MILANO - L'inflazione europea continua a pigiare il freno e la Bce dovrà prenderne atto in vista del board del prossimo giovedì, quando Mario Draghi illustrerà le scelte in tema di politica monetaria ed eventuali iniezioni di liquidità straordinaria. Nella zona dell'euro la dinamica di crescita dei prezzi ha rallentato ancora allo 0,5% annuo e in Italia ha fatto ancor peggio, frenando allo 0,4% ai minimi dal marzo del 2009. Il Fmi è preoccupato e anche per questo chiede alla Bce di agire sui tassi. "Non siamo tanto preoccupati per la deflazione - spiega Reza Moghadam, direttore del dipartimento europeo del Fmi - quanto della cosiddetta bassa inflazione. C'è spazio per un ulteriore allentamento da parte della Bce, anche perché l'inflazione è sotto controllo".
Dati che irrompono sui mercati finanziari che negli ultimi giorni hanno cercato di rientrare dallo scossone di inizio anno, nonostante gli elementi di tensione che l'hanno scatenato (dalla debolezza della Cina alla questione ucraina) restino tutti sul tavolo. Ma i listini sono tornati a salire e con la performance odierna le azioni asiatiche hanno recuperato buona parte di quanto lasciato sul terreno da inizio 2014, una "falsa partenza" che ha ricordato l'andamento di inizio 2009. Bisognerà aspettare, in settimana, anche le rilevazioni del Pmi tanto manifatturiero quanto composito per capire come procede la ripresa economica, che potrà orientare ulteriormente gli investitori (l'agenda dei mercati).
"Il primo trimestre è ormai finito e la maggior parte di noi è probabilmente contenta perché non si è trattato di un periodo facile: l'espansione della crescita economica, promessa, non è in realtà arrivata", spiegano gli economisti di JPMorgan Chase & Co. guidati a Sydney da Stephen Walters. "Restiamo abbastanza positivi sulle azioni perché crediamo che sia ancora abbastanza distante la fine del ciclo economico che di solito mette fine anche al rally azionario".
Dopo i record della scorsa settimana - con i Btp decennali ai minimi storici di rendimento sul mercato secondario e una serie di aste positive per il Tesoro - lo spread tra i titoli italiani e gli omologhi tedeschi è sotto quota 175 punti base con il rendimento dei Btp ai minimi al 3,29%. L'euro chiude in lieve rialzo sopra 1,37 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3780 dollari e a 141,99 yen. Tra la altre valute, si registra il rafforzamento della lira turca, che ha recuperato l'1,2% circa sul dollaro, a seguito della tenuta del partito del premier Erodogan nelle consultazioni amministrative, contestate dalle opposizioni.
A Piazza Affari il Ftse Mib conferma il progresso e chiude a +0,9% in area 21.700 punti, sospinto dal comparto bancario ai massimi dal maggio 2011. Proprio nel settore del credito, il Banco Popolare dà il via al valzer degli aumenti di capitale con un'operazione da 1,5 miliardi; da qui a luglio saranno ben 10 gli istituti che chiederanno circa 8 miliardi ai loro soci. Sotto i riflettori anche Mps dopo che la Fondazione ha ceduto un altro 6,5% della banca e siglato un patto parasociale sul 9% del capitale. Si guarda poi a Fiat, protagonista per due motivi: a Torino si riunisce l'assemblea dei soci in quella che potrebbe essere l'ultima occasione per approvare il bilancio in Italia. Con la nuova Fiat Chrysler Automobiles, infatti, la sede delle assemblee dovrebbe passare ad Amsterdam. Attesi poi i dati sulle immatricolazioni, che per l'Italia usciranno domani a mercati chiusi. Osservata anche Snam, che ha annunciato la possibile creazione di una joint venture con la belga Fluxys per unire gli asset internazionali.
Frenano i listini nel resto d'Europa: a Londra l'Ftse 100 cede lo 0,26%, a Parigi il Cac arretra dello 0,45%, mentre a Francoforte il Dax perde lo 0,33%. Positiva, invece, Wall Street: mentre in Europa gli scambi si concludono, il Dow Jones sale dello 0,6% come l'S&P500, mentre il Nasdaq rimbalza dell'1% dopo una delle peggiori settimane degli ultimi tempi.
Oltre ai prezzi al consumo si registrano altre rilevazioni, a partire dal Pil francese: è cresciuto dello 0,3% nell'ultimo trimestre dell'anno, in linea con le attese. Su base annua il Pil transalpino registra una crescita dello 0,8 per cento. Parigi ha chiuso il 2013 con un deficit del 4,3%, maggiore rispetto alle previsioni del 4,1% ma sotto il 4,9% del 2012, mentre il debito è salito al 93,5%. Nettamente sopra le aspettative il dato sulle vendite al dettaglio in Germania: sono salite dell'1,3% mensile a febbraio contro previsioni di una flessione dello 0,5%. In Giappone, la produzione industriale si è contratta a sorpresa del 2,3% mensile a febbraio, contro l'atteso +0,3% e dopo il +3,8% di gennaio; da domani, per di più, scatterà il temuto aumento dell'Iva dal 5 all'8%. Netto calo, a 53,9 punti, per l'indice Pmi manifatturiero nipponico. Delude negli Usa l'indice Ism di Chicago, che scende a 55,9 punti.
Per le materie prime, l'oro inverte il trend di recupero che si era registrato in mattinata in Asia e tratta in leggera flessione a 1.293 dollari l'oncia. In rosso, alla chiusura dei mercati europei, anche il petrolio: a New York il Wti con consegna a maggio perde lo 0,2% a 101,4 dollari al barile, il Brent cede lo 0,2% a 107,8 dollari.
Dati che irrompono sui mercati finanziari che negli ultimi giorni hanno cercato di rientrare dallo scossone di inizio anno, nonostante gli elementi di tensione che l'hanno scatenato (dalla debolezza della Cina alla questione ucraina) restino tutti sul tavolo. Ma i listini sono tornati a salire e con la performance odierna le azioni asiatiche hanno recuperato buona parte di quanto lasciato sul terreno da inizio 2014, una "falsa partenza" che ha ricordato l'andamento di inizio 2009. Bisognerà aspettare, in settimana, anche le rilevazioni del Pmi tanto manifatturiero quanto composito per capire come procede la ripresa economica, che potrà orientare ulteriormente gli investitori (l'agenda dei mercati).
"Il primo trimestre è ormai finito e la maggior parte di noi è probabilmente contenta perché non si è trattato di un periodo facile: l'espansione della crescita economica, promessa, non è in realtà arrivata", spiegano gli economisti di JPMorgan Chase & Co. guidati a Sydney da Stephen Walters. "Restiamo abbastanza positivi sulle azioni perché crediamo che sia ancora abbastanza distante la fine del ciclo economico che di solito mette fine anche al rally azionario".
Dopo i record della scorsa settimana - con i Btp decennali ai minimi storici di rendimento sul mercato secondario e una serie di aste positive per il Tesoro - lo spread tra i titoli italiani e gli omologhi tedeschi è sotto quota 175 punti base con il rendimento dei Btp ai minimi al 3,29%. L'euro chiude in lieve rialzo sopra 1,37 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3780 dollari e a 141,99 yen. Tra la altre valute, si registra il rafforzamento della lira turca, che ha recuperato l'1,2% circa sul dollaro, a seguito della tenuta del partito del premier Erodogan nelle consultazioni amministrative, contestate dalle opposizioni.
A Piazza Affari il Ftse Mib conferma il progresso e chiude a +0,9% in area 21.700 punti, sospinto dal comparto bancario ai massimi dal maggio 2011. Proprio nel settore del credito, il Banco Popolare dà il via al valzer degli aumenti di capitale con un'operazione da 1,5 miliardi; da qui a luglio saranno ben 10 gli istituti che chiederanno circa 8 miliardi ai loro soci. Sotto i riflettori anche Mps dopo che la Fondazione ha ceduto un altro 6,5% della banca e siglato un patto parasociale sul 9% del capitale. Si guarda poi a Fiat, protagonista per due motivi: a Torino si riunisce l'assemblea dei soci in quella che potrebbe essere l'ultima occasione per approvare il bilancio in Italia. Con la nuova Fiat Chrysler Automobiles, infatti, la sede delle assemblee dovrebbe passare ad Amsterdam. Attesi poi i dati sulle immatricolazioni, che per l'Italia usciranno domani a mercati chiusi. Osservata anche Snam, che ha annunciato la possibile creazione di una joint venture con la belga Fluxys per unire gli asset internazionali.
Frenano i listini nel resto d'Europa: a Londra l'Ftse 100 cede lo 0,26%, a Parigi il Cac arretra dello 0,45%, mentre a Francoforte il Dax perde lo 0,33%. Positiva, invece, Wall Street: mentre in Europa gli scambi si concludono, il Dow Jones sale dello 0,6% come l'S&P500, mentre il Nasdaq rimbalza dell'1% dopo una delle peggiori settimane degli ultimi tempi.
Oltre ai prezzi al consumo si registrano altre rilevazioni, a partire dal Pil francese: è cresciuto dello 0,3% nell'ultimo trimestre dell'anno, in linea con le attese. Su base annua il Pil transalpino registra una crescita dello 0,8 per cento. Parigi ha chiuso il 2013 con un deficit del 4,3%, maggiore rispetto alle previsioni del 4,1% ma sotto il 4,9% del 2012, mentre il debito è salito al 93,5%. Nettamente sopra le aspettative il dato sulle vendite al dettaglio in Germania: sono salite dell'1,3% mensile a febbraio contro previsioni di una flessione dello 0,5%. In Giappone, la produzione industriale si è contratta a sorpresa del 2,3% mensile a febbraio, contro l'atteso +0,3% e dopo il +3,8% di gennaio; da domani, per di più, scatterà il temuto aumento dell'Iva dal 5 all'8%. Netto calo, a 53,9 punti, per l'indice Pmi manifatturiero nipponico. Delude negli Usa l'indice Ism di Chicago, che scende a 55,9 punti.
Per le materie prime, l'oro inverte il trend di recupero che si era registrato in mattinata in Asia e tratta in leggera flessione a 1.293 dollari l'oncia. In rosso, alla chiusura dei mercati europei, anche il petrolio: a New York il Wti con consegna a maggio perde lo 0,2% a 101,4 dollari al barile, il Brent cede lo 0,2% a 107,8 dollari.