ROMA - In Italia c'è "ostilità" nei confronti di chi cerca di far pagare le tasse. Tuttavia, "se il contribuente ha dato prova sostanziale di buona fede e di lealtà nel suo rapporto con il fisco, ripagarlo con la moneta dell'accanimento formalistico significa venir meno a un obbligo morale di reciprocità". Lo ha detto, a quanto riporta l'Adnkronos, il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, in una lettera inviata il 17 aprile scorso ai direttori provinciali.
"Troppo odio contro chi vuole legalità". "Era prevedibile - scrive Befera - che un'azione di controllo sempre più incisiva e mirata avrebbe potuto suscitare malumori anche forti, perché stiamo andando, in alcuni casi per la prima volta, a intercettare situazioni rimaste a lungo al riparo dalla lente del fisco. Ed era anche abbastanza prevedibile che a questo stato d'animo si sarebbero accompagnate proteste assolutamente strumentali". "Un po' meno prevedibile, forse - continua il direttore dell'Agenzia - era l'esplodere di vere e proprie ostilità verso chi cerca solo di far applicare le regole che prevedono l'obbligo di pagare le tasse. Un obbligo il cui rispetto è essenziale per il funzionamento dello Stato e per la vita della collettività".
Un fisco più umano. Allo stesso tempo, però, continua Befera nella missiva, "se un accertamento non ha solido fondamento non va fatto e se da una verifica non emergono fatti o elementi concreti da contestare, non è corretto cercare a ogni costo pseudoinfrazioni formali da sanzionare solo per evitare che la verifica sembri essersi chiusa negativamente. Insomma", si legge, "se il contribuente ha dato prova sostanziale di buona fede e di lealtà nel suo rapporto con il fisco, ripagarlo con la moneta dell'accanimento formalistico significa venir meno a un obbligo morale di reciprocità, ed essere perciò scorretti nei suoi confronti. Allo stesso modo", conclude Befera, "non è ammissibile pretendere dal contribuente adempimenti inutili, ripetitivi, e defatiganti. E costituisce una grave inadempienza ritardare l'esecuzione di sgravi o rimborsi sulla cui spettanza non vi sono dubbi".
"Troppo odio contro chi vuole legalità". "Era prevedibile - scrive Befera - che un'azione di controllo sempre più incisiva e mirata avrebbe potuto suscitare malumori anche forti, perché stiamo andando, in alcuni casi per la prima volta, a intercettare situazioni rimaste a lungo al riparo dalla lente del fisco. Ed era anche abbastanza prevedibile che a questo stato d'animo si sarebbero accompagnate proteste assolutamente strumentali". "Un po' meno prevedibile, forse - continua il direttore dell'Agenzia - era l'esplodere di vere e proprie ostilità verso chi cerca solo di far applicare le regole che prevedono l'obbligo di pagare le tasse. Un obbligo il cui rispetto è essenziale per il funzionamento dello Stato e per la vita della collettività".
Un fisco più umano. Allo stesso tempo, però, continua Befera nella missiva, "se un accertamento non ha solido fondamento non va fatto e se da una verifica non emergono fatti o elementi concreti da contestare, non è corretto cercare a ogni costo pseudoinfrazioni formali da sanzionare solo per evitare che la verifica sembri essersi chiusa negativamente. Insomma", si legge, "se il contribuente ha dato prova sostanziale di buona fede e di lealtà nel suo rapporto con il fisco, ripagarlo con la moneta dell'accanimento formalistico significa venir meno a un obbligo morale di reciprocità, ed essere perciò scorretti nei suoi confronti. Allo stesso modo", conclude Befera, "non è ammissibile pretendere dal contribuente adempimenti inutili, ripetitivi, e defatiganti. E costituisce una grave inadempienza ritardare l'esecuzione di sgravi o rimborsi sulla cui spettanza non vi sono dubbi".