MILANO - Janet Yellen ha parlato per la prima volta ai mercati dopo una riunione del Fomc, la commissione che decide la politica monetaria della Federal Reserve, come numero uno della Banca centrale americana. Il suo lungo discorso ha in realtà vissuto di pochi picchi, ai quali i mercati hanno guardato con maggior attenzione. Il tapering procede a un ritmo di tagli da 10 miliardi alla volta (ora gli stimoli straordinari sono fermi a 55 miliardi di dollari al mese); il Pil e l'occupazione crescono meno di quanto si stimasse prima; i tassi - per quanto la politica monetaria resterà accomodante - potrebbero risalire prima del previsto, con una tabella di marcia che prevede il costo del denaro all'1% alla fine del 2015 e al 2,25% un anno dopo. Salta invece il parametro del 6,5% di disoccupazione come obiettivo prioritario da raggiungere prima di metter mano ai tassi.
Soprattutto questa sfumatura del discorso di Yellen ha colpito gli investitori, che sono corsi al reparto vendite dopo aver notato il tono da "falco" del successore di Ben Bernanke. I timori di ieri di Wall Street si sono trasferiti in Asia, dove l'indice regionale Msci Asia Pacific è piombato verso i minimi da sei settimane. In Europa gli indici hanno trattato deboli, salvo poi recuperare con la ritrovata lena degli investitori Usa che oggi hanno ricominciato ad acquistare titoli. "Il mercato è stato spiazzato dal fatto che Yellen si sia dimostrata sostenitrice di una linea più dura di quella di Bernanke: è stato un segnale sorprendente", spiega a Bloomberg Nizam Idris di Macquarie Bank a Singapore. "Con il Fomc in versione 'falco' e l'incertezza perdurante in Cina, potremo vedere la debolezza delle valute asiatiche durare fino alla fine di marzo".
Sul fronte valutario spicca infatti il fatto che la moneta cinese, lo yuan, sia arrivato a un minimo dal 4 marzo a 6,2280 dollari. E' il secondo giorno consecutivo che lo yuan perde oltre l'1%, dopo che la Banca centrale ha raddoppiato la banda di oscillazione al 2%. Un andamento che costa caro a molti scommettitori speculativi che avevano puntato sul rafforzamento della moneta cinese. Dopo il rialzo di ieri sera, si stabilizza il dollaro. L'euro chiude in calo a 1,3777 dollari; nella giornata di ieri la moneta comune era ancora sopra quota 1,39 dollari. Lo yen appare invece stabile sia sull'euro, a quota 141,03, che sul dollaro (102,35).
A Piazza Affari il Ftse Mib dopo una mattinata in rosso, inverte la rotta e chiude in rialzo dello 0,56%. Acquisti su Salini-Impregilo, il gruppo di costruzioni che ha annunciato i conti del 2013 e presentato il nuovo piano strategico, che stima 7 miliardi di ricavi e 800 milioni di margine operativo lordo al 2017. Sotto pressione Mps dopo che la Fondazione ha piazzato il 12% delle sue quote sul mercato. Nel resto d'Europa riducono le perdite Londra (-0,7%) e Francoforte (-0,5%), mentre Parigi è invariata. Sul fronte obbligazionario lo spread, la differenza tra il rendimento del Btp e del Bund decennale, resta sotto 180 punti base; sale però il rendimento offerto dal titolo italiano sul mercato secondario, di nuovo sopra il 3,4%.
A rinfrancare i mercati europei è la virata al rialzo di Wall Street all'indomani della riunione della Federal Reserve: dopo un avvio in rosso, alla scadenza dei mercati europei il Dow Jones avanza dello 0,7%, mentre l'S&P 500 sale dello 0,3% e il Nasdaq recupera lo 0,2%. Gli investitori si attendono volatilità in questi giorni, visto che domani ricorrono le "tre Streghe", ossia le scadenze tecniche che provocano scossoni e volatilità sui mercati. Ma comunque la Borsa di Wall Street ha chiuso in rialzo. Il Dow Jones archivia la seduta segnando +0,67% a a 16.331 punti. Il Nasdaq avanza dello 0,27% a a4.319 punti.
Per oggi, negli Stati Uniti spicca il dato delle richieste di sussidi per la disoccupazione, cresciute di 5mila unità a quota 320mila, mentre erano calate di 9mila nella rilevazione precedente; si tratta comunque di un dato in linea con le attese. Sempre negli Usa si registra un calo dello 0,4% della vendita di case esistenti a febbraio, in linea con le attese, a dare fiato a listini sono il superindice dell'economia salito dello 0,5% e quello della Fed di Philadelphia che si è portato a 9 punti a marzo (entrambi sopra le attese). Più scarica invece l'agenda europea, nella quale spicca solo il dato sui prezzi alla produzione in Germania: sono rimasti stabili a febbraio e sono diminuiti dello 0,9% su base annua, con valori in linea con le attese degli operatori.
In mattinata si è registrata la chiusura in flessione per la Borsa di Tokyo. In vista di un lungo week-end festivo (domani resterà chiusa) l'indice Nikkei ha registrato una perdita di 238,29 punti, l'1,65% in meno rispetto al riferimento precedente. In calo anche l'indice Topix, che ha accusato una perdita dell'1,58% (-18,36 punti) terminando la seduta a 1.145,97 punti. Abbastanza vivaci gli scambi, con 2.420 Milioni di titoli parti passati di mano. Cali decisi anche a Shanghai (-1,4%) e Sidney (-1,2%).
Quanto infine alle materie prime, il petrolio scivola di un punto alla chiusura dei mercati del Vecchio Continenten il contratto ad aprile - in scadenza oggi - è in ribasso a 99,3 dollari al barile. L'oro lascia sul parterre lo 0,7%: i future con scadenza ad aprile arretrano in area 1.330 dollari l'oncia.
Soprattutto questa sfumatura del discorso di Yellen ha colpito gli investitori, che sono corsi al reparto vendite dopo aver notato il tono da "falco" del successore di Ben Bernanke. I timori di ieri di Wall Street si sono trasferiti in Asia, dove l'indice regionale Msci Asia Pacific è piombato verso i minimi da sei settimane. In Europa gli indici hanno trattato deboli, salvo poi recuperare con la ritrovata lena degli investitori Usa che oggi hanno ricominciato ad acquistare titoli. "Il mercato è stato spiazzato dal fatto che Yellen si sia dimostrata sostenitrice di una linea più dura di quella di Bernanke: è stato un segnale sorprendente", spiega a Bloomberg Nizam Idris di Macquarie Bank a Singapore. "Con il Fomc in versione 'falco' e l'incertezza perdurante in Cina, potremo vedere la debolezza delle valute asiatiche durare fino alla fine di marzo".
Sul fronte valutario spicca infatti il fatto che la moneta cinese, lo yuan, sia arrivato a un minimo dal 4 marzo a 6,2280 dollari. E' il secondo giorno consecutivo che lo yuan perde oltre l'1%, dopo che la Banca centrale ha raddoppiato la banda di oscillazione al 2%. Un andamento che costa caro a molti scommettitori speculativi che avevano puntato sul rafforzamento della moneta cinese. Dopo il rialzo di ieri sera, si stabilizza il dollaro. L'euro chiude in calo a 1,3777 dollari; nella giornata di ieri la moneta comune era ancora sopra quota 1,39 dollari. Lo yen appare invece stabile sia sull'euro, a quota 141,03, che sul dollaro (102,35).
A Piazza Affari il Ftse Mib dopo una mattinata in rosso, inverte la rotta e chiude in rialzo dello 0,56%. Acquisti su Salini-Impregilo, il gruppo di costruzioni che ha annunciato i conti del 2013 e presentato il nuovo piano strategico, che stima 7 miliardi di ricavi e 800 milioni di margine operativo lordo al 2017. Sotto pressione Mps dopo che la Fondazione ha piazzato il 12% delle sue quote sul mercato. Nel resto d'Europa riducono le perdite Londra (-0,7%) e Francoforte (-0,5%), mentre Parigi è invariata. Sul fronte obbligazionario lo spread, la differenza tra il rendimento del Btp e del Bund decennale, resta sotto 180 punti base; sale però il rendimento offerto dal titolo italiano sul mercato secondario, di nuovo sopra il 3,4%.
A rinfrancare i mercati europei è la virata al rialzo di Wall Street all'indomani della riunione della Federal Reserve: dopo un avvio in rosso, alla scadenza dei mercati europei il Dow Jones avanza dello 0,7%, mentre l'S&P 500 sale dello 0,3% e il Nasdaq recupera lo 0,2%. Gli investitori si attendono volatilità in questi giorni, visto che domani ricorrono le "tre Streghe", ossia le scadenze tecniche che provocano scossoni e volatilità sui mercati. Ma comunque la Borsa di Wall Street ha chiuso in rialzo. Il Dow Jones archivia la seduta segnando +0,67% a a 16.331 punti. Il Nasdaq avanza dello 0,27% a a4.319 punti.
Per oggi, negli Stati Uniti spicca il dato delle richieste di sussidi per la disoccupazione, cresciute di 5mila unità a quota 320mila, mentre erano calate di 9mila nella rilevazione precedente; si tratta comunque di un dato in linea con le attese. Sempre negli Usa si registra un calo dello 0,4% della vendita di case esistenti a febbraio, in linea con le attese, a dare fiato a listini sono il superindice dell'economia salito dello 0,5% e quello della Fed di Philadelphia che si è portato a 9 punti a marzo (entrambi sopra le attese). Più scarica invece l'agenda europea, nella quale spicca solo il dato sui prezzi alla produzione in Germania: sono rimasti stabili a febbraio e sono diminuiti dello 0,9% su base annua, con valori in linea con le attese degli operatori.
In mattinata si è registrata la chiusura in flessione per la Borsa di Tokyo. In vista di un lungo week-end festivo (domani resterà chiusa) l'indice Nikkei ha registrato una perdita di 238,29 punti, l'1,65% in meno rispetto al riferimento precedente. In calo anche l'indice Topix, che ha accusato una perdita dell'1,58% (-18,36 punti) terminando la seduta a 1.145,97 punti. Abbastanza vivaci gli scambi, con 2.420 Milioni di titoli parti passati di mano. Cali decisi anche a Shanghai (-1,4%) e Sidney (-1,2%).
Quanto infine alle materie prime, il petrolio scivola di un punto alla chiusura dei mercati del Vecchio Continenten il contratto ad aprile - in scadenza oggi - è in ribasso a 99,3 dollari al barile. L'oro lascia sul parterre lo 0,7%: i future con scadenza ad aprile arretrano in area 1.330 dollari l'oncia.