ROMA. IL MERCATO in crisi, la beffa degli incentivi ecologici esauriti in pochi giorni, per chi le auto deve venderle non è certo un buon momento. Sarà per questo che Filippo Pavan Bernacchi, presidente della Federauto, l'associazione dei concessionari comincia ad alzare la voce ed ha appena definito gli incentivi il "Porcellum dell'auto".
Ma non pensa di esagerare?
"Macché. Una sola cosa è peggio di non fare nulla: adottare provvedimenti sbagliati. Per i privati gli incentivi riguarderanno circa l'1% del mercato e dureranno, stimiamo, dai 3 ai 5 giorni (lo scorso anno erano durati 4 ore). Per le aziende, esattamente come nel 2013, milioni di euro rimarranno non spesi. Questo in quanto le aziende, per avere diritto all'incentivo, devono rottamare una vettura con più di 10 anni. E sappiamo che i parchi auto aziendali vengono ammortizzati e sostituiti molto prima. Con l'aggravante che avevamo a disposizione la fotografia di quanto accaduto nel 2013".
E allora quale sarà il risultato secondo lei?
"Questi soldi li prenderanno dei clienti che avrebbero comunque acquistato vetture elettriche, ibride, a Gpl e a metano che avevano già registrato un boom, in virtù dei minori costi di esercizio. Lo Stato dunque butterà in 3 anni fino a 120 milioni, senza aver ottenuto né effetti sul mercato, né ai fini statistici, né ai fini dell'orientamento della domanda. In un momento storico dove ogni singolo euro statale dovrebbe essere accuratamente speso".
Qual è la vostra strategia e cosa chiedete?
"Noi chiediamo solo di poter fare impresa in Italia. I concessionari vivono o muoiono di consumi interni. Ma come imprenditori siamo vessati sia dalle tasse insostenibili sia dalla burocrazia. A questo si aggiunga che i prodotti che commercializziamo e assistiamo sono bersagliati da ogni tipo di tributo. In un circolo vizioso dove più tasse si traducono in minori consumi interni, minori posti di lavoro e quindi: ancora minori consumi interni. Abbiamo presentato un piano per il rilancio del settore che si declina in molte proposte. Obiettivo: alleggerire la pressione fiscale su chi acquista e utilizza un autoveicolo. Ne beneficerebbero non solo le centinaia di migliaia di lavoratori ora a rischio, ma la società intera che, con lo svecchiamento del circolante, disporrebbe di auto più sicure e meno inquinanti. E lo Stato introiterebbe più tasse perché disporrebbe dell'Iva e il bollo sui maggiori volumi".
C'è una reale possibilità di uscire dalla crisi?
"Gli autoveicoli e gli immobili sono i beni più costosi che possono acquistare le famiglie e le imprese. Per questo siamo legati a filo doppio con l'economia reale. Dalla crisi usciremo, questo è certo, il problema è quando. Ecco perché da qui alla ripresa sarebbe importante che lo Stato varasse delle norme finalizzate a sostenere le imprese, i consumi, e quindi il mondo del lavoro. Invertendo la tendenza e generando un circolo virtuoso. Più consumi interni = più lavoro e maggior introiti per lo Stato".
Pensate che si possa tornare a un mercato di 2 milioni di auto l'anno?
Secondo i maggiori analisti del nostro settore, con cui concordiamo, torneremo a 1.800.000 immatricolazioni circa nel 2018. Quasi quattro anni dove se nessuno farà qualcosa creeremo danni irreversibili alla nostra filiera che, lo ricordo, è determinate per il nostro Paese. È vero, la strada è in salita, ma con un po' di buon senso si potrebbe tornare a essere competitivi. Se si ha il coraggio di cambiare. Noi lo abbiamo, ogni singolo giorno".
Ma non pensa di esagerare?
"Macché. Una sola cosa è peggio di non fare nulla: adottare provvedimenti sbagliati. Per i privati gli incentivi riguarderanno circa l'1% del mercato e dureranno, stimiamo, dai 3 ai 5 giorni (lo scorso anno erano durati 4 ore). Per le aziende, esattamente come nel 2013, milioni di euro rimarranno non spesi. Questo in quanto le aziende, per avere diritto all'incentivo, devono rottamare una vettura con più di 10 anni. E sappiamo che i parchi auto aziendali vengono ammortizzati e sostituiti molto prima. Con l'aggravante che avevamo a disposizione la fotografia di quanto accaduto nel 2013".
E allora quale sarà il risultato secondo lei?
"Questi soldi li prenderanno dei clienti che avrebbero comunque acquistato vetture elettriche, ibride, a Gpl e a metano che avevano già registrato un boom, in virtù dei minori costi di esercizio. Lo Stato dunque butterà in 3 anni fino a 120 milioni, senza aver ottenuto né effetti sul mercato, né ai fini statistici, né ai fini dell'orientamento della domanda. In un momento storico dove ogni singolo euro statale dovrebbe essere accuratamente speso".
Qual è la vostra strategia e cosa chiedete?
"Noi chiediamo solo di poter fare impresa in Italia. I concessionari vivono o muoiono di consumi interni. Ma come imprenditori siamo vessati sia dalle tasse insostenibili sia dalla burocrazia. A questo si aggiunga che i prodotti che commercializziamo e assistiamo sono bersagliati da ogni tipo di tributo. In un circolo vizioso dove più tasse si traducono in minori consumi interni, minori posti di lavoro e quindi: ancora minori consumi interni. Abbiamo presentato un piano per il rilancio del settore che si declina in molte proposte. Obiettivo: alleggerire la pressione fiscale su chi acquista e utilizza un autoveicolo. Ne beneficerebbero non solo le centinaia di migliaia di lavoratori ora a rischio, ma la società intera che, con lo svecchiamento del circolante, disporrebbe di auto più sicure e meno inquinanti. E lo Stato introiterebbe più tasse perché disporrebbe dell'Iva e il bollo sui maggiori volumi".
C'è una reale possibilità di uscire dalla crisi?
"Gli autoveicoli e gli immobili sono i beni più costosi che possono acquistare le famiglie e le imprese. Per questo siamo legati a filo doppio con l'economia reale. Dalla crisi usciremo, questo è certo, il problema è quando. Ecco perché da qui alla ripresa sarebbe importante che lo Stato varasse delle norme finalizzate a sostenere le imprese, i consumi, e quindi il mondo del lavoro. Invertendo la tendenza e generando un circolo virtuoso. Più consumi interni = più lavoro e maggior introiti per lo Stato".
Pensate che si possa tornare a un mercato di 2 milioni di auto l'anno?
Secondo i maggiori analisti del nostro settore, con cui concordiamo, torneremo a 1.800.000 immatricolazioni circa nel 2018. Quasi quattro anni dove se nessuno farà qualcosa creeremo danni irreversibili alla nostra filiera che, lo ricordo, è determinate per il nostro Paese. È vero, la strada è in salita, ma con un po' di buon senso si potrebbe tornare a essere competitivi. Se si ha il coraggio di cambiare. Noi lo abbiamo, ogni singolo giorno".