Economia

Campari, fatturato in crescita,
ma frena la redditività

Il 2012 si è chiuso con un aumento delle vendite del 5,2% (e del 2,8% in termini di crescita organica), ma l'utile ha segnato un meno 1,6%. L'andamento negativo dell'Italia. Verrà proposto un dividendo invariato. Il titolo penalizzato in Borsa

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MILANO - Campari cresce, in particolare grazie alle acquisizioni (è stato comprato il rum giamaicano Lascelles deMercado), e continua ad andare a tutto gas negli Stati Uniti. Ma frena sul versante della redditività e manca le stime degli analisti. Da qui la debolezza del titolo in Borsa subito dopo l'annuncio dei risultati. Il numero uno del gruppo, Bob Kunze-Concewitz, ha commentato i risultati del 2012 con soddisfazione, pur in un contesto difficile ed ha annunciato per il 2013 "un altro anno difficile" per l'accentuarsi delle recessione nell'Eurozona, in parte compensata dall'andamento dei mercati nord americani e dai miglioramenti attesi in America latina. "Guardando al futuro, contiamo di essere ben equipaggiati per affrontare le sfide che ci attendono", ha commentato l'amministratore delegato.

Tornando ai dati 2012, il giro d'affari è crescito del 5,2% a quota 1.340,8 milioni, con una crescita organica del 2,8%, mentre l'Ebitda (margine operativo lordo) si è attestato a quota 320,2 milioni, in calo dell'1,7% e del 5,9% a cambi costanti. In diminuzione anche l'utile netto del gruppo, a 156,7 milioni, giù dell'1,6% in valori assoluti e del 6,9% a cambi costanti. Sulla redditività del gruppo ha pesato lo sforzo per l'acquisizione del rum in Giamaica, sia per oneri finanziari e imposte; senza contare queste voci l'utile rettificato risulta stabile (+0,1%). All'assemblea sarà proposto un dividendo invariato rispetto allo scorso anno, pari a 0,07 euro per azione.

Pesante l'apporto negativo dell'Italia. Nel panorama complessivo del gruppo, il nostro paese ormai pesa per il 29,2% in termini di vendite, rispetto al 31,6% di un anno fa e il contributo in termini di Ebit è pari al 24,9% contro il 28,9% del 2011: dunque si riduce l'incidenza del fatturato ma cala in misura anche maggiore l'apporto del nostro paese in termini di redditività, più modesta rispetto a quella espressa dagli Usa, dove sono più forti le vendite dei superalcolici (rispetto al mix di prodotti più venduti in Italia). Guardando ancora all'Italia, il fatturato 2012 è sceso del 2,9% a quota 391,1 milioni, mentre l'Ebit (il risutalto operativo lordo) si è ridotto del 12,1%.