MILANO - I venti di guerra mettono in difficoltà le Borse europee già provate dalla recessione italiana e dalle parole di Mario Draghi che ha chiesto ai paesi dell'Eurozona di cedere "sovranità all'Ue per le riforme strutturali". Ieri sera, poi, il presidente americano Barack Obama ha "autorizzato bombardamenti aerei mirati in Iraq per colpire i terroristi e proteggere il personale americano". Lo ha annunciato lo stesso Obama nella notte aggiungendo di aver autorizzato anche il lancio di aiuti umanitari a favore della popolazione irachena in difficoltà. "Bombarderemo i jihadisti se necessario e se avanzeranno verso la città di Erbil", ha aggiunto il presidente americano parlando in diretta tv, spiegando che gli Usa sono costretti ad agire "per evitare un genocidio".
In questo contesto il record di esportazioni cinesi riesce solo parzialmente a sostenere i mercati: i volumi di Pechino sono cresciuti del 14,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, segnando un raddoppio rispetto al dato finale dello scorso mese di giugno, quando erano al 7,2%. Bene anche la Germania, dove la bilancia commerciale ha registrato a giugno un surplus corrente di 15 miliardi di euro, mentre il surplus commerciale si è attestato a 16,2 miliardi di euro. Lo ha reso noto oggi l'ufficio federale di statistica. L'export, nello stesso mese, ha registrato un aumento dello 0,3% mentre le importazioni sono aumento del 4,5%.
A Milano Piazza Affari inverte la rotta e chiude in rialzo dello 0,33%, mentre Londra ha lasciato sul terreno lo 0,4%, Franconforte lo 0,31% e Parigi lo 0,1%. A Wall Street il Dow Jones sale dello 0,4%, il Nasdaq dello 0,2%, mentre l'S&P 500 è invariato. Sul listino italiano crollano Tod's all'indomani dei conti e Mps che ieri ha raggiunto l'accordo per 1.300 esuberi volontari. Torna a scendere lo spread intorno a quota 175 punti con i Btp decennali che rendono il 2,81%. In mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in forte calo in scia alla presa di posizione di Obama sull'Iraq: dopo un'apertura in territorio negativo il listino giapponese ha accelerato in ribasso a metà seduta, arrivando a perdere oltre il 3% per chiudere in calo del 2,98%. Per il maggiore indice giapponese si tratta del calo più ampio dallo scorso 14 marzo.
Sul fronte delle materie prime, netto rialzo per le quotazioni del petrolio dopo l'annuncio del presidente Usa Obama: i contratti sul greggio Wti con scadenza a settembre guadagnano 1,41 dollari a 98,04 dollari il barile. Il Brent sale a 106,85 dollari. Le quotazioni dell'oro sono in rialzo: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,5% a 1.318 dollari l'oncia. L'euro resta sotto 1,34 dollari dopo che ieri Mario Draghi si è espresso con cautela sulla moneta europea, sostenendo che uno sgonfiamento è possibile. L'euro passa di mano a 1,3360 dollari, euro/yen a 135,95 e dollaro/yen a 101,75.
In questo contesto il record di esportazioni cinesi riesce solo parzialmente a sostenere i mercati: i volumi di Pechino sono cresciuti del 14,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, segnando un raddoppio rispetto al dato finale dello scorso mese di giugno, quando erano al 7,2%. Bene anche la Germania, dove la bilancia commerciale ha registrato a giugno un surplus corrente di 15 miliardi di euro, mentre il surplus commerciale si è attestato a 16,2 miliardi di euro. Lo ha reso noto oggi l'ufficio federale di statistica. L'export, nello stesso mese, ha registrato un aumento dello 0,3% mentre le importazioni sono aumento del 4,5%.
A Milano Piazza Affari inverte la rotta e chiude in rialzo dello 0,33%, mentre Londra ha lasciato sul terreno lo 0,4%, Franconforte lo 0,31% e Parigi lo 0,1%. A Wall Street il Dow Jones sale dello 0,4%, il Nasdaq dello 0,2%, mentre l'S&P 500 è invariato. Sul listino italiano crollano Tod's all'indomani dei conti e Mps che ieri ha raggiunto l'accordo per 1.300 esuberi volontari. Torna a scendere lo spread intorno a quota 175 punti con i Btp decennali che rendono il 2,81%. In mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in forte calo in scia alla presa di posizione di Obama sull'Iraq: dopo un'apertura in territorio negativo il listino giapponese ha accelerato in ribasso a metà seduta, arrivando a perdere oltre il 3% per chiudere in calo del 2,98%. Per il maggiore indice giapponese si tratta del calo più ampio dallo scorso 14 marzo.
Sul fronte delle materie prime, netto rialzo per le quotazioni del petrolio dopo l'annuncio del presidente Usa Obama: i contratti sul greggio Wti con scadenza a settembre guadagnano 1,41 dollari a 98,04 dollari il barile. Il Brent sale a 106,85 dollari. Le quotazioni dell'oro sono in rialzo: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,5% a 1.318 dollari l'oncia. L'euro resta sotto 1,34 dollari dopo che ieri Mario Draghi si è espresso con cautela sulla moneta europea, sostenendo che uno sgonfiamento è possibile. L'euro passa di mano a 1,3360 dollari, euro/yen a 135,95 e dollaro/yen a 101,75.