Economia

Mercati europei deboli, spread in area 140.
L'Iraq preoccupa gli investitori, su il petrolio

Sui listini del Vecchio continente si conferma la fase di cautela, dopo la grande cavalcata in attesa delle mosse della Bce, poi confermate da Mario Draghi. Il rendimento dei Btp staziona sotto al 2,8%, ma tornano ad allontanarsi leggermente i titoli spagnoli. Intanto il petrolio sale al top da nove mesi sull'avanzata islamista che destabilizza l'area

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MILANO - L'ondata di acquisti sui mercati azionari, e in particolare su Milano, pare arrestata: gli investitori hanno smaltito l'attesa per le mosse della Bce, che ha finalmente annunciato una serie di interventi straordinari, e sembrano essere tornati alla "normale amministrazione" dei portafogli, sulla base degli spunti di giornata, in attesa dei nuovi spunti di lungo periodo. Sul comparto obbligazionario, invece, le aste di Bot e Btp della settimana hanno confermato l'appeal del debito pubblico italiano, che viene ormai ritenuto affidabile e ciononostante attraente perché remunerativo: un combinato che ha portato a nuovi minimi dei rendimenti in asta. Torna a restringersi, dopo l'allargamento della mattinata, lo spread tra Btp e Bund tedeschi: il differenziale di rendimento tra i decennali dell'Italia e della Germania - proprio mentre Bankitalia annuncia un nuovo record del debito pubblico - è stabile in area 140 punti base, con un rendimento al 2,78% per i titoli tricolori. Lo spread spagnolo rimane invece sotto quota 130 punti base.

Sulle Piazze internazionali, e sul comparto delle materie prime, si fa sentire l'acuirsi della tensione in Iraq, con gli islamisti estremi in pericolosa avanzata: i prezzi del greggio sono saliti ai picchi da nove mesi sulla paura per le riserve del secondo Paese produttore dell'Opec, in un'area strategica per l'intero Est. "Potenzialmente la tensione può passare a tutto il Medio Oriente, e si parla di un ammontare significativo di forniture giornaliere", spiega Michael McCarthy di Cmc Markets a Bloomberg. "I mercati si sono preoccupati per le possibili interruzioni di produzione in Libia, ma la situazione dell'Iraq è ben più seria".

In questo contesto i mercati azionari si muovono in ribasso: si salva Milano che dopo essere arrivata a perdere quasi l'1%, vira in positivo, prima di chiudere sulla parità (+0,01%). Seduta in rosso per Parigi che cede lo 0,24%, Francoforte che arretra dello 0,26% e Londra che perde lo 0,95%. A Piazza Affari c'è sempre il Monte dei Paschi, giunto alla fine della prima settimana di aumento di capitale, da monitorare. Bocciatura da parte di Mediobanca al piano industriale di Prelios: il target price scende da 0,6 a 0,54 euro. Altri giudizi in ribasso, ma questa volta da Exane, colpiscono le società delle reti, Terna e Snam: la prima scende da neutral ad underperform, la seconda da outperform a netural. In Borsa non c'è ancora, ma si segnala infine il passo avanti di Fincantieri verso la quotazione: la società di Fintecna ha ricevuto l'approvazione di Consob al prospetto informativo. Positiva Wall Street: quando chiudono i mercati europei il Dow Jones avanza dello 0,2% come il Nasdaq, mentre lo S&P500 recupera lo 0,3%.

Per gli investitori Usa non arrivano però indicazioni troppo incoraggianti: la fiducia dei consumatori misurata dall'indice Michigan si è attestata in giugno a 81,2 contro il 81,9 di maggio. Il dato è inferiore alle attese degli analisti, che scommettevano su 83. Peggio delle aspettative anche l'andamento dei prezzi alla produzione, in calo dello 0,2% a maggio. In Europa si guarda ai dati sull'inflazione: in Germania si conferma una deflazione dello 0,1% a maggio, con un raffronto annuo dei prezzi al +0,9%. In Spagna, invece, l'inflazione è invariata, sempre a maggio, su mese e del +0,2% su anno, mentre in Italia l'Istat conferma il calo delle stime preliminari. Nell'Eurozona l'occupazione sale dello 0,1% nel primo trimestre dell'anno, con il dato negativo dell'Italia (-0,1%); nell'area della moneta unica, inoltre, si registra una crescita del surplus commerciale a 15,7 miliardi. Il Giappone, in mattinata, ha rivisto al ribasso il dato della produzione industriale di aprile: a -2,8% dal -2,5% del dato preliminare. L'Ufficio governativo ha poi modificato il dato tendenziale, che passa a +3,8% dal +4,1% della stima preliminare.

Buone notizie arrivano invece dalla Cina, dove le vendite al dettaglio hanno mostrato a maggio un aumento del 12,5% rispetto all'anno prima. Il dato è migliore del +11,9% del mese precedente e delle stime degli analisti, ferme a un +12,1%. Restando in Oriente, ma guardando all'andamento del mercato borsistico, si registra l'inversione di marcia sul finale per la Piazza di Tokyo, che ha così archiviato la seduta in terreno positivo. Dopo un'apertura debole per le preoccupazione per la situazione in Iraq e lo yen forte, nella giornata in cui la Bank of Japan ha confermato la politica monetaria espansiva, l'indice Nikkei nel finale è riuscito ad approfittare del rimbalzo del dollaro. L'indice dei titoli guida ha così chiuso a +0,83% a 15,097 punti. Il più ampio indice Topix ha chiuso a +0,50% a 1.243,97 punti.

L'euro chiude in calo a 1,3528 dollari e 138,08 yen a causa delle tensioni in Iraq, che spingono gli operatori a investire in beni rifugio come il biglietto verde o la valuta nipponica. Attenzione ai movimenti della sterlina, che sale ai massimi da cinque anni con il discorso del governatore Mark Carney, che preannuncia l'avvicinarsi di un rialzo dei tassi.

Ancora le tensioni irachene spostano il corso delle materie prime: fanno avanzare le quotazioni dell'oro, tradizionale bene rifugio dei mercati. Il metallo con consegna immediata cresce dello 0,2% a 1275 dollari l'oncia. Il dilagare delle forze jihadiste dell'Isis spinge ancora al rialzo il petrolio. Sui circuiti di New York il light crude guadagna 17 cent a 106,70 dollari al barile. Il Brent di Londra, dopo aver toccato un massimo da nove mesi a 114,69 dollari al barile, sale di 9 cent a 113,11 dollari al barile.