EDIMBURGO - L'ultimo sondaggio anzi gli ultimi sondaggi, perché sono ben tre, sullo Scotsman, principale quotidiano scozzese, sul Telegraph e sul Times, assegnano la vittoria ai "no" all'indipendenza tutti con la stessa percentuale, 52 a 48 per cento. Ma gli esperti di rilevamenti statistici ammoniscono che il margine è stretto, gli incerti sono ancora tanti e dalle urne potrebbe arrivare il risultato opposto, come del resto è accaduto quando Alex Salmond, premier del governo autonomo scozzese e leader del partito indipendentista, ha portato il suo partito a vincere due elezioni in Scozia contro i pronostici dell'ultima ora. La vigilia del referendum non scioglie dunque l'incertezza che dura da un paio di settimane, quando i "sì" hanno cominciato ad avvicinarsi ai "no" nei sondaggi e poi, dieci giorni or sono, per la prima volta li hanno superati di misura. Le due parti preparano i comizi conclusivi: poi domani si va alle urne, fino alle 10 di sera. Quindi seguirà una lunga notte di attesa, perché per ora Bbc e altri network dicono che non faranno exit poll, per cui si saprà con certezza chi ha prevalso soltanto verso l'alba di venerdì. Anche per questo a Edimburgo i pub hanno deciso di restare aperti tutta la notte fra giovedì e venerdì, decisione che suscita qualche apprensione tra le forze dell'ordine per il rischio che, tra il nervosismo di sapere chi ha vinto e un crescente grado alcolico, scoppino disordini e violenze fra i sostenitori dei due campi.
Le ultime ore hanno visto gruppi di ragazzi e ragazze (per la prima volta votano anche i 16enni) girare per Edimburgo scrivendo con il gessetto "yes" su tutti i marciapiedi e i muri della città. I giovani sono i più entusiasti sostenitori della campagna per l'indipendenza; la cui leadership li sta utilizzando anche per influenzare genitori e nonni, che potrebbero essere più propensi al "no", con slogan come "dite loro di votare il vostro futuro". Sulle vetrine di molti negozi, uffici e shopping center della capitale scozzese si vedono però forse più poster che esortano al "no" - a protezione di commercio e posti di lavoro che secondo la maggioranza degli economisti potrebbero essere a rischio in caso di indipendenza.
Intanto nel partito conservatore si affilano già i coltelli contro David Cameron. Se vinceranno i "sì" verrà accusato di avere smembrato il Regno Unito e ci saranno sul premier forte pressioni a dimettersi. Ma verrà contestato anche se vinceranno i "no" all'indipendenza, con l'accusa di avere offerto troppa autonomia e troppi soldi alla Scozia per convincerla a restare legata alla Gran Bretagna, oltre che di avere condotto una campagna referendaria nevrotica, prima sottovalutando il pericolo dell'indipendenza, poi facendosi prendere dal panico nelle settimane finali.
Sul referendum dice la sua anche Bill Clinton: l'ex-presidente americano si schiera per il "no", affermando che "una forte autonomia locale ma senza arrivare alla secessione manderebbe un segnale importante a un mondo dilaniato da separatismi e conflitti intestini".
Le ultime ore hanno visto gruppi di ragazzi e ragazze (per la prima volta votano anche i 16enni) girare per Edimburgo scrivendo con il gessetto "yes" su tutti i marciapiedi e i muri della città. I giovani sono i più entusiasti sostenitori della campagna per l'indipendenza; la cui leadership li sta utilizzando anche per influenzare genitori e nonni, che potrebbero essere più propensi al "no", con slogan come "dite loro di votare il vostro futuro". Sulle vetrine di molti negozi, uffici e shopping center della capitale scozzese si vedono però forse più poster che esortano al "no" - a protezione di commercio e posti di lavoro che secondo la maggioranza degli economisti potrebbero essere a rischio in caso di indipendenza.
Intanto nel partito conservatore si affilano già i coltelli contro David Cameron. Se vinceranno i "sì" verrà accusato di avere smembrato il Regno Unito e ci saranno sul premier forte pressioni a dimettersi. Ma verrà contestato anche se vinceranno i "no" all'indipendenza, con l'accusa di avere offerto troppa autonomia e troppi soldi alla Scozia per convincerla a restare legata alla Gran Bretagna, oltre che di avere condotto una campagna referendaria nevrotica, prima sottovalutando il pericolo dell'indipendenza, poi facendosi prendere dal panico nelle settimane finali.
Sul referendum dice la sua anche Bill Clinton: l'ex-presidente americano si schiera per il "no", affermando che "una forte autonomia locale ma senza arrivare alla secessione manderebbe un segnale importante a un mondo dilaniato da separatismi e conflitti intestini".