Economia

Le vendite Usa sostengono i listini.
A Piazza Affari attesa per le nomine

I mercati guardano con preoccupazione al crollo del Nasdaq e temono lo scoppio di una nuova bolla tecnologica come nel marzo 2000. Ma i dati positivi sulle vendite al dettaglio Usa danno nuova spinta ai listini, mentre in Europa la produzione industriale cresce poco. Milano chiude a +0,5%. Occhi puntanti sull'Italia: mentre inizia il percorso del Def in Parlamento, il governo annuncerà i nuovi vertici delle controllate dal Tesoro. Tokyo scivola ancora

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MILANO - Avvio di settimana complicato per le principali Piazze europee che provano a rimbalzare dopo l'ultima difficile ottava, patiscono ancora la rinnovata tensione tra Ucraina e Russia ma registrano con favore l'andamento delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti. "Considerando il ritorno delle tensioni sul fronte geopolitico, la performance negativa delle Borse americane della scorsa settimana e le trimestrali Usa che sembrano non essere molto positive, gli investitori preferiscono tirare i remi in barca e attendere", commenta un analista. D'altra parte c'è molta preoccupazione intorno al crollo del Nasdaq: diversi addetti ai lavori temono che stia scoppiando la nuova bolla tecnologica, esattamente come successo nel marzo 2000. 

I dati americani erano particolarmente attesi: le vendite al dettaglio sono cresciute più delle attese a marzo (+1,1%), registrando il maggior balzo dal settembre del 2012. L'agenda di giornata era già ricca dei dati del Vecchio Continente. La Banca d'Italia ha registrato il nuovo record per il debito pubblico, mentre le entrate tributarie salgono leggermente nel giorno in cui il Tesoro apre il collocamento del Btp Italia. L'inflazione italiana ha confermato il suo ritmo debolissimo, ai minimi dall'ottobre del 2009, mentre nell'Eurozona la produzione industriale ha segnato solo un lieve aumento a febbraio (+0,2%) con ombre che si allungano proprio sul Belpaese, dove il dato è tornato negativo (-0,5%) dopo i progressi di gennaio. Oltre a questo, il Parlamento ha avviato l'esame del Def con le audizioni delle imprese, dei sindacati, degli enti locali e del commissario alla spending review, Carlo Cottarelli.

A Borse chiuse, invece, saranno presentate le liste dei candidati per le nomine delle società a partecipazione statale (Eni, Enel Finmeccanica e probabilmente Terna) con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio che assicura: "Puntiamo sulla parità uomini-donne, abbiamo scelto il meglio". In questo contesto, a Milano, Piazza Affari torna in positivo dopo aver limato oltre un punto percentuale: il Ftse Mib alla fine segna un progresso dello 0,55% dopo i dati Usa. Va al tappeto Bpm, che patisce con un -8,5% lo stop dei soci alla revisione della governance. Anche nel resto del Vecchio continente i listini rialzano la testa con l'andamento della Borsa Usa: Francoforte segna +0,26% finale, Londra +0,34% e  Parigi +0,43%. Quando in Europa terminano gli scambi, Wall Street è positiva: il Dow Jones rimbalza dello 0,7%, lo S&P500 recupera lo 0,85% e il Nasdaq, sotto forte pressione nelle ultime sedute, aggiunge l'1,1%.

L'euro chiude sopra quota 1,38 dollari, dopo le dichiarazioni del presidente della Bce, Mario Draghi, che nei giorni scorsi aveva avvertito che "un ulteriore rafforzamento del tasso di cambio richiederebbe ulteriori stimoli". La moneta europea passa di mano a 1,3815 dollari, euro(/yen a 140,70 e dollaro/yen a 101,85, mentre lo spread si restringe a quota 165 punti base con i titoli italiani che rendono il 3,17% sul mercato secondario e restano sopra quelli spagnoli.

In mattinata, la Borsa di Tokyo è scivolata ancora chiudendo gli scambi, al termine di una seduta volatile, in calo dello 0,36% per l'incertezza alimentata dalle perdite di Wall Street e dai timori su nuove turbolenze e instabilità in Ucraina. L'indice Nikkei, mossosi nel range di 120 punti circa, si ferma a quota 13.910,16, perdendone 49,89, con lo yen in salita su dollaro ed euro. Il presidente della Bce, Mario Draghi, nel fine settimana ha parlato all'Fmi di Washington di possibili "nuovi stimoli e politiche monetarie" per frenare l'euro.

Sul fronte delle materie prime, l'aumento della tensione in Ucraina e della contrapposizione fra Russia e Occidente spinge in alto i prezzi del petrolio. Alla chiusura dei mercati europei il Wti segna 103,8 dollari al barile, mentre il Brent aggiunge lo 0,5% a un passo da quota 108 dollari. Segno più per l'oro, che si avvicina a 1.330 dollari l'oncia con un progresso dello 0,8%. Al rialzo anche le quotazioni del palladio (+1,3% a 815,1 dollari): gli investitori temono eventuali sanzioni contro la Russia, il principale esportatore mondiale assieme al Sud Africa.