Economia

Borse Ue fiacche, spread in area 205.
Cala al 7,1% la disoccupazione in GB

Prende il via il World Economic Forum. Intanto i listini vivono una giornata senza spunti e alla fine Milano cede lo 0,2%. La Banca centrale di Tokyo conferma la politica espansiva, il Nikkei sale dello 0,16%. Collocamento da 10 miliardi di Bonos in Spagna, l'euro in leggero recupero

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MILANO - I listini europei chiudono una giornata vissuta all'insegna della cautela all'indomani delle previsioni del Fondo monetario internazionale, che ha rivisto al rialzo le stime di crescita dell'economia globale pur ricordando i rischi legati alla fragilità della ripresa e al pericolo di una deflazione in Europa; per l'Italia, invece, piccola bocciatura con una revisione al ribasso della previsione di ripresa nel 2014 (+0,6% del Pil). Gli operatori di mercato attendevano una giornata senza particolari scossoni, vista l'assenza di rilevazioni macroeconomiche rilievo; molte grandi personalità del mondo economico sono riunite a Davos, in Svizzera, dove è partito il World Economic Forum (foto).
 
L'attenzione si è concentrata sul Regno Unito: il tasso di disoccupazione è calato sensibilmente al 7,1% a fine novembre. Il risultato è stato decisamente migliore rispetto alle aspettative degli economisti di Bloomberg, che prevedevano un calo dal 7,4 al 7,3%. A Piazza Affari, il Ftse Mib dopo un buon avvio ha invertito la rotta per cedere alla fine lo 0,19% poco sotto quota 20.000 punti. Intesa Sanpaolo ha registrato la promozione da parte degli analisti di Barclays, che portano il rating a "equal wight", mentre per Morgan Stanley le azioni di Ca' de Sass sono da acquistare (rating "overweight"). Pollice in alto, sempre da parte di Barclays, anche per Enel, mentre Tod's ha incassato l'abbassamento del prezzo obiettivo a 115,2 euro (da 120,9) da parte di Morgan Stanley. Unipolsai rimonta inizialmente dopo l'annuncio ufficiale della trattativa in esclusiva con Allianz per cedere un pacchetto di premi della ex Milano Assicurazioni, ma poi passa in rosso. Seduta fiacca anche mel resto d'Europa: Parigi chiude invariata, Francoforte lima lo 0,1% e Londra lo 0,12%.

Wall Street registra un andamento contrastato: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones - che ieri ha chiuso sotto la parità a causa di trimestrali deludenti da Verizon e Johnson&Johnson - lima lo 0,4%, lo S&P500 è invariato e il Nasdaq aggiunge lo 0,2%.

In Italia, la tensione politica che attraversa il Partito Democratico non entra nel radar degli investitori internazionali e lo spread - la differenza tra il rendimento di Btp e Bund tedeschi decennali - si assesta stabile a 207 punti base, per un rendimento sul mercato secondario del 3,83% per i titoli tricolori. In Spagna si registra un'emissione record da 10 miliardi per titoli decennali, con domanda per 40 miliardi; i bond pagheranno una cedola annua del 3,8%. L'euro passa di mano a 1,3563 dollari mentre ieri, secondo le rilevazioni della Bce, ha chiuso a 1,3526 dollari. Nell'Eurozona si segnala il dato del rapporto tra debito pubblico aggregato e Pil: è al 92,7% nel terzo trimestre 2013. Importante inversione di tendenza per il debito italiano, che nel periodo ha fatto segnare un calo di 0,4 punti nel rapporto sul Pil, scendendo dal 133,3% di fine giugno al 132,9% di fine settembre. Eurostat, comunque, evidenzia come rispetto allo stesso periodo del 2012 il debito sia cresciuto sul Pil di 5,9 punti (era al 127%).

In mattinata, in Giappone, la Banca centrale ha conquistato il palcoscenico di giornata decidendo di proseguire la politica ultra-espansiva di sostegno alla ripresa economica del Sol Levante. La BoJ ha scelto così di lasciare invariati i tassi, continuare nella politica di acquisti per circa 400 miliardi di euro l'anno, portare l'inflazione vicina al 2% e contrastare la deflazione. Mantenendo la previsione di fondo di una "crescita moderata" dell'economia nipponica, la BoJ non ha avuto grande influenza sulla giornata di scambi azionari: la Borsa di Tokyo ha terminato la seduta in lieve rialzo (+0,16%); in chiusura, l'indice Nikkei ha guadagnato 25 punti attestandosi a quota 15.820.

Quanto infine alle materie prime, a New York il petrolio è scambiato a 95 dollari al barile alla chiusura dei mercati europei; l'oro a febbraio è in leggero ribasso ma resta in area 1.240 dollari l'oncia.