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Delusione dall'industria tedesca, ma i mercati Ue salgono con l'Asia

Gli ordini alle fabbriche in Germania sono scesi del 5,7% ad agosto. Sarà un arma in più per i sostenitori della linea della crescita al Vertice Ue di mercoledì, a Milano. Tokyo chiude a +1,2%. Dollaro super sullo yen, l'oro ai minimi da oltre un anno
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MILANO - La salute dell'economia tedesca continua a mostrare segni di instabilità e getta un'ombra sull'intero ritmo della ripresa del Vecchio continente. Mentre continua il braccio di ferro tra chi pretende che l'Ue faccia di più per uscire dalla crisi e chi invece insiste sulla disciplina di bilancio, Angela Merkel si ritrova in casa dati tutt'altro che soddisfacenti: gli ordini dell'industria tedeschi sono scesi del 5,7% mensile ad agosto, secondo l'indice destagionalizzato diffuso dall'Istituto di statistica nazionale, Destatis. Mentre su base annua sono calati del 4,1%, in base all'indice grezzo. Gli ordini esteri sono diminuiti dell'8,4% su mese, quelli interni del 2%. Dati che finiranno sul tavolo di mercoledì, quando si terrà il vertice con i capi di Stato e governo della Ue voluto dall'Italia, a Milano. A quell'appuntamento, il premier Matteo Renzi vorrebbe arrivare con qualche certezza in più sul Jobs Act e sul piano di "distribuzione …
MILANO - La salute dell'economia tedesca continua a mostrare segni di instabilità e getta un'ombra sull'intero ritmo della ripresa del Vecchio continente. Mentre continua il braccio di ferro tra chi pretende che l'Ue faccia di più per uscire dalla crisi e chi invece insiste sulla disciplina di bilancio, Angela Merkel si ritrova in casa dati tutt'altro che soddisfacenti: gli ordini dell'industria tedeschi sono scesi del 5,7% mensile ad agosto, secondo l'indice destagionalizzato diffuso dall'Istituto di statistica nazionale, Destatis. Mentre su base annua sono calati del 4,1%, in base all'indice grezzo. Gli ordini esteri sono diminuiti dell'8,4% su mese, quelli interni del 2%. Dati che finiranno sul tavolo di mercoledì, quando si terrà il vertice con i capi di Stato e governo della Ue voluto dall'Italia, a Milano. A quell'appuntamento, il premier Matteo Renzi vorrebbe arrivare con qualche certezza in più sul Jobs Act e sul piano di "distribuzione anticipata" del Tfr in busta paga, temi che dominano la scena politica nazionale. Da monitorare anche l'evoluzione del rapporto tra Parigi e Bruxelles, dopo l'annunciata intenzione della Francia di sforare le regole sul deficit.

La settimana, come notano gli analisti di Intesa Sanpaolo, potrà dare ulteriori indicazioni con i dati sulla produzione industriale di agosto, che da Ca' de Sass si attendono in calo ancora per la Germania, mentre l'Italia potrebbe mostrare un timido rimbalzo (agenda). Intanto, Holger Sandte di Nordea rivela a Bloomberg di non essere affatto "convinto che l'economia tedesca possa registrare la crescita nel quarto trimestre" del 2014. Sarebbe un ulteriore botta alle certezze di Merkel e dei fautori del rigore.

Se Berlino stenta, i listini ancora scontano il balzo inatteso dei nuovi occupati nei settori non agricoli mostrato venerdì dagli Stati Uniti, che ha portato al contestuale calo del tasso di disoccupazione al 5,9%. Ciò ha rafforzato il dollaro e indebolito lo yen, con effetti positivi, in mattinata, per la Borsa di Tokyo. L'indice guida Nikkei ha guadagnato l'1,16% a 15.890,95 punti, mentre il Topix ha terminato la seduta a 1.296,4 punti (+1,08%). Acquisti in particolare su metalli non ferrosi, credito al consumo e macchinari. Il rialzo orientale si è esteso anche a Hong Kong, dove si è aperto qualche spiraglio di trattativa tra gli studenti in mobilitazione e le autorità e i mercati, pronti a premiare la "normalizzazione", apprezzano.

Sulla scia dell'ottimismo orientale e nonostante i dati deludenti della Germania, i mercati Ue trattano misti in scia all'indebolirsi di Wall Street: Milano nel finale inverte la rotta e chiude in rosso dello 0,4%, Francoforte - a lungo sopra il +1% - aggiunge lo 0,15%, Parigi lo 0,11%, mentre Londra è più solida allo 0,55%. A Piazza Affari si guarda a Salini Impregilo, che ha avviato un piano d'acquisto di azioni proprie: fa scorta di "carta" da utilizzare in eventuali operazioni straordinarie. Piccola bocciatura da parte di Mediobanca, che abbassa il suo rating su Eni a "neutral" dal precedente giudizio "buy". Bene Carige, che ha raggiunto un accordo da 600 esuberi, mentre Roma e Juve reagiscono con segni opposti alla partita di campionato vittoriosa per i bianconeri. Rimbalza Sogefi, dopo una striscia di cali, con l'annuncio di un accordo con Peugeot per la fornitura di molle per gli ammortizzatori. In Francia si registra infine il tracollo di Euro Disney, con il parco in crisi di visitatori.

L'euro chiude in rialzo a 1,2576 dollari, massimo di seduta, e 137,19 yen. Il recupero della moneta comune, che sale a un massimo da due mesi sul franco svizzero, appare legato alle prese di beneficio. La tendenza generale rimane infatti favorevole al dollaro, che oggi perde qualche punto anche sullo yen a quota 109,11. Inarrestabile, invece, la corsa al ribasso del rublo russo, sceso stamani al minimo storico contro dollaro, a oltre 40 rubli per un dollaro. Volatilità sui titoli di Stato sui mercati del reddito fisso. Lo spread tra il Btp e il Bund tedesco, dopo un iniziale restringimento, si riporta in area 140 punti base con un rendimento del decennale italiano che staziona intorno al 2,32%. Cala, di meno, anche il rendimento dei titoli spagnoli, sotto il 2,1%.

Su Wall Street pende la spada di Damocle del Fmi, che domani taglierà le stime di crescita globali nel meeting annuale che prevede la pubblicazione del World Economic Outlook. Dopo un avvio positivo, metre chiudono le contrattazioni nel Vecchio continente, il Dow Jones sale dello 0,1%, l'S&P 500 è invariato e il Nasdaq cede lo 0,3%. L'agenda macroeconomica odierna è scarica per gli Usa, ma in settimana si attende la pubblicazione dei verbali del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, che potrebbe accelerare il percorso di innalzamento del costo del denaro visto il ritmo sostenuto della ripresa a stelle e strisce.

Sul fronte delle materie prime, il petrolio a novembre inverte la rotta e mentre in Europa i listini si avviano alla chiusura il Wti cede lo 0,8% a 89 dollari; l'oro a dicembre segna un +0,5% sotto 1.200 dollari l'oncia, trattando ai minimi da oltre un anno.