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Rcs, Della Valle contro Jovane: "Inadeguato.
Gli Agnelli hanno fatto dei guai, raccontiamoli"

L'imprenditore marchigiano parte alla carica sul management dell'editore del Corriere della Sera e propone di affidare le deleghe a Cairo. Poi torna ad attaccare la famiglia torinese: "Hanno fatto più male che bene all'Italia". La parola "imbecille la più elegante" per le parole di Elkann sui giovani, "ma poi ha chiesto scusa". Su Renzi: "Ci mette la faccia"

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MILANO - Diego Della Valle torna alla carica su tutti i fronti, dalla gestione di Rcs, editore del Corriere della Sera e della Gazzetta, alla querelle con la famiglia Agnelli. Improntato alla fiducia, invece, il giudizio sul nuovo governo di Matteo Renzi.

Della Valle, azionista all'8,99% di Rcs, sta valutando un'azione di responsabilità nei confronti dell'amministratore delegato Pietro Scott Jovane. Lo afferma in un'intervista a Radio 24, nella quale precisa che non sarebbe sulla "svendita" della sede storica, ma "su tre o quattro cose... la stiamo valutando". Secondo l'imprenditore marchigiano, "oggi il problema" dell'editore del Corriere della Sera è che non c'è un azionariato che decide e un cda che decide e si assume rischi. E' un'azienda che va tutta rifondata".

Della Valle sostiene di non avere all'interno "alleati ma rapporti di stima con alcuni". Evidenzia poi come all'interno di Rcs "c'è un editore puro che è Cairo" e "se se la sente, gli darei la delega per gestire azienda, visto che ora c'è un amministratore delegato inadeguato". Alla domanda sui poteri all'interno del gruppo e sul ruolo di Giovanni Bazoli, Della Valle risponde: "Bazoli contava molto, oggi conta molto poco. Io credo che Bazoli identifichi un mondo che se ne deve andare e mi auguro che Renzi lo faccia subito; è un'operazione che va fatta in tutto il sistema, tutto insieme". Quanto ad un'azione contro la vendita dell'immobile storico di Rcs di via Solferino, a Milano, l'imprenditore risponde: "Il palazzo storico non andava svenduto, è stato svenduto. Quanto ad un'azione, la stiamo valutando, non le posso rispondere ora, ma ho un'idea precisa".

Quanto al burrascoso rapporto con gli Agnelli, fatto anche di recente di botta e risposta con John Elkann, l'imprenditore della Tod's torna sulla vicenda. "Io non ho un match con Yaki, lo conosco da bambino; io ho un match con quello che la famiglia Agnelli ha rappresentato nel paese, ha fatto dei guai e ora è il momento di raccontarlo". Se si devono tirare le somme, risponde Della Valle ad una domanda, "oggi gli Agnelli hanno fatto più male che bene all'italia". Parla della famiglia e anche di Sergio Marchionne. "Io credo che gli Agnelli a Mrchionne devono fargli un monumento, gli italiani no. Marchionne deve dedicarsi un pò di più all'Italia e potrebbe fare cose per il paese". L'imprenditore spiega di averlo definito "un furbetto cosmopolita" perché dietro gli slogan c'era l'obiettivo di andare via dall'Italia e precisa che, con le sedi Fiat in Olanda (legale) e Gran Bretagna (fiscale) "oggi è una definizione perfetta".

Per Della Valle, "Chrysler è stata l'ancora di salvezza; Fiat ha comprato Chrysler nell'immaginario ma si sposta tutto via da Torino e i benefici vanno tutti in tasca agli Agnelli". L'imprenditore della Fiorentina torna anche sul botta e risposta dopo le parole di Elkann sui giovani disoccupati. "Quando ha trattato il problema occupazione in quel modo, la parola 'imbecille' era la parola più elegante che mi è venuta in mente. Quando si parla ai giovani bisogna avere titolo" e poi smorza i toni: "Salviamo il soldato Yaki, ha detto una stronzata gigantesca, ma poi ha riconosciuto di aver sbagliato". E sulla sua definizione di 'nano del lusso', aggiunge: "Questi ragazzi spesso hanno problemi con il vocabolario avendo studiato poco in Italia".

Quanto infine al giudizio su Matteo Renzi, "è giovane e mette la faccia sulle cose che fa. Oggi governa, diamogli qualche mese di tempo e poi valutiamo". Per l'imprenditore bisogna aspettare "qualche mese per vedere come va". Importanti anche le prossime nomine per le società pubbliche: "Secondo me bisognerà cambiare molto tenendo conto che in molti casi si cambieranno uomini capaci. La parola d'ordine è discontinuità; io dico che le valutazioni vanno fatte, bisognerà certo avere un sistema e non puntare il dito su chi sì e chi no".
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