Economia

Piazza Affari perde l'1,6% nel 'dividend day'.
Lo spread risale sopra 180 punti base

Dopo aver perso tre punti percentuali, Milano lima le perdite fino a cedere quanto dovuto dallo stacco delle cedole da 7 miliardi. Si amplia di nuovo lo spread, che torna a 180 punti. Incerte le altre Piazze Ue con Wall Street. Gli investitori si avvicinano al board della Bce del prossimo 5 giugno, che dovrà decidere gli interventi straordinari, guardando al Pil tedesco di fine settimana. Tokyo chiude debole

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MILANO - Giornata complicata per la Borsa italiana, che arriva a perdere oltre tre punti percentuali in mattinata, salvo poi contenere le vendite al -1,6% finale, poco più dell'effetto atteso come conseguenza della distribuzione di 7 miliardi di dividendi. Al netto delle cedole, dunque, si può dire che Piazza Affari termina gli scambi poco sotto la parità. Eppure nel corso della giornata non sono mancati i momenti di tensione, quando gli investitori sembravano di nuovo vendere massicciamente l'Italia sulla falsariga della tempesta generata giovedì scorso dalla pubblicazione dei dati negativi e inattesi sul Pil del primo trimestre. A differenza di quanto avvenuto in Borsa, i movimenti non sono rientrati sul versante obbligazionario: si è registrata una nuova fiammata dello spread, che è risalito in area 180 punti base con i Btp decennali che rendono il 3,15% sul mercato secondario. Quelli spagnoli sono ora ben lontani, con un differenziale sui tedeschi a quota 166.

Oltre alla maxi-distribuzione di dividendi, il listino principale milanese è stato in parte appesantito dalla performance del comparto bancario. Osservati speciali, poi, alcuni singoli titoli: scivola Generali dopo le indiscrezioni sull'avvio della dismissione del 4,59% del Leone di Trieste da parte della Cdp. Pesante Eni, che appunto stacca il dividendo ma soffre anche il riacutizzarsi delle tensioni in Libia, dove il Cane a Sei Zampe opera e che generano forte incertezza sulle estrazioni di petrolio e di gas. Si segnala poi la conferma del presidente della Fondazione Mps, Antonella Mansi, di lasciare l'incarico a giugno: "E' stata un'opportunità, non un mestiere" dice in un'intervista a Repubblica. Proseguono intanto le trattative dei soci di Lauro61/Camfin con Rosneft per l'ingresso dei russi nelle holding che stanno a monte di Pirelli: sono attese concludersi "in un breve arco di tempo", spiegano in una nota i soci.

Nel resto d'Europa la giornata va in archivio all'insegna della debolezza, con i listini che chiudono contrastati: Londra cede lo 0,16% finale, Francoforte aggiunge lo 0,31% in linea con Parigi, che si apprezza dello 0,3%. Si segnala il crollo in doppia cifra di AstraZeneca, che ha rifiutato definitivamente l'offerta da oltre 100 miliardi di dollari di Pfizer. Migliora leggermente Wall Street dopo una partenza in rosso: quando in Europa terminano gli scambi, il Dow Jones aggiuge lo 0,1%, mentre il Nasdaq e lo S&P 500 passano si rafforzano rispettivamente con +0,8% e +0,3%.

A livello globale, gli occhi degli investitori già si puntano sul meeting della Bce del prossimo 5 giugno, durante il quale Mario Draghi dovrebbe orientare il board verso un intervento straordinario a sostegno dell'economia, per combattere la deflazione e indebolire l'euro troppo forte. Nel frattempo, i dati macreoconomici più rilevanti della settimana sono previsti nel finale di ottava, soprattutto con l'andamento del Pil tedesco (l'agenda dei mercati).

In mattinata, in Giappone si è registrato il balzo degli ordini dei macchinari a marzo, saliti al passo record del 19,1% su febbraio, a 936,7 miliardi di yen (quasi 7 miliardi di euro). Si tratta del più ampio dato finora registrato in base alle serie delle statistiche ed era atteso dagli analisti, anche se non in queste dimensioni. Il balzo è avvenuto su effetto del rialzo dell'Iva, salita dal 5% all'8% dallo scorso primo aprile. Ma a preoccupare i listini dell'Est è l'ennesimo segnale di rallentamento della Cina, dove i prezzi delle case sono cresciuti a un ritmo inferiore alle aspettative ad aprile: le quotazioni immobiliari sono salite in 44 su 70 città censinte, al passo più rallentato da un anno e mezzo a questa parte. Sulla scorta di questo dato i listini asiatici hanno trattato deboli e alla fine Tokyo ha chiuso in ribasso: il Nikkei ha terminato la giornata con un calo dello 0,64%, a 14.006 punti dopo un avvio in rialzo sulla scia della buona chiusura di venerdì di Wall Street. A pesare sulla performance è stato anche il rafforzamento dello yen che, di riflesso, ha penalizzato i titoli delle aziende nipponiche esportatrici.

L'euro chiude sotto quota 1,37 dollari, mentre il biglietto verde arretra ai minimi da oltre tre mesi sullo yen. La moneta europea passa di mano a 1,3718 dollari, e a quota 138,8 sullo yen. Dal fronte macroeconomico emerge il dato Istat sull'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni in Italia: è aumentato, rispetto a febbraio, dell'1,9% ma è calato sull'anno dell'1,4%. Sempre a marzo, la produzione è amentata dello 0,6% su febbraio nell'Eurozona e dello 0,5% nell'Ue a 28 Paesi.

Quanto infine alle materie prime, si segnala che gli scontri in Libia fanno salire il prezzo del petrolio: alla chiusura dei mercati europei, le quotazioni del barile salgono dello 0,76% a 102,8 dollari al barile. I future dell'oro a giugno guadagnano mezzo punto percentuale circa in area 1.300 dollari l'oncia.