BERLINO - L'economia tedesca è cresciuta un po' più del previsto nell'ultimo trimestre del 2013, e ciò è essenzialmente dovuto all'aumento dell'export, mentre la domanda sul mercato interno dà segnali misti, con una stagnazione degli investimenti pubblici e un leggero calo della spesa dei consumatori. In altre parole, almeno secondo la chiave di lettura degli osservatori internazionali più critici verso la Germania, la prima potenza economica europea continua a ignorare le osservazioni dei partner dell'Unione europea, dell'amministrazione Obama e del Fondo monetario internazionale. Cioè i rilievi secondo cui la forte eccedenza dell'export tedesco rispetto alla stabile o stagnante domanda interna e quindi al relativamente scarso peso dell'import stanno creando squilibri macroeconomici e indebolendo le economie meno forti dell'Eurozona.
Le critiche alla Germania.
Secondo i dati, forniti stamane da Destatis, l'ente statistico ufficiale della Bundesrepublik, il prodotto interno lordo della prima potenza europea è cresciuto, appunto nell'ultimo trimestre dell'anno scorso, dello 0,4 per cento, cioè un po' di più delle prognosi ufficiali che prevedevano uno 0,3 per cento. Non è molto ma proiettato su scala annuale fa comunque una differenza. E appunto la crescita maggiore del previsto, dicono gli esperti, è dovuta a un aumento dell'export decisamente superiore alla crescita dell'import. La domanda interna offre infatti segnali contrastanti: i tedeschi risparmiano meno di prima perché scoraggiati dai bassi tassi della Bce, ma la spesa dei consumatori in quell'ultimo trimestre 2013 è un po' calata nonostante le feste. Mentre la spesa pubblica stagna, malgrado molte infrastrutture (soprattutto autostrade con i loro ponti e strade statali, ma anche parte della rete ferroviaria) necessitino di un urgente ammodernamento per restare sicure e competitive.
Le prospettive per il futuro immediato, per il Pil tedesco, sono positive, dicono molti economisti: le industrie hanno i libri di ordinativi pieni, il mite inverno sta rilanciando anche l'edilizia, e nel 2014 si aspettano maggiori investimenti pubblici. Infine ma non ultimo sono previsti in crescita gli investimenti della grande industria specie per l'ulteriore ammodernamento degli impianti. Non si parla invece di misure a sostegno delle importazioni, appunto a scapito delle richieste di Washington, Bruxelles, Parigi o Roma.
Le critiche alla Germania.
Secondo i dati, forniti stamane da Destatis, l'ente statistico ufficiale della Bundesrepublik, il prodotto interno lordo della prima potenza europea è cresciuto, appunto nell'ultimo trimestre dell'anno scorso, dello 0,4 per cento, cioè un po' di più delle prognosi ufficiali che prevedevano uno 0,3 per cento. Non è molto ma proiettato su scala annuale fa comunque una differenza. E appunto la crescita maggiore del previsto, dicono gli esperti, è dovuta a un aumento dell'export decisamente superiore alla crescita dell'import. La domanda interna offre infatti segnali contrastanti: i tedeschi risparmiano meno di prima perché scoraggiati dai bassi tassi della Bce, ma la spesa dei consumatori in quell'ultimo trimestre 2013 è un po' calata nonostante le feste. Mentre la spesa pubblica stagna, malgrado molte infrastrutture (soprattutto autostrade con i loro ponti e strade statali, ma anche parte della rete ferroviaria) necessitino di un urgente ammodernamento per restare sicure e competitive.
Le prospettive per il futuro immediato, per il Pil tedesco, sono positive, dicono molti economisti: le industrie hanno i libri di ordinativi pieni, il mite inverno sta rilanciando anche l'edilizia, e nel 2014 si aspettano maggiori investimenti pubblici. Infine ma non ultimo sono previsti in crescita gli investimenti della grande industria specie per l'ulteriore ammodernamento degli impianti. Non si parla invece di misure a sostegno delle importazioni, appunto a scapito delle richieste di Washington, Bruxelles, Parigi o Roma.