Economia

Bond e scaglioni per salvare il fotovoltaico.
Anatocismo, valanga di richieste di stop

Presentati gli emendamenti al dl Competitività, l'attenzione dei partiti si concentra soprattutto sullo "spalma-incentivi" e sul pagamento degli interessi di interessi. Anche il Pd presenta una proposta di stop a quest'ultima prassi, ma prevale la cautela: "Non daremo battaglia". Martedì mattina al via l'esame di ammissibilità sulle 1.600 modifiche

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MILANO - Entra nel vivo la discussione parlamentare sui provvedimenti contenuti nel dl Competitività e il tiro dei partiti si alza sulla questione degli incentivi al fotovoltaico e dell'anatocismo, ovvero il pagamento (o l'incasso) degli interessi sugli interessi nei rapporti bancari. Sul primo punto, dalla lettura degli emendamenti presentati emergono proposte quali i bond per salvare gli incentivi agli impianti fotovoltaici o l'introduzione di scaglioni di potenza per cercare di ripartire diversamente l'onere della rinuncia alla remunerazione pubblica. Sul secondo versante, invece, prevale la richiesta di bloccare l'anatocismo e sopprimere l'articolo relativo: la proposta, certificata in un emendamento, arriva anche dal Partito Democratico. Proprio il Pd si è spaccato al suo interno sulla questione degli interessi, e non è un caso che il capogruppo in Commissione Industria al Senato, Salvatore Tomaselli, specifichi che non c'è intenzione di dare battaglia sul punto, ma dialogare con il governo. Chi segue da vicino i lavori, infatti, vede prevalere la volontà di applicare la norma, con i giusti correttivi tecnici, che in effetti è presente in tutto l'Occidente e vale tanto per gli interessi attivi che per quelli passivi. Martedì mattina è arrivata la prima scrematura: restano validi 1.200-1.300 proposte di modifica, dopo la scrematura di inammissibili e doppioni, ma l'obiettivo è arrivare alle 300 proposte più significative per i gruppi. L'approdo in aula è calendarizzato per il 21 luglio.

La lotta del solare. Emergono nel frattempo gli indirizzi presi dai gruppi parlamentari, che hanno messo nero su bianco le proposte - tutte da vagliare - per cercare di evitare il taglio agli incentivi previsto dal decreto legge Competitività per recuperare risorse per abbassare la bolletta energetica ad altri soggetti. Si tratta del provvedimento conosciuto meglio come "taglia-bollette", che si propone di arrivare alla riduzione del 10 per cento del costo dell’elettricità per le Pmi. Tra i risparmi previsti per finanziare il taglio, ci sono anche le sforbiciate agli incentivi al fotovoltaico, sotto forma di allungamento dei tempi con cui vengono assegnati: si passerebbe da 20 a 24 anni, per gli impianti di potenza nominale sopra 200 kW, con una riduzione dell'incentivo che va dal 25% per gli impianti con 12 anni residui al 17% per chi è oltre i 19 anni.

Una proposta che ha portato sulle barricate i rappresentanti di categoria, che si trovano per l'ennesima volta a denunciare il possibile collasso del sistema, come avvenuto periodicamente in tempi di rinnovo dei vari Conti Energia. Questa volta, il problema si presenta perché in questo modo si rivedrebbero meccanismi di remunerazione che in molti casi hanno permesso di finanziare al 100% gli investimenti, con ritorni garantiti nell'ordine del 10-12%.

Dagli emendamenti depositati presso le Commissioni, emergono i possibili correttivi. In primo luogo è folta la schiera di chi chiede la soppressione dell'articolo, che passa dall'ex grillino Orellana per Maran di Scelta Civica, tiene dentro il Partito Democratico con Laura Puppato e il Nuovo Centro Destra con Bruno Mancuso, solo per citarne alcuni.

All'ipotesi più radicale fanno seguito altre più costruttive. Tre emendamenti-fotocopia siglati rispettivamente come primi firmatari da Merloni (Pi), Mancuso e Puppato prevedono infatti l'introduzione di obbligazioni per salvare gli incentivi. Si tratta di riprendere la proposta di Confindustria e che era già stata vagliata dal ministro dello Sviluppo economico Zanonato. Secondo la proposta, per contenere la voce A3 delle bollette (quella che spesa gli incentivi) e insieme non togliere fondi alle imprese si propone di andare "sul mercato mediante l’emissione di obbligazioni". Queste possono durare "fino a 30 anni, in modo da consentire di contenere nel breve e medio termine l’onere annuo della componente A3 in tariffa, attraverso un allungamento nel lungo termine della raccolta tariffaria". Al Gse è dato mandato di emettere i titoli, al Mise l'individuazione del fabbisogno e dei termini delle emissioni. Con Zanonato, il problema che fece decadere la proposta fu l'incremento del debito.

Al Pd e al suo capogruppo Salvatore Tommaselli fa capo la proposta di non far valere lo "spalma incentivi" per gli impianti che accettino una riduzione dell'incentivo rispettivamente al 3% per quelli tra 200 e 500 kW, al 4,5% tra 500 e 1 mW e al 6% per quelli di potenza superiore. Ancora, altri propongono invece di eliminare il limite minimo a 200 kW - sopra il quale si applica la rimodulazione degli incentivi - per allargare così la platea e rendere il "male" più comune possibile. Dai Democriatici arriva anche l'idea di ampliare la Robin tax, l'addizionale Ires per il settore energetico, ad altri soggetti oggi esclusi e raccimolare così risorse buone per aprire il paracadute sui pannelli. A firma Scalia ci sono due emendamenti che prevedono di eliminare la retroattività e ridurre il peso della misura sul fotovoltaico, spalmandola su tutte le fonti di energia rinnovabile incentivate.

Di nuovo Mancuso firma una proposta alternativa, che di fatto rimodula la percentuale di riduzione degli incentivi (sempre spalmati in 24 anni) dal 16% per un periodo residuo di 12 anni all'8% oltre i 19 anni. Nella proposta si prevede di alzare l'erogazione degli incentivi da parte del Gse, rispetto al testo base, dal 90 al 98% della producibilità media annua stimata per gli impianti, salvo poi conguagliare entro la fine di giugno dell'anno successivo. Anche in questo caso, come nel testo base, si prevede la garanzia dello Stato, attraverso la Cdp, per permettere alle imprese coinvolte di ottenere finanziamenti bancari pari al 'mancato incentivo'. Altre proposte ancora abbassano la soglia di 'auto-rinuncia' a parte degli incentivi, che non fa scattare l'allungamento a 24 anni. In pratica, se l'impresa si taglia del 2% l'anno l'incentivo evita di vederselo spalmato, mentre nel testo base la quota era all'8%.

A giudicare dagli altri emendamenti, in Commissione si potrà lavorare sulla dimensione degli impianti (alcuni parlano di 1.000 kW di base, a fronte di un innalzamento al 15% della quota di rinuncia per chi vuole evitare lo spalmamento). Sul fuoco c'è poi il tema della Carbon Tax, sollevato in una proposta a firma Martelli, che prevede una graduale sostituzione del gettito gravante sui consumi di gas ed elettricità con "un'accisa sulla produzione o importazione dei prodotti energetici utilizzati ai fini della produzione di energia elettrica, determinata in misura proporzionale al contenuto di carbonio dei medesimi".

Sul tema dell'anatocismo, come accennato, sono molti gli emendamenti che puntano alla soppressione dell'articolo. Vengono firmati praticamente da tutte le forze politiche, anche se il Pd ha già specificato che "non darà battaglia in Senato". Il capogruppo Tomaselli ha ricordato che anche il Pd ha depositato emendamenti per sopprimere la norma che reintroduce la possibilità di capitalizzare gli interessi, ma ha precisato: "Non ne facciamo una questione ideologica o di principio, l'obiettivo è quello di aprire una discussione con il governo" per individuare misure che alleggeriscano i costi bancari per le imprese e i cittadini. "L'anatocismo è un tema molto contrastato, in audizione Bankitalia ha difeso la norma, sono motivazioni formali ineccepibili - ha sottolineato Tomaselli - ma anche se abbiamo presentato l'emendamento soppressivo quello che intendiamo ottenere è di aprire una discussione sul peso che le imprese e i cittadini sopportano a causa dei costi bancari. Pagano ancora troppo". La scorsa settimana invece il presidente della commissione bilancio della camera, Francesco Boccia, sempre del Pd, aveva sferrato un duro attacco contro la mano "sconosciuta" che aveva introdotto nel decreto la norma sull'anatocismo, annunciando battaglia a montecitorio.