MILANO - Non succede di frequente, da tempo a questa parte. Ma almeno stavolta un marchio storico degli amari italiani, il gruppo Averna, passa di mano senza passare la frontiera: a comprare, come è stato annunciato in aprile e chiuso con successo ora, è stato infatti il gruppo Campari. Per la famiglia Averna, giunta alla quinta generazione, era arrivato il momento di passare il testimone a favore di un gruppo con spalle finanziarie più larghe e in grado di sostenerne lo sviluppo sui mercati esteri. E, differentemente da quanto era successo alla divisione dolciaria Pernigotti, ceduta da Averna nel luglio scorso ai turchi di Toksoz, stavolta l'acquirente è italiano.
Ed è stato il gruppo fondato quasi negli stessi anni, un secolo e mezzo fa, a rilevare le attività della famiglia Averna. Il marchio più noto, l'amaro medesimo, si narra sia nato da una ricetta di liquore di erbe donata da un monaco dell'ordine dei Cappuccini a Salvatore Averna, benefattore di Caltanissetta e commerciante di tessuti. Nei decenni a seguire il gruppo si è diversificato, non solo nel limoncello (Limoncetta) ma in un altro marchio molto conosciuto, l'amaro Braulio, completando così l'unità d'Italia nel digestivo, da Caltanissetta a Sondrio.
Per un marchio che resta in Italia, molti altri se ne vanno o comunque non tornano: proprio di recente è stata la volta dei marchi Ragu e Bertolli, già di proprietà del colosso dell'alimentazione Unilever e ceduti ai giapponesi di Mizkan per circa 1,6 miliardi di euro.
Considerando tutti i brand del gruppo Averna, si arriva ad una quota di mercato negli amari in Italia pari al 15%. Molto prestigio, dunque, ma volumi tutto sommato contenuti - 62 milioni di euro di vendite nette nel 2013 - di fronte a potenzialità probabilmente tanto più ampie, sopratutto in campo internazionale, che ora il gruppo Campari si prefigge di sviluppare. La chiusura formale dell'operazione, arrivata ora, valorizza l'intero gruppo Averna (debito compreso) a 103,75 milioni di euro. Per Campari peraltro oggi è stato il closing anche di un'altra acquisizione, quella della casa canadese di super-alcolici, sopratutto whisky: la Forty Creek Distillery, valutata complessviamente 133,75 milioni di euro.
Ed è stato il gruppo fondato quasi negli stessi anni, un secolo e mezzo fa, a rilevare le attività della famiglia Averna. Il marchio più noto, l'amaro medesimo, si narra sia nato da una ricetta di liquore di erbe donata da un monaco dell'ordine dei Cappuccini a Salvatore Averna, benefattore di Caltanissetta e commerciante di tessuti. Nei decenni a seguire il gruppo si è diversificato, non solo nel limoncello (Limoncetta) ma in un altro marchio molto conosciuto, l'amaro Braulio, completando così l'unità d'Italia nel digestivo, da Caltanissetta a Sondrio.
Per un marchio che resta in Italia, molti altri se ne vanno o comunque non tornano: proprio di recente è stata la volta dei marchi Ragu e Bertolli, già di proprietà del colosso dell'alimentazione Unilever e ceduti ai giapponesi di Mizkan per circa 1,6 miliardi di euro.
Considerando tutti i brand del gruppo Averna, si arriva ad una quota di mercato negli amari in Italia pari al 15%. Molto prestigio, dunque, ma volumi tutto sommato contenuti - 62 milioni di euro di vendite nette nel 2013 - di fronte a potenzialità probabilmente tanto più ampie, sopratutto in campo internazionale, che ora il gruppo Campari si prefigge di sviluppare. La chiusura formale dell'operazione, arrivata ora, valorizza l'intero gruppo Averna (debito compreso) a 103,75 milioni di euro. Per Campari peraltro oggi è stato il closing anche di un'altra acquisizione, quella della casa canadese di super-alcolici, sopratutto whisky: la Forty Creek Distillery, valutata complessviamente 133,75 milioni di euro.