✕

Borse positive nonostante la Crimea.
Spread in calo verso 180 punti base

Tokyo archivia la prima seduta della settimana in leggero ribasso sui timori per la situazione in Ucraina, mentre in Europa gli indici chiudono in rialzo. I decennali italiani tornano a rendere meno del 3,4%. Wall Street riparte dopo una settimana da dimenticare, rallenta ancora l'inflazione dell'Eurozona
3 minuti di lettura
MILANO - Il referendum in Crimea ha dato il suo atteso responso, con la domanda di annessione alla Russia da parte della popolazione della penisola ucraina e le condanne di illegittimità da parte di Usa e Unione europea. Sui mercati probabilmente l'esito era già dato per scontato e ora si cerca di capire quali saranno le reazioni da parte delle grandi potenze in campo: per il momento sono state immediatamente annunciate le sanzioni da parte del Vecchio Continente e Angela Merkel è stata la più decisa ad esprimere la propria contrarietà per la situazione.

Proprio dalla leader tedesca è in visita Matteo Renzi, reduce dall'incontro con Hollande: si tratta di un passaggio cruciale per la strategia del nuovo presidente del Consiglio, che deve convincere i partner europei dell'affidabilità dell'Italia e della bontà del progetto di riforma da lui disegnato. L'obiettivo è ottenere l'avallo a una manovra espansiva per quanto riguard…
MILANO - Il referendum in Crimea ha dato il suo atteso responso, con la domanda di annessione alla Russia da parte della popolazione della penisola ucraina e le condanne di illegittimità da parte di Usa e Unione europea. Sui mercati probabilmente l'esito era già dato per scontato e ora si cerca di capire quali saranno le reazioni da parte delle grandi potenze in campo: per il momento sono state immediatamente annunciate le sanzioni da parte del Vecchio Continente e Angela Merkel è stata la più decisa ad esprimere la propria contrarietà per la situazione.

Proprio dalla leader tedesca è in visita Matteo Renzi, reduce dall'incontro con Hollande: si tratta di un passaggio cruciale per la strategia del nuovo presidente del Consiglio, che deve convincere i partner europei dell'affidabilità dell'Italia e della bontà del progetto di riforma da lui disegnato. L'obiettivo è ottenere l'avallo a una manovra espansiva per quanto riguarda il deficit, pur garantendo il rispetto dei parametri fondamentali dell'Unione europea come il rapporto al 3% massimo tra disavanzo di bilancio e Prodotto interno lordo.

La settimana dei mercati parte in terreno positivo, con un occhio già proiettato verso la Federal reserve: mercoledì annuncerà le proprie decisioni in materia di tassi e tapering, cioè riduzione degli stimoli straordinari. I listini si rafforzano con Wall Street positiva: a Piazza Affari, il Ftse Mib chiude in rialzo del 2,52% a 20.858 punti, ai massimi dal giugno 2011. Sul mercato italiano tratta in ribasso Pirelli: Unicredit, Intesa Sanpaolo e Clessidra hanno sciolto la partnership in Lauro61/Camfin. Clessidra disinveste integralmente, mentre entra in gioco Rosneft che acquisisce il 50% della quota detenuta da Camfin, e le banche restano della partita. Telecom beneficia del fermento nel comparto Tlc, dove Vodafone ha comprato la spagnola Ono per 7,2 miliardi. Bene anche Finmeccanica, in attesa dei conti di mercoledì. In nero anche le altre Borse europee: Francoforte ha guadagnato l'1,36%, Parigi l'1,39%, mentre Londra avanza dello 0,6%. Festeggia invece la Borsa di Mosca, che sale di oltre tre punti percentuali. Lo spread, la differenza tra il rendimento di Btp e Bund tedeschi, scende a quota 180 punti base con i titoli italiani che rendono il 3,37% sul mercato secondario.

Brilla Wall Street, con il Dow Jones che sale dell'1,13%, mentre il Nasdaq avanza dello 0,81% e lo S&P 500 dello 0,96%. A sostenere le quotazioni sono gli indicatori macroeconomici: l'indice Empire sul manifatturiero è salito a 5,6 punti contro attese a quota 7 punti; mentre la produzione industriale è cresciuta dello 0,6% oltre l'atteso +0,1% (l'agenda dei mercati).

Dal fronte macroeconomico arrivano i dati sull'inflazione di febbraio nell'Eurozona, molto sensibili per quanto riguarda le scelte della Bce in tema di politica monetaria e operazioni straordinarie. L'andamento dei prezzi rallenta ancora: il dato registrato da Eurostat mostra un aumento dello 0,7%, nell'Eurozona, contro il +0,8% di gennaio e il +1,8% del febbraio 2013, e un +0,8% in Ue a 28 paesi (+0,9% nel mese precedente, +2% un anno prima). In Italia, l'inflazione è salita a febbraio dello 0,4%.

Recentemente il governatore Mario Draghi ha fatto capire di non tollerare un euro così forte in un contesto di inflazione così bassa. L'euro, dopo una mattinata di cali, torna ad apprezzarsi sopra 1,39 nei confronti del dollaro: la moneta unica europea passa di mano a quota 1,3924 sul biglietto verde e 141,56 nei confronti dello yen.

La turbolenza ucraina fa per il momento chiudere con il segno meno la Borsa di Tokyo, pur senza scossoni tremendi: l'indice Nikkei dei titoli guida chiude a 14.277,67 punti, in calo di 49,99, punti pari a un ribasso dello 0,35 per cento. Il listino ha recuperato nel finale dal minimo nel durante (14.203 Punti) e prosegue comunque nella tendenza negativa che venerdì aveva portato a una pesante perdita (-3,3%). La situazione di tensione in Crimea ha un impatto negativo sui grandi gruppi esportatori nipponici, che hanno perso terreno nel corso della seduta anche se su alcuni, dopo le forti perdite delle ultime sedute, sono tornati anche degli acquisti. E' il caso del titolo Toyota, che ha guadagnato lo 0,22% a 5.563 yen mentre i concorrenti Nissan e Honda hanno terminato la seduta in lieve calo.

Il prezzo dell'oro sale al top da sei mesi, per la scarsa propensione al rischio degli investitori. A Londra avanza a 1.391,76 dollari l'oncia e negli Usa a 1.392,60 dollari l'oncia. Il bullion, il prezzo del lingotto d'oro, è salito del 15% quest'anno e gli esperti si aspettano che salga ancora a causa delle tensioni geopolitiche. Il petrolio è invece in leggero calo, a quasi 98 dollari, in scia al referendum in Crimea. Nel primo pomeriggio europeo, l'indice Wti è sceso di 62 centesimi a 98,27 dollari al barile nel trading sul New York Mercantile Exchange. Venerdì il contratto era salito di 69 centesimi a 98,89 dollari. A Londra il greggio Brent è sceso 1,02 dollari a 107,19 dollari al barile sulla piattaforma Ice Futures.