MILANO - I mercati europei faticano a risollevare la testa dopo la debolezza di ieri, legata a doppio filo con il riesplodere del conflitto ucraino quando sembrava che una soluzione diplomatica potesse essere vicina, ma si scontrano con i dati macro. Il mondo economico continua ad andare a due velocità da una sponda all'altra dell'Atlantico: l'Europa arranca, anche con la sua 'punta di diamante' tedesca, mentre gli Usa corrono. Motivo per cui mai come in questi mesi le politiche delle rispettive banche centrali si prospettano divergenti: da una parte la stretta monetaria della Fed, dall'altra la disponibilità della Bce ad allargare i cordoni. Restano questi i cardini intorno ai quali ruotano le aspettative degli investitori.
L'agenda presenta oggi rilevazioni importanti per il Vecchio Continente, a cominciare dall'andamento dell'inflazione che conferma il rallentamento: i prezzi della zona con la moneta unica crescono solo dello 0,3% ad agosto e possono convincere la Bce di Mario Draghi che è il momento di intervenire. Dalla Germania arrivano nuove indicazioni di debolezza: crollano a luglio le vendite al dettaglio: -1,4% su giugno, contro il +0,1% che ci si aspettava. Rispetto al 2013 la crescita è stata dello 0,7%. L'Italia è protagonista negativa con il tasso di disoccupazione, che torna a crescere a luglio al 12,6%, mentre la dinamica dei prezzi scivola in deflazione e il Pil del secondo trimestre conferma la recessione.
Dagli Stati Uniti si registrano segnali in chiaroscuro dai redditi personali, che sono cresciuti in luglio dello 0,2% dopo il +0,5% di giugno (dato rivisto), leggermente al di sotto delle stime medie degli analisti. Nello stesso mese le spese sono calate dello 0,1% (+0,4% nel mese precedente) contro attese degli analisti di un leggero aumento. Indicazioni per Janet Yellen, in sella alla Fed, che vuole vedere una chiara ripresa del mondo del lavoro (e dei redditi) prima della stretta monetaria. Bene invece la fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan, che sale oltre le attese in agosto a 82,5 punti.
I mercati Ue chiudono così incerti, perdendo la spinta di inizio giornata: Francoforte riesce a terminare a +0,08%, Londra sale dello 0,2% e Parigi dello 0,34%. Dopo lo scatto iniziale, anche Wall Street è contrastata: alla chiusura dei mercati europei lo S&P è in leggero recupero a quota 2mila punti, il Dow Jones è invariato sopra 17mila e il Nasdaq aggiunge lo 0,4%. Riesce a tenere Milano, che chiude in rialzo dello 0,54% spinta da Ferragamo - che ieri ha dato risultati ottimi a mercati chiusi -, e da Fiat: il Lingotto può chiudere la fusione con Chrysler perché le richieste di recesso pervenute sono sotto la soglia di 500 milioni, che avrebbe bloccato il piano. In tenuta Telecom, dopo la sconfitta contro Telefonica per la conquista di Gvt da Vivendi.
Si stabilizza lo spread fra Btp e Bund tedeschi: il differenziale di rendimento si porta a 155 punti base, in calo rispetto alla chiusura di ieri a quota 157, con il rendimento dei decennali italiani che sul secondario al 2,43%. Il differenziale tra spagnoli e tedeschi è più stretto di una ventina di punti base. Ieri si è registrata un'impennata dei rendimenti dei titoli di Stato dopo un periodo di netti ribassi, in seguito alle parole di Draghi sulla disponibilità della Bce a una politica accomodante pronunciate da Jackson Hole. I mercati hanno nuovamente soppesato le sue dichiarazioni, mentre i falchi tedeschi come Wolfgang Schaeuble cercano di minimizzare la loro portata. L'euro in lieve ripresa sul dollaro a fine seduta dopo un avvio in calo. La moneta unica, che si era ulteriormente indebolita rispetto alla valuta statunitense dopo il dato di ieri sul Pil Usa, ha guadagnato leggermente e si attesta a 1,3178, con un picco a 1,3195, dopo aver toccato anche quota 1,3159.
Nuovo record negativo, intanto, per il rublo contro il dollaro: il timore di nuove sanzioni lo spinge a quota 37 contro il biglietto verde.
Chiusura in flessione in mattinata per la Borsa di Tokyo. Al termine di una seduta tutta in territorio negativo l'indice Nikkei ha concluso gli scambi a 15.424,59 punti, in flessione dello 0,2% sulla chiusura precedente. A pesare sono stati i dati macroeconomici diffusi oggi in Giappone, ma anche la debolezza del dollaro rispetto allo yen e le tensioni geopolitiche legate al riacutizzarsi della crisi usso-ucraina hanno contribuito a deprimere gli scambi. Frena infatti l'inflazione nipponica a luglio: il tasso nazionale è sceso al 3,4% rispetto al 3,6% di giugno. Su base mensile invece la variazione è risultata nulla. L'inflazione 'core' si è attestata al +3,3%, invariata rispetto a giugno. In crescita, invece, il tasso di disoccupazione con un 3,8% a luglio dal 3,7% precedente, livello che gli analisti credevano stabile. Negativo anche il dato sulla produzione industriale, che è cresciuta solo dello 0,2% mensile a luglio.
Quanto infine alle materie prime, il petrolio apre in rialzo a New York, dove le quotazioni salgono dello 0,57% a 95,09 dollari al barile. L'oro a dicembre cede lo
0,22% a 1.287 dollari l'oncia.
L'agenda presenta oggi rilevazioni importanti per il Vecchio Continente, a cominciare dall'andamento dell'inflazione che conferma il rallentamento: i prezzi della zona con la moneta unica crescono solo dello 0,3% ad agosto e possono convincere la Bce di Mario Draghi che è il momento di intervenire. Dalla Germania arrivano nuove indicazioni di debolezza: crollano a luglio le vendite al dettaglio: -1,4% su giugno, contro il +0,1% che ci si aspettava. Rispetto al 2013 la crescita è stata dello 0,7%. L'Italia è protagonista negativa con il tasso di disoccupazione, che torna a crescere a luglio al 12,6%, mentre la dinamica dei prezzi scivola in deflazione e il Pil del secondo trimestre conferma la recessione.
Dagli Stati Uniti si registrano segnali in chiaroscuro dai redditi personali, che sono cresciuti in luglio dello 0,2% dopo il +0,5% di giugno (dato rivisto), leggermente al di sotto delle stime medie degli analisti. Nello stesso mese le spese sono calate dello 0,1% (+0,4% nel mese precedente) contro attese degli analisti di un leggero aumento. Indicazioni per Janet Yellen, in sella alla Fed, che vuole vedere una chiara ripresa del mondo del lavoro (e dei redditi) prima della stretta monetaria. Bene invece la fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan, che sale oltre le attese in agosto a 82,5 punti.
I mercati Ue chiudono così incerti, perdendo la spinta di inizio giornata: Francoforte riesce a terminare a +0,08%, Londra sale dello 0,2% e Parigi dello 0,34%. Dopo lo scatto iniziale, anche Wall Street è contrastata: alla chiusura dei mercati europei lo S&P è in leggero recupero a quota 2mila punti, il Dow Jones è invariato sopra 17mila e il Nasdaq aggiunge lo 0,4%. Riesce a tenere Milano, che chiude in rialzo dello 0,54% spinta da Ferragamo - che ieri ha dato risultati ottimi a mercati chiusi -, e da Fiat: il Lingotto può chiudere la fusione con Chrysler perché le richieste di recesso pervenute sono sotto la soglia di 500 milioni, che avrebbe bloccato il piano. In tenuta Telecom, dopo la sconfitta contro Telefonica per la conquista di Gvt da Vivendi.
Si stabilizza lo spread fra Btp e Bund tedeschi: il differenziale di rendimento si porta a 155 punti base, in calo rispetto alla chiusura di ieri a quota 157, con il rendimento dei decennali italiani che sul secondario al 2,43%. Il differenziale tra spagnoli e tedeschi è più stretto di una ventina di punti base. Ieri si è registrata un'impennata dei rendimenti dei titoli di Stato dopo un periodo di netti ribassi, in seguito alle parole di Draghi sulla disponibilità della Bce a una politica accomodante pronunciate da Jackson Hole. I mercati hanno nuovamente soppesato le sue dichiarazioni, mentre i falchi tedeschi come Wolfgang Schaeuble cercano di minimizzare la loro portata. L'euro in lieve ripresa sul dollaro a fine seduta dopo un avvio in calo. La moneta unica, che si era ulteriormente indebolita rispetto alla valuta statunitense dopo il dato di ieri sul Pil Usa, ha guadagnato leggermente e si attesta a 1,3178, con un picco a 1,3195, dopo aver toccato anche quota 1,3159.
Nuovo record negativo, intanto, per il rublo contro il dollaro: il timore di nuove sanzioni lo spinge a quota 37 contro il biglietto verde.
Chiusura in flessione in mattinata per la Borsa di Tokyo. Al termine di una seduta tutta in territorio negativo l'indice Nikkei ha concluso gli scambi a 15.424,59 punti, in flessione dello 0,2% sulla chiusura precedente. A pesare sono stati i dati macroeconomici diffusi oggi in Giappone, ma anche la debolezza del dollaro rispetto allo yen e le tensioni geopolitiche legate al riacutizzarsi della crisi usso-ucraina hanno contribuito a deprimere gli scambi. Frena infatti l'inflazione nipponica a luglio: il tasso nazionale è sceso al 3,4% rispetto al 3,6% di giugno. Su base mensile invece la variazione è risultata nulla. L'inflazione 'core' si è attestata al +3,3%, invariata rispetto a giugno. In crescita, invece, il tasso di disoccupazione con un 3,8% a luglio dal 3,7% precedente, livello che gli analisti credevano stabile. Negativo anche il dato sulla produzione industriale, che è cresciuta solo dello 0,2% mensile a luglio.
Quanto infine alle materie prime, il petrolio apre in rialzo a New York, dove le quotazioni salgono dello 0,57% a 95,09 dollari al barile. L'oro a dicembre cede lo
0,22% a 1.287 dollari l'oncia.