Economia

Deludono gli ordini all'industria tedesca.
Nodo flessibilità Ue, listini cauti dopo i record

In Germania gli ordini all'industria sono scesi dell'1,7% a maggio, anche per le tensioni geopolitiche in Ucraina: listini Ue deboli. Lo spread in area 155 punti base nel giorno in cui Renzi incontra Barroso dopo le polemiche con i tedeschi sul rigore di bilancio. Milano termina in flessione dell'1,5%. Wall Street chiusa per l'Indipendence day dopo i nuovi record storici in scia ai dati sul mercato del lavoro: in una settimana sono affluiti 200 miliardi di dollari, il Dow ha infranto soglia 17mila punti

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MILANO - La sbornia degli investitori americani, che hanno trascinato Wall Street a livelli mai visti prima in scia agli ottimi dati sul mercato del lavoro, viene smaltita in Europa, dove anche la locomotiva Germania non riesce a tenere il passo dell'economia a stelle e strisce e anzi dà segni di rallentamento. Il dato macroeconomico più atteso di giornata, infatti, delude: a maggio gli ordini all'industria tedeschi sono scesi dell'1,7% congiunturale, un andamento poco sotto le attese degli analisti che, dopo l'aumento del 3,1% di aprile, si aspettavano un calo dell'1 per cento. Ha pesato soprattutto il fiato corto degli ordini interni (-2,5%), mentre quelli esteri sono diminuiti dell'1,2 per cento. Per gli analisti si sente anche l'incertezza dovuta alle vicine tensioni geopolitiche in Ucraina, anche se il giudizio della Banca centrale tedesca sulle prospettive economiche tedesche si mantiene favorevole; passa in ogni caso in secondo piano il balzo del 7,8% annuo.

Anche alla luce di questo dato i listini europei hanno avuto una seduta poco mossa, mentre sale il livello di scontro tra il premier italiano, Matteo Renzi, e i falchi del rigore della Bundesbank sull'applicazione della flessibilità sui conti pubblici: il presidente del Consiglio ha incontrato il presidente uscente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, tornando a mettere il tema della crescita sul tavolo. Secondo i dati Istat-Ifo-Insee, d'altra parte, la ripresa economica dell'Eurozona sarà flebile per i prossimi tre trimestri, con un aumento del Pil stimato in un modesto +0,3%. Si registra intanto un lieve miglioramento dei conti pubblici italiani, con il deficit del primo trimestre in contenimento rispetto al 2013. Dopo i progressi legati alle parole di Mario Draghi, che ha assicurato liquidità per famiglie e imprese, Milano ha trattato tutto il giorno in rosso, ampliando le perdite fino al -1,49% finale; vanno un po' meglio le altre europee, con Londra che chiude piatta (+0,01%), mentre Francoforte lima lo 0,22% e Parigi arretra dello 0,45% finale.

A Piazza Affari, con il comparto bancario in rosso, si è guardato al titolo Mediaset, che non è riuscito però a beneficiare della revisione del rating della sua controllata iberica Mediaset Espana. Il broker Hsbc ha infatti alzato il giudizio su Mediaset Espana portandolo al gradino neutral dal precedente underweight. Ieri Mediaset ha chiuso con un rialzo del 3,87% sull'indiscrezione riguardante la cessione del 22% di Digital Plus a Telefonica attraverso la controllata Mediaset Espana. Occhi puntati anche sul Monte dei Paschi: il nome di Divo Gronchi è accreditato della successione di Antonella Mansi in sella alla Fondazione.

L'euro chiude in calo sotto quota 1,36 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,3588 dollari, il cambio tra euro e yen si attesta a 138,65. Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si restringe in area 155 punti base. Il rendimento si attesta al 2,82%, mentre il differenziale tra Bonos spagnoli e Bund segna 139 punti per un tasso del 2,67%.

Ieri sera, per il secondo giorno di fila, Wall Street ha terminato le contrattazioni su nuovi record. Nella seduta - terminata in anticipo di tre ore in vista del giorno dell'Indipendenza di oggi, per il quale i listini restano chiusi -, è stato il settore industriale a finire sotto i riflettori, mentre le utility hanno ceduto. Gli investitori hanno ben accolto il rapporto sull'occupazione di giugno, risultato migliore delle stime con un tasso di senza lavoro sceso al 6,1%, ai livelli del pre-crisi, e 288mila nuovi posti creati. L'indice delle 30 blue chip ha finito così in rialzo di 92,41 punti, lo 0,54%, a quota 17.068,65, prima volta oltre la soglia psicologica di 17.000. L'S&P 500 ha aggiunto 10,81 punti, lo 0,55%, a quota 1.958,44. Il Nasdaq è salito di 28,19 punti, lo 0,63%, a quota 4.485,93 archiviando così la terza settimana di fila di guadagni.

Come nota Bloomberg, durante l'ottava - per quanto più corta del normale - gli investitori hanno fatto affluire 200 miliardi di dollari sulla Borsa americana, spinti anche dalla garanzia delle Banche centrali di essere sempre pronte a sostenere la crescita, sebbene la Bce non abbia poi toccato le politiche monetarie. Per il Dow Jones, comunque, da inizio anno il saldo è positivo 'solo' del 3%: l'andamento pesante di colossi come Boeing, Goldman Sachs o General Electric non ha permesso la listino di tenere il passo dello S&P500, che è cresciuto del 7,4% nello stesso periodo.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi in rialzo dello 0,58%, in scia ai nuovi record di Wall Street sostenuti dai positivi dati sull'occupazione Usa di giugno, caratterizzati dalla creazione di 288.000 posti e dai senza lavoro scesi al 6,1%. L'indice Nikkei ha guadagnato 88,84 punti e, risalendo ai massimi degli ultimi cinque mesi, si è attestato a quota 15.437,13.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio cede lo 0,3% a 103,78 dollari al barile mentre l'oro si stabilizza a 1.321 dollari l'oncia.