MILANO - "Ci stiamo incontrando sullo sfondo di una situazione economica complessa". Mario Draghi, presidente della Bce, ha aperto così il primo forum Bce a Sintra, in Portogallo. Nell'area dell'euro si registra, ha continuato, "una ripresa in lento consolidamento ma accompagnata da un calo graduale dei tassi di inflazione. Andamenti ciclici - dice Draghi - stanno interagendo con trend strutturali, in particolare con il processo di deleveraging del sistema bancario".
In vista della prossima riunione del board dell'Eurotower, il 5 giugno, Draghi apre a nuovi interventi monetari: "Non permetteremo che l'inflazione resti troppo bassa troppo a lungo. A fronte di un certo disallineamento tra la performance economica e l'inflazione, la risposta della politica monetaria deve essere considerata con attenzione e disegnata con precisione".
Secondo Draghi "c'è il rischio che le aspettative di disinflazione diventino radicate. Questo potrebbe spingere famiglie e imprese a rinviare la spesa in un classico ciclo deflazionistico". Il numero uno della Bce ha quindi ribadito che tutte le opzioni, e cioè allentamento attraverso strumenti convenzionali come i tassi di interesse, o di tipo straordinario come un massiccio programma di acquisto di asset o anche liquidità 'mirata' alle banche "sono attualmente oggetto di discussione nel consiglio direttivo della Bce".
Tuttavia, per Draghi, sono tre i nodi che "potrebbero richiedere una risposta. Prima di tutto, l'effetto congiunto di fattori esterni, compreso il tasso di cambio, sull'inflazione nell'Eurozona". In secondo luogo l'effetto di fattori interni, come il difficile accesso al credito in alcune aree e settori dell'area e, in terzo luogo, il rischio che questi effetti, assieme, possano portare a uno scenario predominante di inflazione eccessivamente bassa.
Se l'andamento del cambio e dei mercati monetari e dei capitali portano a un irrigidimento ingiustificato delle condizioni monetarie e finanziarie, "si dovrebbe ricorrere agli strumenti convenzionali, così da assicurare il giusto livello di accomodamento monetario desiderato dal consiglio", ha spiegato Draghi. All'altro capo delle risposte possibili "ci sarebbe un disallineamento prolungato dell'inflazione o delle attese dallo scenario di base previsto dalla bce". In questo caso, si dovrebbe "passare a un orientamento ancora più accomodante" e cioè a un "vasto piano di acquisto di asset".
Una situazione intermedia "sarebbe quella dove i limiti all'accesso al credito bancario interferiscano con la trasmissione della politica monetaria e ostacolino i risultati della nostra politica. Questo richiederebbe, da parte nostra, misure 'mirate'" a favore delle banche alle quali la Bce potrebbe fornire "una soluzione-ponte".
La messa a disposizione di liquidità a termine alle banche, direttamente sui bilanci attraverso operazioni di rifinanziamento, o fuori dal bilancio con l'acquisto di titoli abs nei loro portafogli, "potrebbe ridurre quei freni alla ripresa che sono causati da difficoltà temporanee di accesso al credito". In ogni caso, il nodo fondamentale in tutte queste opzioni, ha sottolineato draghi, è "il 'timing': dobbiamo stare attenti a possibili disallineamenti tra tutti questi andamenti" e il passo della ripresa, in particolare all'aumento della domanda di credito, alla solidità dei bilanci bancari e all'andamento dei mercati del capitale.
In vista della prossima riunione del board dell'Eurotower, il 5 giugno, Draghi apre a nuovi interventi monetari: "Non permetteremo che l'inflazione resti troppo bassa troppo a lungo. A fronte di un certo disallineamento tra la performance economica e l'inflazione, la risposta della politica monetaria deve essere considerata con attenzione e disegnata con precisione".
Secondo Draghi "c'è il rischio che le aspettative di disinflazione diventino radicate. Questo potrebbe spingere famiglie e imprese a rinviare la spesa in un classico ciclo deflazionistico". Il numero uno della Bce ha quindi ribadito che tutte le opzioni, e cioè allentamento attraverso strumenti convenzionali come i tassi di interesse, o di tipo straordinario come un massiccio programma di acquisto di asset o anche liquidità 'mirata' alle banche "sono attualmente oggetto di discussione nel consiglio direttivo della Bce".
Tuttavia, per Draghi, sono tre i nodi che "potrebbero richiedere una risposta. Prima di tutto, l'effetto congiunto di fattori esterni, compreso il tasso di cambio, sull'inflazione nell'Eurozona". In secondo luogo l'effetto di fattori interni, come il difficile accesso al credito in alcune aree e settori dell'area e, in terzo luogo, il rischio che questi effetti, assieme, possano portare a uno scenario predominante di inflazione eccessivamente bassa.
Se l'andamento del cambio e dei mercati monetari e dei capitali portano a un irrigidimento ingiustificato delle condizioni monetarie e finanziarie, "si dovrebbe ricorrere agli strumenti convenzionali, così da assicurare il giusto livello di accomodamento monetario desiderato dal consiglio", ha spiegato Draghi. All'altro capo delle risposte possibili "ci sarebbe un disallineamento prolungato dell'inflazione o delle attese dallo scenario di base previsto dalla bce". In questo caso, si dovrebbe "passare a un orientamento ancora più accomodante" e cioè a un "vasto piano di acquisto di asset".
Una situazione intermedia "sarebbe quella dove i limiti all'accesso al credito bancario interferiscano con la trasmissione della politica monetaria e ostacolino i risultati della nostra politica. Questo richiederebbe, da parte nostra, misure 'mirate'" a favore delle banche alle quali la Bce potrebbe fornire "una soluzione-ponte".
La messa a disposizione di liquidità a termine alle banche, direttamente sui bilanci attraverso operazioni di rifinanziamento, o fuori dal bilancio con l'acquisto di titoli abs nei loro portafogli, "potrebbe ridurre quei freni alla ripresa che sono causati da difficoltà temporanee di accesso al credito". In ogni caso, il nodo fondamentale in tutte queste opzioni, ha sottolineato draghi, è "il 'timing': dobbiamo stare attenti a possibili disallineamenti tra tutti questi andamenti" e il passo della ripresa, in particolare all'aumento della domanda di credito, alla solidità dei bilanci bancari e all'andamento dei mercati del capitale.