Economia

Il mito dell'austerity affossa la crescita tedesca

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Stufi di sentir decantare il miracolo tedesco? Stanchi di sentirsi dire, spesso in tedesco, che bisogna fare come la Germania? Quello che vi ci vuole è andare a sedervi in prima fila ad una conferenza di Marcel Fratzscher. Il presidente del Diw, Istituto tedesco per la ricerca economica, uno dei più autorevoli think-tank d'Europa, comincia di solito le sue conferenze chiedendo al pubblico di nominare un paese che, dal 2000 ad oggi, è cresciuto meno della media dell'Eurozona, dove la produttività è aumentata poco e dove due lavoratori su tre guadagnano meno di quindici anni fa. Italia o Portogallo, certamente? Sì, ma la sorpresa di Fratzscher è che il paese a cui si riferisce è la Germania. E il quadro che traccia getta una luce inquietante sul futuro prossimo di quella che, a oggi, non è solo la più potente, ma anche l'unica possibile locomotiva di una ripresa europea.

"L'illusione Germania" è il titolo che Fratzscher ha dato al suo libro. Perché, come spiega lo Spiegel, la Germania è una nazione "che lentamente si sgretola": "l'industria vende macchinari e automobili di alta qualità in tutto il mondo - scrive il più autorevole settimanale tedesco - ma se l'intonaco comincia a staccarsi in una scuola elementare, i genitori devono fare una colletta per pagare un imbianchino". In due parole: "Aziende e famiglie siedono su patrimoni di migliaia di miliardi, ma metà dei ponti delle autostrade tedesche ha urgente bisogno di riparazioni".

E' la coda avvelenata dell'austerità che colpisce i suoi profeti. Il magnificato modello tedesco rischia, infatti, di ingripparsi per mancanza di un lubrificante fondamentale dell'economia: gli investimenti. La malattia del gigante europeo si vede in due numeri. Nei primi anni '90, governo e aziende investivano il 25 per cento del prodotto interno lordo in nuove strade, linee telefoniche, edifici universitari e fabbriche. Oggi, solo il 19,7 per cento. Per tenere il passo e non andare indietro, dovrebbe investire, ogni anno, oltre 100 miliardi di euro in più di quanto faccia. Dieci miliardi di euro dovrebbero essere investiti solo nella manutenzione di quello che, una volta, era uno dei simboli della Germania moderna: la grande rete delle autostrade. Il paradosso è che i soldi ci sono, e in abbondanza.

Le aziende tedesche hanno in cassa oltre 500 miliardi di euro che non spendono o investono all'estero, in parte perché insoddisfatte delle infrastrutture disponibili oggi nei campi dell'energia, dei trasporti, della scuola. E chi dovrebbe realizzare quelle infrastrutture, cioè il governo, potrebbe pagarle indebitandosi ad un inedito tasso zero: quanto attualmente rendono i titoli di Stato. Insomma, come assicurare il futuro dell'economia praticamente gratis. E dare, con la spinta alla locomotiva tedesca, anche una salutare scossa all'intera economia europea.

E' l'ossessione dell'austerità, il mito del pareggio di bilancio, da raggiungere al più presto, ad ogni costo, a impedire che questo avvenga. Il ministro delle Finanze, Schaeuble, ha ribadito la linea in questi giorni, con il consenso della Merkel e della Cdu. La novità del libro di Fratzscher è che l'autore, oltre che un noto economista, è appena diventato consigliere per gli investimenti del ministro dell'Economia, Sigmar Gabriel, leader dei socialdemocratici. E, a chiudere la tenaglia su Merkel e Schaeuble, arriva l'attacco dal pulpito più importante: Francoforte.

Venerdì, il sito della Bce ha ripreso con rilievo un editoriale scritto da un membro del board, Benoit Coeuré, e da un ex membro, il tedesco Joerg Asmussen, oggi ministro nel governo Merkel. "La Germania - scrivono Coeuré e Asmussen - può usare un po' dei suoi margini di bilancio per sostenere gli investimenti e ridurre gli squilibri tributari, pur preservando la sua solida posizione di bilancio. Così facendo, affronterebbe anche alcune delle sue future sfide economiche". Con toni appena più circospetti, le stesse cose aveva detto Draghi a fine agosto. La battaglia d'autunno sulla flessibilità e la deflazione in Europa potrebbe combattersi su un terreno inatteso.