MILANO - Il consiglio direttivo della Bce "è pronto a intervenire ulteriormente, se necessario, in conformità con il suo mandato di mantenere la stabilità dei prezzi", garantisce il presidente della Banca centrale Mario Draghi, che però - intervenendo alla cena di gala dell'Eurofi a Milano - avverte: "Nessuno stimolo monetario o fiscale può avere successo se non accompagnato dalle giuste politiche strutturali" che "favoriscono la crescita potenziale e infondono fiducia". Draghi ha avvertito che "siamo di fronte a una serie di condizioni, ovvero bassa crescita e bassa inflazione, debito elevato e alto tasso di disoccupazione, che possono essere affrontate solo attraverso azioni concordate su entrambi i lati, della domanda e dell'offerta dell'economia". Non ci sarà ripresa sostenibile in assenza di un aumento degli investimenti, avverte dunque il capo della Banca europea, ribadendo il messaggio lanciato ad agosto alla riunione di Jackson Hole. "Un deciso incremento degli investimenti - ha detto - è essenziale per portare l'inflazione in maggiore prossimità dei livelli auspicati, per stimolare l'economia e ridurre la disoccupazione. Solo se le politiche strutturali, di bilancio e monetarie procedono di pari passo, l'area dell'euro assisterà al recupero degli investimenti".
"Ciò di cui abbiamo bisogno - sottolinea Draghi - è un'applicazione coerente e credibile del Patto di stabilità e crescita nel tempo e in tutti paesi". Per quanto riguarda i governi, questi devono lavorare a "una composizione più favorevole alla crescita delle politiche di bilancio, riducendo il carico fiscale e la riduzione delle spese correnti improduttive". "In parallelo" agli investimenti privati "può essere utile avviare un dibattito sulla politica di bilancio globale della zona euro, al fine di aumentare gli investimenti pubblici dove ci sia spazio fiscale per farlo". "A questo proposito - ha precisato Draghi - può giocare un ruolo complementare l'Ue nel sostenere la ripresa degli investimenti privati. Pertanto accolgo con favore il pacchetto di 300 miliardi di euro annunciato dal presidente entrante della Commissione, Jean-Claude Junker, due mesi fa".
Dopo la crisi del 2007 l'Europa ha fatto passi avanti ma manca ancora uno sforzo per la crescita e l'occupazione, ha notato - intervenendo sempre al termine dell'Eurofi - il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, spiegando che si può fare di meglio se coordiniamo meglio le politiche nazionali con quelle dell'Unione. Padoan segue la falsariga di del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, quando ribadisce che la strategia proposta dal semestre italiano di presidenza dell'Ue poggia su tre pilastri: migliorare l'integrazione del mercato interno, riforme strutturali con strumenti di benchmarking e raccomandazioni per singoli paesi; investimenti.
D'altra parte "i dati più recenti sul quadro macroeconomico sono stati deludenti ancora una volta, probabilmente perché non si è capito che il quadro è cambiato in modo così radicale da richiedere un cambiamento di approccio. L'Europa - ha spiegato Padoan - ha reagito alla crisi con un consistente sforzo nel consolidamento di bilancio che ha prodotto importanti risultati che vanno preservati. Il passo successivo ha riguardato la riduzione della frammentazione dei mercati finanziari, producendo l'unione bancaria. I test sul sistema bancario europeo aumenteranno la fiducia nella stabilità del nostro sistema finanziario. Questo intervento renderà più efficaci le politiche monetarie".
Padoan conta dunque all'Ecofin di domani e all'Eurogruppo di sabato di concordare con i partner europei una serie di analisi e punti fissi comuni: oltre alle riforme e agli investimenti che dovrebbero avere una regia europea, il ministro dell'Economia vorrebbe far spostare il carico fiscale dalle imposte dirette, indicare l'importanza cruciale della "credibilità delle politiche" di riforma, creazione di un fondo europeo per sfruttare al massimo l'effetto leva delle risorse di Bei e banche di investimento nazionali (in Italia la Cdp) "con la possibilità di rafforzare il capitale disponibile".
Quando al finanziamento delle piccole e medie imprese, l'Ue potrebbe lavorare favorendo regole comuni sui minibond: "Il settore pubblico - ha aggiunto Padoan - può aiutare il finanziamento di infrastrutture, favorendo investimenti privati".
"Ciò di cui abbiamo bisogno - sottolinea Draghi - è un'applicazione coerente e credibile del Patto di stabilità e crescita nel tempo e in tutti paesi". Per quanto riguarda i governi, questi devono lavorare a "una composizione più favorevole alla crescita delle politiche di bilancio, riducendo il carico fiscale e la riduzione delle spese correnti improduttive". "In parallelo" agli investimenti privati "può essere utile avviare un dibattito sulla politica di bilancio globale della zona euro, al fine di aumentare gli investimenti pubblici dove ci sia spazio fiscale per farlo". "A questo proposito - ha precisato Draghi - può giocare un ruolo complementare l'Ue nel sostenere la ripresa degli investimenti privati. Pertanto accolgo con favore il pacchetto di 300 miliardi di euro annunciato dal presidente entrante della Commissione, Jean-Claude Junker, due mesi fa".
Dopo la crisi del 2007 l'Europa ha fatto passi avanti ma manca ancora uno sforzo per la crescita e l'occupazione, ha notato - intervenendo sempre al termine dell'Eurofi - il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, spiegando che si può fare di meglio se coordiniamo meglio le politiche nazionali con quelle dell'Unione. Padoan segue la falsariga di del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, quando ribadisce che la strategia proposta dal semestre italiano di presidenza dell'Ue poggia su tre pilastri: migliorare l'integrazione del mercato interno, riforme strutturali con strumenti di benchmarking e raccomandazioni per singoli paesi; investimenti.
D'altra parte "i dati più recenti sul quadro macroeconomico sono stati deludenti ancora una volta, probabilmente perché non si è capito che il quadro è cambiato in modo così radicale da richiedere un cambiamento di approccio. L'Europa - ha spiegato Padoan - ha reagito alla crisi con un consistente sforzo nel consolidamento di bilancio che ha prodotto importanti risultati che vanno preservati. Il passo successivo ha riguardato la riduzione della frammentazione dei mercati finanziari, producendo l'unione bancaria. I test sul sistema bancario europeo aumenteranno la fiducia nella stabilità del nostro sistema finanziario. Questo intervento renderà più efficaci le politiche monetarie".
Padoan conta dunque all'Ecofin di domani e all'Eurogruppo di sabato di concordare con i partner europei una serie di analisi e punti fissi comuni: oltre alle riforme e agli investimenti che dovrebbero avere una regia europea, il ministro dell'Economia vorrebbe far spostare il carico fiscale dalle imposte dirette, indicare l'importanza cruciale della "credibilità delle politiche" di riforma, creazione di un fondo europeo per sfruttare al massimo l'effetto leva delle risorse di Bei e banche di investimento nazionali (in Italia la Cdp) "con la possibilità di rafforzare il capitale disponibile".
Quando al finanziamento delle piccole e medie imprese, l'Ue potrebbe lavorare favorendo regole comuni sui minibond: "Il settore pubblico - ha aggiunto Padoan - può aiutare il finanziamento di infrastrutture, favorendo investimenti privati".