G20: "Infrastrutture per la crescita e rischio deflazione". I falchi Ue bacchettano l'Italia: "Servono riforme"
Riunione delle venti grandi economie mondiali a Cairns, in Australia. Annunciata la Global infrastructure initiative, un database globale per le opportunità di investimento. Tensione sotterranea tra Usa e Germania, mentre Schauble ribadisce: "Il deficit non crea crescita". Weidmann critica il piano Draghi
CAIRNS - Il G20 bacchetta la Ue sulla crescita e (almeno in parte) la Bce sulla politica monetaria, mentre la Germania bacchetta l'Italia su riforme e deficit. A Cairns, in Australia, si è tenuto una riunione dei Grandi 20 che ha affrontato i temi caldi della crisi economica globale, ha impostato nuovi obiettivi per la crescita e lanciato una nuova iniziativa per le infrastrutture.
Nel lungo comunicato finale della riunione, i cui partecipanti rappresentano circa l'85% dell'economia globale, i 20 si dicono vicini all'obiettivo di spingere il Pil globale del 2% (1,8% per la precisione) ovvero oltre duemila miliardi nei prossimi 5 anni e si concentreranno sulle infrastrutture per raggiungere quel traguardo. Nello specifico, il G20 ha impostato un progetto chiamato Global Infrastructure Initiative, un enorme database per aiutare gli investitori a scoprire e partecipare a progetti in tutto il mondo, attraverso una piattaforma condivisa.
Nel comunicato finale si legge anche se la cr…
Nel lungo comunicato finale della riunione, i cui partecipanti rappresentano circa l'85% dell'economia globale, i 20 si dicono vicini all'obiettivo di spingere il Pil globale del 2% (1,8% per la precisione) ovvero oltre duemila miliardi nei prossimi 5 anni e si concentreranno sulle infrastrutture per raggiungere quel traguardo. Nello specifico, il G20 ha impostato un progetto chiamato Global Infrastructure Initiative, un enorme database per aiutare gli investitori a scoprire e partecipare a progetti in tutto il mondo, attraverso una piattaforma condivisa.
Nel comunicato finale si legge anche se la cr…
CAIRNS - Il G20 bacchetta la Ue sulla crescita e (almeno in parte) la Bce sulla politica monetaria, mentre la Germania bacchetta l'Italia su riforme e deficit. A Cairns, in Australia, si è tenuto una riunione dei Grandi 20 che ha affrontato i temi caldi della crisi economica globale, ha impostato nuovi obiettivi per la crescita e lanciato una nuova iniziativa per le infrastrutture.
Nel lungo comunicato finale della riunione, i cui partecipanti rappresentano circa l'85% dell'economia globale, i 20 si dicono vicini all'obiettivo di spingere il Pil globale del 2% (1,8% per la precisione) ovvero oltre duemila miliardi nei prossimi 5 anni e si concentreranno sulle infrastrutture per raggiungere quel traguardo. Nello specifico, il G20 ha impostato un progetto chiamato Global Infrastructure Initiative, un enorme database per aiutare gli investitori a scoprire e partecipare a progetti in tutto il mondo, attraverso una piattaforma condivisa.
Nel comunicato finale si legge anche se la crescita è migliorata in alcune economie chiave (il pensiero va subito agli Usa) l'aumento del Pil globale rimane sbilanciato e sotto il livello necessario per creare lavoro. Questa è la situazione dell'Europa, che ha fatto ribadire a margine della riunione al Commissari Ue agli affari economici Jyrki Katainen che "l'Europa farà la sua parte" affinché il G20 possa raggiungere gli obiettivi. Katainen ha aggiunto: "Sono necessarie riforme coraggiose a livello europeo e nazionale". Ma non ci sono solo le riforme, ha fatto capire ieri il segretario al Tesoro Jack Lew: gli Usa sono tornati a chiedere al Giappone e all'Europa di far di più per stimolare la crescita, a partire dalla Germania che potrebbe utilizzare per questo scopo il suo enorme surplus commerciale.
EUROBAROMETRO / Il mito dell'austerity affonda la crescita tedesca di MAURIZIO RICCI
Capitolo deflazione, dove la Bce forse non sta facendo abbastanza: "La politica monetaria - si legge ancora nelle conclusioni - nelle economie avanzate continua a sostenere la crescita e dovrebbe affrontare, in modo tempestivo, le pressioni deflazionistiche, dove necessario, in linea con il mandato delle banche centrali". Conclusioni che hanno portato un membro del board della Banca centrale europea ad affrettarsi a dire: "I partner - ha detto Benoit Coeurè - hanno dato vasto supporto alle misure varate dalla Bce. Nessuno ci ha chiesto di fare di più" e in ogni caso "è troppo presto per dire se siano necessarie misure aggiuntive" e ha ribadito come "la persistente debolezza della domanda è il tema centrale".
Ma dai falchi tedeschi arrivano due colpi all'Italia. Il primo a parlare è il presidente della Bundesbank Jens Weidmann: "E' cruciale attuare riforme strutturali. L'attenzione non dovrebbe essere su misure di breve termine". Il secondo è il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble: "Deficit più alti non si traducono in una crescita maggiore. In caso è il contrario". Ovvero: "Per la crescita servono politiche di bilancio sostenibili e investimenti". Una risposta alle richieste italiane e francesi sulla flessibilità dei conti pubblici (anche se l'Italia ha ribadito più volte che rimarrà all'interno del vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil) che l'Europa da una parte promette e che la Germania fa di tutto per sminuire.
Un bastone e una carota che dovranno trasformarsi - nell'ottica italiana - in maggior chiarezza ai prossimi vertici europei, quando Matteo Renzi vuole presentarsi con la riforma del lavoro, su cui appunto sta premendo sull'acceleratore, per sbloccare alcune centinaia di miliardi di investimenti dell'Ue.
Le altre conclusioni del vertice. Al G20 che si terrà a novembre a Brisbane in Australia arriverà la proposta finale elaborata dal Financial Stability Board sulle banche 'troppo grandi per fallire' (too big to fail). E' quanto si legge nel comunicato finale del vertice G20 finanza. La misura ha ricevuto un ampio consenso fra i componenti del gruppo e mira a ridurre "i rischi sistemici" e a rafforzare la capacità delle grandi banche internazionali di assorbire le perdite.
Il G20 si dice anche preoccupato per i costi umani dell'Ebola e per il potenziale serio impatto sulla crescita e sulla stabilità delle economie colpite. "E' importante una risposta internazionale coordinata". Il G20 è inoltre "consapevole" della possibilità di eccessive prese di rischio sui mercati finanziari, soprattutto in un contesto di bassi tassi di interesse e bassa volatilità dei prezzi degli asset.
La riunione ha poi approvato il piano di attuazione dello standard globale per lo scambio automatico di informazioni tributarie, sviluppato in combinazione con l'Ocse per contrastare l'evasione fiscale. I paesi cominceranno a scambiare informazioni tributarie in modo automatico tra loro e con paesi terzi tra il 2017 e il 2018. L'accordo è salutato positivamente dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: "Un esempio di riforma strutturale su scala internazionale: nuove regole che cambiano i comportamenti e producono risultati tangibili."
Critiche della Buba a Draghi. Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha criticato oggi, in un'intervista al giornale tedesco Der Spiegel, il piano della Bce voluto da Mario Draghi, che non ha avuto un esordio particolarmente positivo. Ma per Weidmann non è un problema di risultati quanto di filosofia: "Questo piano va oltre i precedenti tentativi di incoraggiare le banche a maggiori prestiti e potrebbe diminuire il rischio delle banche a scapito di chi paga le tasse". Il piano, chiamato 'Tltro' (targeted long term refinancing operations), è un maxi-prestito alle banche a quattro anni concesso a un tasso dello 0,15%, ma condizionato all'erogazione di prestiti all'economia reale.
"Per come la vedo io - continua Weidmann - si tratta di un cambiamento fondamentale e drastico della politica monetaria della Banca centrale europea. Non importa come la si pensa, la maggioranza dei membri del Consiglio stanno facendo capite che la politica monetaria della Bce è pronta per andare avanti ed entrare in un nuovo territorio".
Nel lungo comunicato finale della riunione, i cui partecipanti rappresentano circa l'85% dell'economia globale, i 20 si dicono vicini all'obiettivo di spingere il Pil globale del 2% (1,8% per la precisione) ovvero oltre duemila miliardi nei prossimi 5 anni e si concentreranno sulle infrastrutture per raggiungere quel traguardo. Nello specifico, il G20 ha impostato un progetto chiamato Global Infrastructure Initiative, un enorme database per aiutare gli investitori a scoprire e partecipare a progetti in tutto il mondo, attraverso una piattaforma condivisa.
Nel comunicato finale si legge anche se la crescita è migliorata in alcune economie chiave (il pensiero va subito agli Usa) l'aumento del Pil globale rimane sbilanciato e sotto il livello necessario per creare lavoro. Questa è la situazione dell'Europa, che ha fatto ribadire a margine della riunione al Commissari Ue agli affari economici Jyrki Katainen che "l'Europa farà la sua parte" affinché il G20 possa raggiungere gli obiettivi. Katainen ha aggiunto: "Sono necessarie riforme coraggiose a livello europeo e nazionale". Ma non ci sono solo le riforme, ha fatto capire ieri il segretario al Tesoro Jack Lew: gli Usa sono tornati a chiedere al Giappone e all'Europa di far di più per stimolare la crescita, a partire dalla Germania che potrebbe utilizzare per questo scopo il suo enorme surplus commerciale.
EUROBAROMETRO / Il mito dell'austerity affonda la crescita tedesca di MAURIZIO RICCI
Capitolo deflazione, dove la Bce forse non sta facendo abbastanza: "La politica monetaria - si legge ancora nelle conclusioni - nelle economie avanzate continua a sostenere la crescita e dovrebbe affrontare, in modo tempestivo, le pressioni deflazionistiche, dove necessario, in linea con il mandato delle banche centrali". Conclusioni che hanno portato un membro del board della Banca centrale europea ad affrettarsi a dire: "I partner - ha detto Benoit Coeurè - hanno dato vasto supporto alle misure varate dalla Bce. Nessuno ci ha chiesto di fare di più" e in ogni caso "è troppo presto per dire se siano necessarie misure aggiuntive" e ha ribadito come "la persistente debolezza della domanda è il tema centrale".
Ma dai falchi tedeschi arrivano due colpi all'Italia. Il primo a parlare è il presidente della Bundesbank Jens Weidmann: "E' cruciale attuare riforme strutturali. L'attenzione non dovrebbe essere su misure di breve termine". Il secondo è il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble: "Deficit più alti non si traducono in una crescita maggiore. In caso è il contrario". Ovvero: "Per la crescita servono politiche di bilancio sostenibili e investimenti". Una risposta alle richieste italiane e francesi sulla flessibilità dei conti pubblici (anche se l'Italia ha ribadito più volte che rimarrà all'interno del vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil) che l'Europa da una parte promette e che la Germania fa di tutto per sminuire.
Un bastone e una carota che dovranno trasformarsi - nell'ottica italiana - in maggior chiarezza ai prossimi vertici europei, quando Matteo Renzi vuole presentarsi con la riforma del lavoro, su cui appunto sta premendo sull'acceleratore, per sbloccare alcune centinaia di miliardi di investimenti dell'Ue.
Le altre conclusioni del vertice. Al G20 che si terrà a novembre a Brisbane in Australia arriverà la proposta finale elaborata dal Financial Stability Board sulle banche 'troppo grandi per fallire' (too big to fail). E' quanto si legge nel comunicato finale del vertice G20 finanza. La misura ha ricevuto un ampio consenso fra i componenti del gruppo e mira a ridurre "i rischi sistemici" e a rafforzare la capacità delle grandi banche internazionali di assorbire le perdite.
Il G20 si dice anche preoccupato per i costi umani dell'Ebola e per il potenziale serio impatto sulla crescita e sulla stabilità delle economie colpite. "E' importante una risposta internazionale coordinata". Il G20 è inoltre "consapevole" della possibilità di eccessive prese di rischio sui mercati finanziari, soprattutto in un contesto di bassi tassi di interesse e bassa volatilità dei prezzi degli asset.
La riunione ha poi approvato il piano di attuazione dello standard globale per lo scambio automatico di informazioni tributarie, sviluppato in combinazione con l'Ocse per contrastare l'evasione fiscale. I paesi cominceranno a scambiare informazioni tributarie in modo automatico tra loro e con paesi terzi tra il 2017 e il 2018. L'accordo è salutato positivamente dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: "Un esempio di riforma strutturale su scala internazionale: nuove regole che cambiano i comportamenti e producono risultati tangibili."
Critiche della Buba a Draghi. Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha criticato oggi, in un'intervista al giornale tedesco Der Spiegel, il piano della Bce voluto da Mario Draghi, che non ha avuto un esordio particolarmente positivo. Ma per Weidmann non è un problema di risultati quanto di filosofia: "Questo piano va oltre i precedenti tentativi di incoraggiare le banche a maggiori prestiti e potrebbe diminuire il rischio delle banche a scapito di chi paga le tasse". Il piano, chiamato 'Tltro' (targeted long term refinancing operations), è un maxi-prestito alle banche a quattro anni concesso a un tasso dello 0,15%, ma condizionato all'erogazione di prestiti all'economia reale.
"Per come la vedo io - continua Weidmann - si tratta di un cambiamento fondamentale e drastico della politica monetaria della Banca centrale europea. Non importa come la si pensa, la maggioranza dei membri del Consiglio stanno facendo capite che la politica monetaria della Bce è pronta per andare avanti ed entrare in un nuovo territorio".