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Renzi e Moody's spingono Piazza Affari.
Spread giù a 191, Btp ai minimi dal 2006

L'agenzia di rating ha alzato l'outlook sull'Italia da negativo a stabile certificando la fine della caduta, il segretario del Pd riceverà l'incarico di formare il nuovo governo. Per Fitch non cambia nulla: Renzi avrà le stesse difficoltà di Letta. I titoli di Stato rendono il 3,61% come otto anni fa. Wall Street resta chiusa per il President's day
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MILANO - Il combinato disposto Moody's-Renzi da fiato a Piazza Affari e restituisce serenità al mercato sul fronte del debito sovrano italiano. Prima la decisione, venerdì scorso a Borse chiuse, dell'agenzia di rating di alzare l'outlook sull'Italia da negativo a stabile; poi l'incarico del Quirinale del segretario del Pd, Matteo Renzi di formare il nuovo governo dopo le dimissioni di Enrico Letta. Uno scenario che le maggiori banche d'affari internazionali hanno accolto con soddisfazione perché nonostante le riforme paiano complicate da portare a termine, si allontana lo scenario di nuove elezioni. Inoltre, Renzi avrebbe già garantito all'Unione europea e alle istituzioni internazionali una certa continuità in materia di politica economica. Al punto che il nuovo ministro dell'Economia verrebbe appuntato solo dopo un confronto informale con Bruxelles. A tutto questo si aggiunge il fatto che Moody's ha, per la prima volta dal 2011, riconosciuto i prog…
MILANO - Il combinato disposto Moody's-Renzi da fiato a Piazza Affari e restituisce serenità al mercato sul fronte del debito sovrano italiano. Prima la decisione, venerdì scorso a Borse chiuse, dell'agenzia di rating di alzare l'outlook sull'Italia da negativo a stabile; poi l'incarico del Quirinale del segretario del Pd, Matteo Renzi di formare il nuovo governo dopo le dimissioni di Enrico Letta. Uno scenario che le maggiori banche d'affari internazionali hanno accolto con soddisfazione perché nonostante le riforme paiano complicate da portare a termine, si allontana lo scenario di nuove elezioni. Inoltre, Renzi avrebbe già garantito all'Unione europea e alle istituzioni internazionali una certa continuità in materia di politica economica. Al punto che il nuovo ministro dell'Economia verrebbe appuntato solo dopo un confronto informale con Bruxelles. A tutto questo si aggiunge il fatto che Moody's ha, per la prima volta dal 2011, riconosciuto i progressi fatti dall'Italia registrando di fatto la fine del crollo che ha portato in poco più di due anni il rating da Aa2 a Ba2: tradotto, il fondo è stato probabilmente toccato, ora può iniziare la risalita. Una lenta ripresa certificata anche dalla prima crescita del Pil (+0,1%) registrata nell'ultimo trimestre dello scorso anno. Per l'altra agenzia di rating, Fitch, l'outlook per l'Italia rimane
negativo per le incertezze politiche: Renzi "avrà probabilmente le stesse difficoltà del suo predecessore" nel "fare le riforme che rilancerebbero la crescita e la competitività economica dell'Italia".

La settimana dei mercati.

In questo contesto il listino milanese ha consolidato i massimi toccati venerdì scorso poco sotto quota 20.500 punti, chiudendo a +0,11%, mentre lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni, scende a 192 punti, ai minimi dai primi giorni del luglio 2011. Sul mercato secondario i tassi cui vengono scambiati i titoli italiani scivolano al 3,61%, livelli che riportano al gennaio 2006. Nel resto del Vecchio continente, Londra ha guadagnato l'1%, Francoforte è rimasta invariata, mentre Parigi ha ceduto lo 0,1%. 

Sul fronte macroeconomico, in un giornata scarica di dati europei e con Wall Street chiusa per il Presidents day, si guarda al Pil giapponese che ha registrato a ottobre-dicembre una crescita reale per il quarto trimestre di fila, segnando un rialzo congiunturale dello 0,3% e uno annualizzato dell'1%. Nell'intero 2013, secondo i dati diffusi dal governo nipponico, il Prodotto interno lordo, nel primo anno della 'Abenomics', ha avuto un progresso dell'1,6%. Abbastanza per spingere la Borsa di Tokyo a chiudere in rialzo dello 0,56%.

Venerdì scorso, invece, Wall Street ha chiuso la miglior settimana dell'anno: dopo le operazioni di compensazione, il Dow Jones è cresciuto dello 0,79%, il Nasdaq è salito dello 0,08% e lo S&P 500 è salito dello 0,48%. Nell'ottava il Dow Jones e lo S&P 500 hanno guadagnato il 2,3%, il Nasdaq è salito del 2,9%.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio oscilla intorno ai 100 dollari al barile. In ribasso il Brent a 109,06 dollari. Acquisti anche per l'oro che viene scambiato a 1.330,03 dollari l'oncia. L'euro è in rialzo sopra 1,37 dollari, dopo i positivi dati della settimana scorsa sul Pil dell'Eurozona.