 punti (contro i 203 della chiusura della vigilia), ma il rendimento del decennale è stabile al 3,83% sul mercato secondario, ai mimimi dal 5 maggio dello scorso anno. L'euro chiude poco mosso a 1,3602 dollari. L'andamento negativo dei mercati e i poco soddisfacenti dati macro giunti dagli Usa spingono agli acquisti sullo yen, che sale a quota 141,81 sull'euro e a 104,26 sul dollaro.
Nel Vecchio continente si registra anche l'andamento dell'inflazione tedesca, che si è confermata al +0,4% mensile a dicembre e al +1,4% annuo. In Italia, la bilancia commerciale ha segnato un surplus a 3 miliardi, ma le esportazioni hanno registrato un calo.
In mattinata la Borsa di Tokyo ha terminato la seduta in terreno negativo su prese di beneficio dopo il balzo del 2,5% della vigilia, nonostante il ripiegamento dello yen sul dollaro. L'indice Nikkei dei titoli guida ha archiviato la seduta in calo dello 0,39% a 15.747,20 punti. Il più ampio indice Topix ha chiuso quasi stabile a -0,01% a 1.294,39 punti. La seduta è stata piuttosto attiva con 3,16 miliardi di titoli scambiati sul mercato primario. L'economia del Sol Levante registra intanto il boom inatteso di ordini di macchinari, che segnano una crescita del 9,3% mensile a novembre.
Per le materie prime il petrolio è in calo a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,2% sotto quota 94 dollari al barile. L'oro con scadenza a febbraio segna un +0,2% a 1.242 dollari all'oncia.
Dopo la spinta della Banca Mondiale, che ha alzato le stime sulla crescita globale, gli investitori soppesano le parole del numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, di segno opposto: l'economista ha messo in guardia dai pericoli di deflazione, ma ha anche invitato i governatori a tornare a politiche più "convenzionali" solo quando la crescita sarà sostenuta. Eurostat ha intanto confermato il calo dell'inflazione annuale a dicembre allo 0,8% rispetto allo 0,9% di novembre; un anno prima era al 2,2%. L'inflazione mensile si è attestata in dicembre a quota 0,3%. La prima preoccupazione del Fmi resta il lavoro perché sono troppi i 200 milioni di disoccupati che ancora questo ritmo asfittico di recupero economico non permette di re-inserire. Anche dalla Bce sono arrivate indicazioni di cautela sulla consistenza della crescita.
Da Washington, intanto, si segnala la crescita dello 0,3% dei prezzi al consumo nel mese di dicembre; l'indice dell'attività aziendale della Fed di Philadelphia di gennaio ha registrato un'espansione oltre le attese da 6,4 a 9,4 punti, mentre è calata la fiducia dei costruttori edili pur rimanendo vicina ai massimi degli ultimi otto anni. Chiusura contrastata a Wall Street. Il Dow Jones perde lo 0,39% a quota 16417,01; il Nasdaq guadagna lo 0,09% a 4218,69 punti.
La presi di beneficio, invece, zavorrano Piazza Affari che ieri era tornata oltre quota 20mila punti, livello che non toccava dai primi giorni del luglio 2011, cioè prima dell'avvitarsi della crisi sul debito pubblico. Il listino principale di Milano archivia la seduta in rosso dello 0,85% poco sotto la soglia psicologica recuperata ieri. Tra i singoli titoli si guarda a Unipolsai, positiva dopo l'annuncio dell'offerta di Allianz per cedere un portafoglio di premi e andare incontro alle richieste dell'Autorità, che ha indicato la via della cessione per completare la fusione con la galassia Fonsai. Oggi è il giorno del cda di Telecom su Tim Brasil e governance; in attesa di sviluppi, il titolo incassa l'innalzamento del rating da parte di Nomura, che lo porta da "reduce" a "neutral". Occhi puntati anche su Fiat, dopo che le immatricolazioni europee hanno mostrato un calo dell'1,8% del mercato nel 2013, ma spiragli di ripresa a dicembre. Atlantia paga l'ipotesi che si conceda uno sconto ai pendolari sulle autostrade. Nel resto d'Europa, il Dax di Francoforte cede lo 0,17%, il Cac 40 di Parigi scende dello 0,3%, mentre il Ftse 100 di Londra perde lo 0,07%.
Lo spread fra Btp italiano e Bund tedesco si allarga leggermente: il differenziale è a quota 206 punti (contro i 203 della chiusura della vigilia), ma il rendimento del decennale è stabile al 3,83% sul mercato secondario, ai mimimi dal 5 maggio dello scorso anno. L'euro chiude poco mosso a 1,3602 dollari. L'andamento negativo dei mercati e i poco soddisfacenti dati macro giunti dagli Usa spingono agli acquisti sullo yen, che sale a quota 141,81 sull'euro e a 104,26 sul dollaro.
Nel Vecchio continente si registra anche l'andamento dell'inflazione tedesca, che si è confermata al +0,4% mensile a dicembre e al +1,4% annuo. In Italia, la bilancia commerciale ha segnato un surplus a 3 miliardi, ma le esportazioni hanno registrato un calo.
In mattinata la Borsa di Tokyo ha terminato la seduta in terreno negativo su prese di beneficio dopo il balzo del 2,5% della vigilia, nonostante il ripiegamento dello yen sul dollaro. L'indice Nikkei dei titoli guida ha archiviato la seduta in calo dello 0,39% a 15.747,20 punti. Il più ampio indice Topix ha chiuso quasi stabile a -0,01% a 1.294,39 punti. La seduta è stata piuttosto attiva con 3,16 miliardi di titoli scambiati sul mercato primario. L'economia del Sol Levante registra intanto il boom inatteso di ordini di macchinari, che segnano una crescita del 9,3% mensile a novembre.
Per le materie prime il petrolio è in calo a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,2% sotto quota 94 dollari al barile. L'oro con scadenza a febbraio segna un +0,2% a 1.242 dollari all'oncia.