MILANO - I mercati credono nel sostegno prolungato della Federal Reserve all'economia americana, che mostra importanti segnali di rafforzamento a differenza di quanto stia avvennedo in Europa. I toni emersi dai verbali della riunione di fine luglio sono piuttosto netti: si paventa un innalzamento dei tassi d'interesse relativamente veloce, anche se gli investitori sono tranquillizzati dal fatto che il costo del denaro rimarrà a livelli minimi "ancora a lungo" dopo la fine degli acquisti di bond da parte della Fed. In ogni caso, secondo il panel di trader di Bloomberg la percentuale di chi vede un innalzamento dei tassi d'interesse entro il luglio 2015 è salita dal 48 al 52% dopo la pubblicazione dei verbali.
Wall Street comunque scommette sull'economia americana e il sostegno della Fed e tratta ancora al rialzo, spingendo agli acquisti gli investitori Ue: alla chiusura l'indice Dow Jones segna +0,36% a 17.039 punti. Il Nasdaq avanza dello 0,12% a 4.532 punti.
L'attenzione del mercato già si dirige all'incontro annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole, che si svolge da oggi a sabato. L'attesa è che il capo della Fed, Janet Yellen, che parlerà venerdì, mostri ancora preoccupazione per un mercato del lavoro debole, nonostante dati macro piuttosto incoraggianti.
In una giornata avara di appuntamenti spiccano una serie di dati macroeconomici. Tra questi si segnalano l'indice Pmi composito dell'Eurozona di agosto, importante perché anticipa il ciclo economico attraverso i giudizi dei direttori degli acquisti: è in calo a 52,8 ad agosto, ai minimi da due mesi, a fronte del 53,8 di luglio (oltre 50 indica comunque espansione economica). In Francia i dati sono in chiaroscuro, visto che migliora l'indice Pmi dei servizi (da 50,4 a 51,1 punti), ma peggiora il manifatturiero (da 47,8 a 46,5). In Germania, la tenuta è migliore del previsto: il Pmi composito scende a 54,9 punti da 55,7 di luglio, contro attese per un calo a 54,6 punti. Segnali opachi arrivano anche dalla fiducia dei consumatori dell'Eurozona, che nella stima flash cala di 1,6 punti a -10 ad agosto. Negli Stati Uniti, le richieste di sussidi per la disoccupazione sono scese di 14mila unità a quota 298mila; il dato è leggermente migliore delle previsioni a 303mila. Oltre le aspettative anche l'indice della Fed di Philadelphia per agosto, che sale a 28 punti, il superindice dell'economia (+0,9%) e la vendita di case esistenti (+2,4% a luglio). Anche il Pmi manifatturiero è salito nettamente, in agostom a 58 punti da 55,8 in luglio: si tratta del livello più alto in oltre quattro anni, esattamente dall'aprile del 2010.
In Europa, i listini si rafforzano come detto in scia a Wall Street. Milano amplia il rialzo e termina con un guadagno del 2,06%, di nuovo sopra 20mila punti e migliore in Europa. Londra chiude in crescita dello 0,33%, Francoforte aggiunge lo 0,93% e Parigi aggiunge l'1,23%. A Piazza Affari continua a tenere banco la vicenda di Luxottica, una delle poche aziende di dimensione globale rimasta in mano italiana: la società ha precisato su richiesta Consob che dall'ad uscente, Andrea Guerra, non è stata fatta alcuna comunicazione al cda, ma "prosegue il confronto". Tra le blue chip, in rally A2A (+8,07%), seguita dalle banche con lo spread stabile in area 160 punti: Bpm +6,73%, Ubi +4,48%, Banco Popolare +4,06%, Intesa Sanpaolo +3,34%.
In mattinata si è registrato il sorprendente dato dalla Cina diffuso questa notte e relativo all'attività manifatturiera. L'indice preliminare Pmi di Hsbc è sceso ad agosto a 50,3 punti dai 51,7 di luglio, ai minimi da tre mesi. Gli analisti si attendevano invece un calo molto meno marcato in area 51,5 punti. La statistica ribalta i dati positivi giunti nella prima parte dell'estate da Pechino e dimostra la difficoltà evidenziata nelle ultime settimane dalle aziende dell'area: si avvicina la soglia dei 50 punti, che rappresenta lo spartiacque tra contrazione ed espansione economica. La stessa rilevazione è arrivata anche dal Giappone, dove l'indice Pmi manifatturiero è risultato in rialzo ad agosto in Giappone ben al di sopra della quota 50 punti: quota 52,4 punti dai 50,5 punti di luglio, al livello più alto dal marzo scorso.
Anche sulla scorta di questi dati la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, mentre l'Asia nel suo complesso ha sofferto dopo una buona striscia positiva: l'indice Nikkei ha archiviato gli scambi con un progresso dello 0,85% a 15.586,20 punti. A favorire i listini nipponici l'indebolimento dello yen.
L'euro chiude debole, schiacciato ancora dalla possibilità che gli Usa rialzino prima del previsto i tassi d'interesse: segnale di forza economica. La moneta unica passa di mano a 1,3286 dollari e a 137,84 yen. L'euro aveva toccato un minimo di 1,3241 dollari. Il biglietto verde guadagna qualcosa sulla valuta nipponica a 103,72 yen. Sul mercato dei titoli di Stato, lo spread tra Btp e Bund veleggia sotto quota 160 punti base. Il rendimento del Btp decennale è al 2,58%.
Quanto alle materie prime, il petrolio a New York è debole alla chiusura dei mercati europei: le quotazioni scendono dello 0,45 per cento a 101 dollari al barile per il Brent e si stabilizzano a 96 dollari per il Wti. L'oro a dicembre aplia le perdite, giunte al quinto giorno consecutivo: cede l'1,2% a 1.279 dollari l'oncia.
Wall Street comunque scommette sull'economia americana e il sostegno della Fed e tratta ancora al rialzo, spingendo agli acquisti gli investitori Ue: alla chiusura l'indice Dow Jones segna +0,36% a 17.039 punti. Il Nasdaq avanza dello 0,12% a 4.532 punti.
L'attenzione del mercato già si dirige all'incontro annuale dei banchieri centrali a Jackson Hole, che si svolge da oggi a sabato. L'attesa è che il capo della Fed, Janet Yellen, che parlerà venerdì, mostri ancora preoccupazione per un mercato del lavoro debole, nonostante dati macro piuttosto incoraggianti.
In una giornata avara di appuntamenti spiccano una serie di dati macroeconomici. Tra questi si segnalano l'indice Pmi composito dell'Eurozona di agosto, importante perché anticipa il ciclo economico attraverso i giudizi dei direttori degli acquisti: è in calo a 52,8 ad agosto, ai minimi da due mesi, a fronte del 53,8 di luglio (oltre 50 indica comunque espansione economica). In Francia i dati sono in chiaroscuro, visto che migliora l'indice Pmi dei servizi (da 50,4 a 51,1 punti), ma peggiora il manifatturiero (da 47,8 a 46,5). In Germania, la tenuta è migliore del previsto: il Pmi composito scende a 54,9 punti da 55,7 di luglio, contro attese per un calo a 54,6 punti. Segnali opachi arrivano anche dalla fiducia dei consumatori dell'Eurozona, che nella stima flash cala di 1,6 punti a -10 ad agosto. Negli Stati Uniti, le richieste di sussidi per la disoccupazione sono scese di 14mila unità a quota 298mila; il dato è leggermente migliore delle previsioni a 303mila. Oltre le aspettative anche l'indice della Fed di Philadelphia per agosto, che sale a 28 punti, il superindice dell'economia (+0,9%) e la vendita di case esistenti (+2,4% a luglio). Anche il Pmi manifatturiero è salito nettamente, in agostom a 58 punti da 55,8 in luglio: si tratta del livello più alto in oltre quattro anni, esattamente dall'aprile del 2010.
In Europa, i listini si rafforzano come detto in scia a Wall Street. Milano amplia il rialzo e termina con un guadagno del 2,06%, di nuovo sopra 20mila punti e migliore in Europa. Londra chiude in crescita dello 0,33%, Francoforte aggiunge lo 0,93% e Parigi aggiunge l'1,23%. A Piazza Affari continua a tenere banco la vicenda di Luxottica, una delle poche aziende di dimensione globale rimasta in mano italiana: la società ha precisato su richiesta Consob che dall'ad uscente, Andrea Guerra, non è stata fatta alcuna comunicazione al cda, ma "prosegue il confronto". Tra le blue chip, in rally A2A (+8,07%), seguita dalle banche con lo spread stabile in area 160 punti: Bpm +6,73%, Ubi +4,48%, Banco Popolare +4,06%, Intesa Sanpaolo +3,34%.
In mattinata si è registrato il sorprendente dato dalla Cina diffuso questa notte e relativo all'attività manifatturiera. L'indice preliminare Pmi di Hsbc è sceso ad agosto a 50,3 punti dai 51,7 di luglio, ai minimi da tre mesi. Gli analisti si attendevano invece un calo molto meno marcato in area 51,5 punti. La statistica ribalta i dati positivi giunti nella prima parte dell'estate da Pechino e dimostra la difficoltà evidenziata nelle ultime settimane dalle aziende dell'area: si avvicina la soglia dei 50 punti, che rappresenta lo spartiacque tra contrazione ed espansione economica. La stessa rilevazione è arrivata anche dal Giappone, dove l'indice Pmi manifatturiero è risultato in rialzo ad agosto in Giappone ben al di sopra della quota 50 punti: quota 52,4 punti dai 50,5 punti di luglio, al livello più alto dal marzo scorso.
Anche sulla scorta di questi dati la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, mentre l'Asia nel suo complesso ha sofferto dopo una buona striscia positiva: l'indice Nikkei ha archiviato gli scambi con un progresso dello 0,85% a 15.586,20 punti. A favorire i listini nipponici l'indebolimento dello yen.
L'euro chiude debole, schiacciato ancora dalla possibilità che gli Usa rialzino prima del previsto i tassi d'interesse: segnale di forza economica. La moneta unica passa di mano a 1,3286 dollari e a 137,84 yen. L'euro aveva toccato un minimo di 1,3241 dollari. Il biglietto verde guadagna qualcosa sulla valuta nipponica a 103,72 yen. Sul mercato dei titoli di Stato, lo spread tra Btp e Bund veleggia sotto quota 160 punti base. Il rendimento del Btp decennale è al 2,58%.
Quanto alle materie prime, il petrolio a New York è debole alla chiusura dei mercati europei: le quotazioni scendono dello 0,45 per cento a 101 dollari al barile per il Brent e si stabilizzano a 96 dollari per il Wti. L'oro a dicembre aplia le perdite, giunte al quinto giorno consecutivo: cede l'1,2% a 1.279 dollari l'oncia.