MILANO - Dopo il lunedì nero dei mercati, il cielo sui listini mondiali fatica a rasserenarsi, anche se l'Europa e gli Stati Uniti danno segnali di tenuta migliori rispetto ai mercati orientali. Proprio Tokyo ha registrato un pesante scossone e ha chiuso in picchiata del 4,18%: il Nikkei ha tenuto per un soffio quota 14mila punti, ma è comunque ai minimi da cinque mesi. Da inizio anno, il listino principale del Sol Levante ha bruciato il 14%. Negativi anche tutti gli altri mercati orientali, da Hong Kong (-2,89%) a Sydney (-1,75%), tanto che gli operatori parlano di "panic selling" in quell'area. Secondo i calcoli di Bloomberg, da quando il calendario ha girato sul 2014 dal comparto azionario mondiale si sono messi in fuga 2.900 miliardi di dollari.
In Europa però gli scambi riprendono vigore con Wall Street che prova a cancellare la performance della vigilia e alla fine chiude con tutti gli indici in positivo: Dow Jones più 0,47%, Nasdaq +0,86% e S&P 500 +0,76%.
Il Ftse Mib di Milano - dopo il -2,6% di lunedì - si riporta in territorio positivo e recupera lo 0,6% registrando la miglior performance del continente. Francoforte cede lo 0,64%, Londra arretra dello 0,25%, mentre Parigi avanza dello 0,24%. A Piazza Affari è osservata speciale Enel, chiamata alla prova dei conti; recuperano le Popolari, ieri particolarmente penalizzate dalle vendite. La banca americana JPMorgan ha intanto tagliato il rating di Eni a underweight da overweight, mentre continua a soffrire World Duty Free.
Lo spread, la differenza tra il rendimento di Btp e Bund tedeschi, è stabile a 212 punti base con il rendimento del decennale italiano al 3,77%; la fuga di capitali dall'Oriente continua a premiare l'obbligazionario occidentale. L'euro chiude sostanzialmente stabile sopra quota a 1,35 dollari, mentre lo yen resta forte, a dimostrazione della prudenza dei mercati dopo la crisi valutaria nei Paesi emergenti, che sembra essersi fermata. La moneta europea passa di mano a 1,3505 dollari, mentre l'euro/yen è a 136,98 il dollaro/yen a 101,42.
La ragione della turbolenza sui mercati è composita: da una parte la Federal reserve americana ha dato corso al "tapering", la riduzione degli stimoli straordinari, che seppure preveda un percorso molto "soft" ha dato la certezza agli investitori che il tempo del denaro facile è agli sgoccioli. Mentre i mercati occidentali hanno incassato alla grande il colpo, nel giro di poco tempo si è assistito a una vera a propria fuga dalle Piazze emergenti: sono quelle preferite dagli investitori maggiormente avvezzi al rischio, che quindi ottengono anche maggior rendimento. Ma senza il denaro facile, hanno preferito tornare verso i lidi sicuri rappresentati soprattutto dall'obbligazionario dei mercati maturi e da alcune valute. Il resto è storia recente: crollo delle monete in India, Russia, Argentina o Turchia; intervento infruttuoso delle Banche centrali (che non sono riuscite a limitare i danni pur con importanti strette monetarie); timori dilaganti.
A questa dinamica si aggiungono le preoccupazioni legate all'economia reale: la Cina batte in testa, gli ultimi dati Usa pubblicati ieri sono stati poco incoraggianti. Motivo per cui si guarda ora agli appuntamenti di fine settimana: venerdì negli Stati Uniti verrà pubblicato il dato sull'occupazione, che potrà orientare le prossime mosse della Fed di Janet Yellen. Prima, giovedì, sarà il turno della Bce: gli osservatori non si aspettano modifiche sul costo del denaro - già al minimo storico - quanto piuttosto scommettono su qualche operazione straordinaria che sostenga la liquidità a disposizione del sistema produttivo e delle famiglie.
Oggi, intanto, i prezzi al consumo in Italia hanno mostrato un andamento stabile a gennaio (+0,7%); nell'area Ocse sono aumentati dell'1,6% su base annua a dicembre 2013, rispetto al +1,5% tendenziale registrato a novembre 2013. I prezzi alla produzione industriale hanno segnato un +0,2% a dicembre nella zona della moneta unica, per un saldo di -0,2% nel 2013. Intanto in Spagna è tornato a crescere il numero dei disoccupati: a gennaio erano 4,8 milioni, con un tasso pari al 26,03%.
Negli Stati Uniti, sono state pubblicate le stime sul deficit del bilancio federale che calerà quest'anno a 514 miliardi di dollari, il livello più basso da quando Barack Obama è divenuto presidente. E' quanto prevede il Congressional Budget Office (Cbo), l'organismo indipendente incaricato di fornire analisi al Congresso. Il deficit 2014 scenderà al 3% del Pil, ai minimi dal 2007, dopo il picco del 2009 quando raggiunse i 1.400 miliardi di dollari.
Quanto infine alle materie prime, le quotazioni del petrolio a New York viaggiano in rialzo dello 0,30% rispetto alla chiusura precedente, con il Wti che tratta a 96,70 dollari al barile. L'oro invece, dopo il rally di ieri, si sgonfia: i future ad aprile sono in ribasso dello 0,94% a 1.248 dollari l'oncia.
In Europa però gli scambi riprendono vigore con Wall Street che prova a cancellare la performance della vigilia e alla fine chiude con tutti gli indici in positivo: Dow Jones più 0,47%, Nasdaq +0,86% e S&P 500 +0,76%.
Il Ftse Mib di Milano - dopo il -2,6% di lunedì - si riporta in territorio positivo e recupera lo 0,6% registrando la miglior performance del continente. Francoforte cede lo 0,64%, Londra arretra dello 0,25%, mentre Parigi avanza dello 0,24%. A Piazza Affari è osservata speciale Enel, chiamata alla prova dei conti; recuperano le Popolari, ieri particolarmente penalizzate dalle vendite. La banca americana JPMorgan ha intanto tagliato il rating di Eni a underweight da overweight, mentre continua a soffrire World Duty Free.
Lo spread, la differenza tra il rendimento di Btp e Bund tedeschi, è stabile a 212 punti base con il rendimento del decennale italiano al 3,77%; la fuga di capitali dall'Oriente continua a premiare l'obbligazionario occidentale. L'euro chiude sostanzialmente stabile sopra quota a 1,35 dollari, mentre lo yen resta forte, a dimostrazione della prudenza dei mercati dopo la crisi valutaria nei Paesi emergenti, che sembra essersi fermata. La moneta europea passa di mano a 1,3505 dollari, mentre l'euro/yen è a 136,98 il dollaro/yen a 101,42.
La ragione della turbolenza sui mercati è composita: da una parte la Federal reserve americana ha dato corso al "tapering", la riduzione degli stimoli straordinari, che seppure preveda un percorso molto "soft" ha dato la certezza agli investitori che il tempo del denaro facile è agli sgoccioli. Mentre i mercati occidentali hanno incassato alla grande il colpo, nel giro di poco tempo si è assistito a una vera a propria fuga dalle Piazze emergenti: sono quelle preferite dagli investitori maggiormente avvezzi al rischio, che quindi ottengono anche maggior rendimento. Ma senza il denaro facile, hanno preferito tornare verso i lidi sicuri rappresentati soprattutto dall'obbligazionario dei mercati maturi e da alcune valute. Il resto è storia recente: crollo delle monete in India, Russia, Argentina o Turchia; intervento infruttuoso delle Banche centrali (che non sono riuscite a limitare i danni pur con importanti strette monetarie); timori dilaganti.
A questa dinamica si aggiungono le preoccupazioni legate all'economia reale: la Cina batte in testa, gli ultimi dati Usa pubblicati ieri sono stati poco incoraggianti. Motivo per cui si guarda ora agli appuntamenti di fine settimana: venerdì negli Stati Uniti verrà pubblicato il dato sull'occupazione, che potrà orientare le prossime mosse della Fed di Janet Yellen. Prima, giovedì, sarà il turno della Bce: gli osservatori non si aspettano modifiche sul costo del denaro - già al minimo storico - quanto piuttosto scommettono su qualche operazione straordinaria che sostenga la liquidità a disposizione del sistema produttivo e delle famiglie.
Oggi, intanto, i prezzi al consumo in Italia hanno mostrato un andamento stabile a gennaio (+0,7%); nell'area Ocse sono aumentati dell'1,6% su base annua a dicembre 2013, rispetto al +1,5% tendenziale registrato a novembre 2013. I prezzi alla produzione industriale hanno segnato un +0,2% a dicembre nella zona della moneta unica, per un saldo di -0,2% nel 2013. Intanto in Spagna è tornato a crescere il numero dei disoccupati: a gennaio erano 4,8 milioni, con un tasso pari al 26,03%.
Negli Stati Uniti, sono state pubblicate le stime sul deficit del bilancio federale che calerà quest'anno a 514 miliardi di dollari, il livello più basso da quando Barack Obama è divenuto presidente. E' quanto prevede il Congressional Budget Office (Cbo), l'organismo indipendente incaricato di fornire analisi al Congresso. Il deficit 2014 scenderà al 3% del Pil, ai minimi dal 2007, dopo il picco del 2009 quando raggiunse i 1.400 miliardi di dollari.
Quanto infine alle materie prime, le quotazioni del petrolio a New York viaggiano in rialzo dello 0,30% rispetto alla chiusura precedente, con il Wti che tratta a 96,70 dollari al barile. L'oro invece, dopo il rally di ieri, si sgonfia: i future ad aprile sono in ribasso dello 0,94% a 1.248 dollari l'oncia.