MILANO - L'Italia non fa progressi sul fronte della competitività e resta 49esima nella classifica 2014 ad hoc stilata dal World Economic Forum. Il Belpaese continua ad essere schiacciato dal peso dell'inefficienza del governo, delle tasse, della burocrazia, dalla lentezza della giustizia, dal debito pubblico e dalla rigidità del mercato del lavoro.
L'ente svizzero che organizza il forum di Davos si mostra per altro fiducioso sulla possibilità che il programma di riforma in corso, "se attuato adeguatamente" aiuti a risollevare le sorti della competitività del paese. La Penisola si piazza intanto alle spalle di Turchia, Malta e Panama e fa solo di un soffio meglio del Kazakisthan, restando dietro a tutti i big del mondo industrializzato. Al primo posto della graduatoria si conferma la Svizzera, per il sesto anno consecutivo davanti a Singapore e agli Stati Uniti, che riguadagnano il terzo posto a scapito della Finlandia. La Germania perde una posizione ed è quinta.
Infografiche: tutti gli indici
Nella "top 10" seguono il Giappone (con un miglioramento di tre posti), poi Hong Kong, Olanda, Regno Unito e Svezia. La Francia resta 23esima, dopo avere perso posizioni per 4 anni, la Spagna si conferma 35esima, mentre il Portogallo fa un balzo di 15 posizioni, arrivando al 36esimo posto.
Sono sei i Paesi europei tra i primi 10, il che sottolinea ancor più la posizione di retroguardia dell'Italia. Posizione per altro mantenuta - pari di capire dallo studio - con una certa fatica, visto che il Wef sottolinea che la conferma è avvenuta "nonostante il peggioramento del funzionamento delle sue istituzioni" (106esimo posto su 144 paesi) e la bassa 'votazione' sull'efficienza del governo (143esima, quindi penultima), le continue preoccupazioni per l'elevato debito pubblico, la grande rigidità del mercato del lavoro (136esima) che ostacola la creazione di occupazione e che "rende difficile un uso efficiente dei talenti del paese". Posizioni di coda anche per la fiducia nei politici (139esimo posto), la burocrazia (142esimo), la trasparenza della politica e l'efficienza del sistema giudiziario (143esima), senza dimenticare il 132esimo posto per il crimine organizzato.
Inoltre le aziende italiane, in particolare le pmi, continuano a soffrire delle difficoltà di accesso al finanziamento (139esimo posto) che assieme all'elevato peso della tassazione (134esimo) incidono negativamente sulla capacità di investimento. L'attuale programma di riforma - nota in ogni caso il Wef - "se sarà attuato adeguatamente, dovrebbe aiutare a risolvere alcune delle debolezze del paese e permettere all'Italia di fare leva sui suoi punti di forza" tra cui vi sono la 'sofisticazione del business' (25esima), aiutata dal primo posto per lo sviluppo dei distretti industriali, il buon potenziale di innovazione (39esima) e il suo ampio e diversificato mercato (12esimo).
La mappa della competitività
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L'ente svizzero che organizza il forum di Davos si mostra per altro fiducioso sulla possibilità che il programma di riforma in corso, "se attuato adeguatamente" aiuti a risollevare le sorti della competitività del paese. La Penisola si piazza intanto alle spalle di Turchia, Malta e Panama e fa solo di un soffio meglio del Kazakisthan, restando dietro a tutti i big del mondo industrializzato. Al primo posto della graduatoria si conferma la Svizzera, per il sesto anno consecutivo davanti a Singapore e agli Stati Uniti, che riguadagnano il terzo posto a scapito della Finlandia. La Germania perde una posizione ed è quinta.
Infografiche: tutti gli indici
Nella "top 10" seguono il Giappone (con un miglioramento di tre posti), poi Hong Kong, Olanda, Regno Unito e Svezia. La Francia resta 23esima, dopo avere perso posizioni per 4 anni, la Spagna si conferma 35esima, mentre il Portogallo fa un balzo di 15 posizioni, arrivando al 36esimo posto.
Sono sei i Paesi europei tra i primi 10, il che sottolinea ancor più la posizione di retroguardia dell'Italia. Posizione per altro mantenuta - pari di capire dallo studio - con una certa fatica, visto che il Wef sottolinea che la conferma è avvenuta "nonostante il peggioramento del funzionamento delle sue istituzioni" (106esimo posto su 144 paesi) e la bassa 'votazione' sull'efficienza del governo (143esima, quindi penultima), le continue preoccupazioni per l'elevato debito pubblico, la grande rigidità del mercato del lavoro (136esima) che ostacola la creazione di occupazione e che "rende difficile un uso efficiente dei talenti del paese". Posizioni di coda anche per la fiducia nei politici (139esimo posto), la burocrazia (142esimo), la trasparenza della politica e l'efficienza del sistema giudiziario (143esima), senza dimenticare il 132esimo posto per il crimine organizzato.
Inoltre le aziende italiane, in particolare le pmi, continuano a soffrire delle difficoltà di accesso al finanziamento (139esimo posto) che assieme all'elevato peso della tassazione (134esimo) incidono negativamente sulla capacità di investimento. L'attuale programma di riforma - nota in ogni caso il Wef - "se sarà attuato adeguatamente, dovrebbe aiutare a risolvere alcune delle debolezze del paese e permettere all'Italia di fare leva sui suoi punti di forza" tra cui vi sono la 'sofisticazione del business' (25esima), aiutata dal primo posto per lo sviluppo dei distretti industriali, il buon potenziale di innovazione (39esima) e il suo ampio e diversificato mercato (12esimo).
La mappa della competitività
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