MILANO - "Vogliamo restare in Italia e non abbiamo intenzione di andare via, abbiamo investito 250 milioni in cinque anni, ma vogliamo essere sicuri che quello che facciamo abbia una base competitiva". Lo dice l'amministratore delegato di Electrolux Italia, Ernesto Ferrario, durante un'audizione informale al Senato. Ferrario ha parlato di "divario crescente di competitività rispetto a Polonia e Romania che ha portato una migrazione di volumi circa il 60% che vengono prodotte in Est Europa. Questo riguarda un fenomeno progressivo che non vede un arresto. In Francia e Spagna è quasi scomparsa la produzione dell'elettrodomestico, quindi il fenomeno è abbastanza chiaro".
La crisi del "bianco" nel Vecchio Continente
Proprio ieri i sindacati avevano espresso contrarietà al piano presentato dall'azienda, che prevede una forte riduzione dei salari e - secondo quanto emerso nella trattativa, ma smentito dai vertici - probabilmente il sacrificio dell'impianto di Porcia (Pordenone). A muovere l'azienda - si è detto - è stato proprio il peso del costo del lavoro in Italia a confronto con altre zone di produzione, come la Polonia e la Romania. Un primo incontro tra i manager di Electrolux e il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, non era andato a buon fine: "Non ci ha convinto", aveva detto in quel caso Zanonato.
Proprio sui numeri del piano, che secondo i sindacati comporterebbe praticamente un dimezzamento dei salari a circa 800 euro, Ferrario ha spiegato: "Noi non abbiamo mai proposto la diminuizione del 40% degli stipendi: abbiamo chiesto solo la continuazione della formula '6+2', con sei ore di lavoro pagate da noi e due da un contributo di solidarietà da parte del Governo". L'ad ha aggiunto che le ipotesi filtrate sono relative a una percentuale "estrapolata" da calcoli non corretti dei sindacati. Appunto anche sulla vicenda di Porcia: "Non abbiamo mai detto" che sarà chiuso, "questo non c'è scritto su nessun documento ufficiale".
"Abbiamo bisogno di un aiuto di tutte le parti per ridurre il costo lavoro, non vogliamo arrivare a livelli Polonia e Romania, ma abbiamo messo un target di riduzione del 15% che ci sembra possibile", ha spiegato ancora Ferrario; sul fronte della riduzione del costo del lavoro "non ci è mai arrivata nessuna risposta da parte di nessuno: solo oggi c'è un tavolo sul problema degli elettrodomestici dopo anni che cerchiamo di portare il problema all'attenzione del governo e dei sindacati", ha poi attaccato. "Noi ci siamo posti il limite di aprile 2014". Se non ci saranno novità per quella data "non faremo un piano quinquennale ma annuale. Faremo investimenti per un anno ancora eppoi saremo qui un'altra volta".
Prima delle parole di Ferrario, l'azienda ha confermato "ufficialmente l'impegno" a presentare un piano industriale per lo stabilimento di Porcia (Pordenone) il 17 febbraio prossimo. In una nota, Electrolux ha precisato che "in piena trasparenza e onestà intellettuale per Porcia ritiene ancora non completata l'indagine", auspicando, contributi di soggetti locali o nazionali, con "idee e provvedimenti migliorativi", in grado di "cambiare lo stato dei costi di prodotto". Il governatore del Veneto, Luca Zaia, si è detto "fiducioso; il tavolo che si è tenuto al ministero non è stato pieno di muscolarità, ma ho percepito la volontà di trovare una soluzione".
Quanto ai sindacati, secondo quanto riporta l'agenzia Radiocor l'intenzione è di chiedere i rifinanziamento della legge 236 del '93 che prevede sgravi contributivi per le imprese che applicano i contratti di solidarietà anzichè licenziare, insieme alla piena applicazione della decontribuzione del salario di secondo livello al fine di ridurre il cuneo fiscale. Con queste misure, nell'ambito di un'impalcatura normativa già esistente, si potrebbe ridurre il gap "concorrenziale" con i Paesi dalla manodopera a buon mercato.
La crisi del "bianco" nel Vecchio Continente
Proprio ieri i sindacati avevano espresso contrarietà al piano presentato dall'azienda, che prevede una forte riduzione dei salari e - secondo quanto emerso nella trattativa, ma smentito dai vertici - probabilmente il sacrificio dell'impianto di Porcia (Pordenone). A muovere l'azienda - si è detto - è stato proprio il peso del costo del lavoro in Italia a confronto con altre zone di produzione, come la Polonia e la Romania. Un primo incontro tra i manager di Electrolux e il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato, non era andato a buon fine: "Non ci ha convinto", aveva detto in quel caso Zanonato.
Proprio sui numeri del piano, che secondo i sindacati comporterebbe praticamente un dimezzamento dei salari a circa 800 euro, Ferrario ha spiegato: "Noi non abbiamo mai proposto la diminuizione del 40% degli stipendi: abbiamo chiesto solo la continuazione della formula '6+2', con sei ore di lavoro pagate da noi e due da un contributo di solidarietà da parte del Governo". L'ad ha aggiunto che le ipotesi filtrate sono relative a una percentuale "estrapolata" da calcoli non corretti dei sindacati. Appunto anche sulla vicenda di Porcia: "Non abbiamo mai detto" che sarà chiuso, "questo non c'è scritto su nessun documento ufficiale".
"Abbiamo bisogno di un aiuto di tutte le parti per ridurre il costo lavoro, non vogliamo arrivare a livelli Polonia e Romania, ma abbiamo messo un target di riduzione del 15% che ci sembra possibile", ha spiegato ancora Ferrario; sul fronte della riduzione del costo del lavoro "non ci è mai arrivata nessuna risposta da parte di nessuno: solo oggi c'è un tavolo sul problema degli elettrodomestici dopo anni che cerchiamo di portare il problema all'attenzione del governo e dei sindacati", ha poi attaccato. "Noi ci siamo posti il limite di aprile 2014". Se non ci saranno novità per quella data "non faremo un piano quinquennale ma annuale. Faremo investimenti per un anno ancora eppoi saremo qui un'altra volta".
Prima delle parole di Ferrario, l'azienda ha confermato "ufficialmente l'impegno" a presentare un piano industriale per lo stabilimento di Porcia (Pordenone) il 17 febbraio prossimo. In una nota, Electrolux ha precisato che "in piena trasparenza e onestà intellettuale per Porcia ritiene ancora non completata l'indagine", auspicando, contributi di soggetti locali o nazionali, con "idee e provvedimenti migliorativi", in grado di "cambiare lo stato dei costi di prodotto". Il governatore del Veneto, Luca Zaia, si è detto "fiducioso; il tavolo che si è tenuto al ministero non è stato pieno di muscolarità, ma ho percepito la volontà di trovare una soluzione".
Quanto ai sindacati, secondo quanto riporta l'agenzia Radiocor l'intenzione è di chiedere i rifinanziamento della legge 236 del '93 che prevede sgravi contributivi per le imprese che applicano i contratti di solidarietà anzichè licenziare, insieme alla piena applicazione della decontribuzione del salario di secondo livello al fine di ridurre il cuneo fiscale. Con queste misure, nell'ambito di un'impalcatura normativa già esistente, si potrebbe ridurre il gap "concorrenziale" con i Paesi dalla manodopera a buon mercato.