MILANO - I timori per la situazione in Ucraina e le parole di Janet Yellen diffondo debolezza sui mercati azionari, che dall'Europa a Wall Street risentono anche della riapertura pesante di Tokyo dopo una pausa per festività. Sugli investitori pesa anche il calo a sorpresa degli ordinativi delle fabbriche tedesche, che spiazza tutti e solleva dubbi sull'andamento della locomotiva economica europea: nel mese di marzo hanno evidenziato una battuta d'arresto mensile pari al -2,8%. Un dato nettamente inferiore al +0,6% di febbraio e al +0,4% stimato dagli analisti. Su base annualizzata la lettura si attesta al +1,5%, contro il +6,1% del mese precedente e al +4,3% atteso dal mercato.
Anche il presidente della Fed, Yellen, frena gli entusiasmi: parlando al Senato ha giudicato "tutt'altro che soddisfacenti" le condizioni del mercato del lavoro Usa e ha messo in guardia sui rischi derivanti dalla debolezza del mercato immobiliare e dalle tensioni geopolitiche. Ulteriori indicazioni negative sono arrivate dalla Francia, dove la produzione industriale di marzo registra un calo dello 0,7%. Il calo si è registrato nonostante un rialzo dell'industria manifatturiera che prosegue da alcuni mesi. L'indice Ifo del clima economico nella zona euro è invece salito da 119,9 punti a 123 punti nel secondo trimestre, raggiungendo il livello più alto dalla fine del 2007. Dagli Usa sono poi emersi i dati sull'andamento delle richieste di mutui: +5,3% nell'ultima settimana monitorata. Ambivalenti i dati sulla produttività, che cala dell'1,7% nel primo trimestre, mentre il costo del lavoro sale del 4,2% anche a seguito del leggero incremento delle retribuzioni.
In questo contesto, a Piazza Affari si segnala la reazione pesante di Fiat - sospesa in Borsa - alla presentazione di Segio Marchionne del piano industriale e alla chiusura del primo trimestre in rosso. Si guarda poi alla reazione di Finmeccanica, negativa dopo che nel primo trimestre ha registrato una perdita di 12 milioni ma a fronte di un portafoglio ordini cresciuto dell'11%. Il Ftse Mib chiude in calo dell'1,31%, mentre Londra manca di un soffio la parità (-0,03%). In rialzo gli altri listini europei: Parigi ha guadagnato lo 0,41% e Francoforte sale lo 0,57%. Chiusura contrastata per Wall Street, che registra anche le preoccupazioni di Yellen nonostante la promessa di una politica ancora accomodante: il Dow Jones avanza dello 0,72%, il Nasadq arretra dello 0,3%.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi tratta stabile sotto quota 155 punti base, mentre i titoli decennali italiani rendono il 3% sul mercato secondario. L'euro chiude in lieve rialzo a 1,3924 dollari e 141,61 yen, dopo aver toccato un nuovo massimo da due mesi sul biglietto verde a quota 1,3938 dollari. In mattinata, insieme alla crisi ucraina, il rafforzamento dello yen sul dollaro ha orientato al ribasso la Borsa di Tokyo fin dai primi scambi: in chiusura il bilancio è pesante e l'indice Nikkei cede il 2,93% a 14.033,45 punti. Anche sulle altre Piazze dell'Est l'umore è pesante: Sydney lima lo 0,9%, Hong Kong l'1%.
Sul versante delle materie prime, per il petrolio il contratto a giugno del greggio è in rialzo di 48 centesimi, lo 0,49%, a 99,99 dollari al barile. Nella settimana conclusa il 2 maggio le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono scese di 1,781 milioni di barili a 397,576 milioni, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 1,2 milioni di barili dopo l'aumento di 1,7 milioni di unità precedente. I future a giugno dell'oro arretano di 5,1 dollari, lo 0,4% a 1.303,50 dollari l'oncia.
Anche il presidente della Fed, Yellen, frena gli entusiasmi: parlando al Senato ha giudicato "tutt'altro che soddisfacenti" le condizioni del mercato del lavoro Usa e ha messo in guardia sui rischi derivanti dalla debolezza del mercato immobiliare e dalle tensioni geopolitiche. Ulteriori indicazioni negative sono arrivate dalla Francia, dove la produzione industriale di marzo registra un calo dello 0,7%. Il calo si è registrato nonostante un rialzo dell'industria manifatturiera che prosegue da alcuni mesi. L'indice Ifo del clima economico nella zona euro è invece salito da 119,9 punti a 123 punti nel secondo trimestre, raggiungendo il livello più alto dalla fine del 2007. Dagli Usa sono poi emersi i dati sull'andamento delle richieste di mutui: +5,3% nell'ultima settimana monitorata. Ambivalenti i dati sulla produttività, che cala dell'1,7% nel primo trimestre, mentre il costo del lavoro sale del 4,2% anche a seguito del leggero incremento delle retribuzioni.
In questo contesto, a Piazza Affari si segnala la reazione pesante di Fiat - sospesa in Borsa - alla presentazione di Segio Marchionne del piano industriale e alla chiusura del primo trimestre in rosso. Si guarda poi alla reazione di Finmeccanica, negativa dopo che nel primo trimestre ha registrato una perdita di 12 milioni ma a fronte di un portafoglio ordini cresciuto dell'11%. Il Ftse Mib chiude in calo dell'1,31%, mentre Londra manca di un soffio la parità (-0,03%). In rialzo gli altri listini europei: Parigi ha guadagnato lo 0,41% e Francoforte sale lo 0,57%. Chiusura contrastata per Wall Street, che registra anche le preoccupazioni di Yellen nonostante la promessa di una politica ancora accomodante: il Dow Jones avanza dello 0,72%, il Nasadq arretra dello 0,3%.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi tratta stabile sotto quota 155 punti base, mentre i titoli decennali italiani rendono il 3% sul mercato secondario. L'euro chiude in lieve rialzo a 1,3924 dollari e 141,61 yen, dopo aver toccato un nuovo massimo da due mesi sul biglietto verde a quota 1,3938 dollari. In mattinata, insieme alla crisi ucraina, il rafforzamento dello yen sul dollaro ha orientato al ribasso la Borsa di Tokyo fin dai primi scambi: in chiusura il bilancio è pesante e l'indice Nikkei cede il 2,93% a 14.033,45 punti. Anche sulle altre Piazze dell'Est l'umore è pesante: Sydney lima lo 0,9%, Hong Kong l'1%.
Sul versante delle materie prime, per il petrolio il contratto a giugno del greggio è in rialzo di 48 centesimi, lo 0,49%, a 99,99 dollari al barile. Nella settimana conclusa il 2 maggio le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono scese di 1,781 milioni di barili a 397,576 milioni, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 1,2 milioni di barili dopo l'aumento di 1,7 milioni di unità precedente. I future a giugno dell'oro arretano di 5,1 dollari, lo 0,4% a 1.303,50 dollari l'oncia.