MILANO - Il lavoro è al centro dei pensieri del Vecchio Continente, mentre Milano diventa centro d'Europa con la discussione tra i pezzi da novanta della politica comunitaria sulle vie per recuperare occupazione e crescita. Il governo di Matteo Renzi accelera sul Jobs Act e chiede la fiducia al Senato, mostrando ai colleghi Francois Hollande e Angela Merkel, e agli altri capi di Stato e di governo dell'Unione, di aver rispettato il timing che si era imposto: forzare la discussione sulla riforma che porta la firma del ministro Poletti, arrivare a incassare la fiducia in tempo utile per presentarsi "forte" al tavolo degli altri governanti Ue. Lì, deve di nuovo spingere - insieme alla "ribelle" Francia - per imporre la linea del sostegno alla crescita piuttosto che quello del rigore di bilancio.
Dall'agenda macroeconomica europea arrivano i datti della Spagna sulla produzione industriale: è in leggero rallentamento ad agosto, anche se in crescita dello 0,2% su mese e dello 0,6% tendenziale. In Germania, dove ieri si è incassata la batosta di una produzione industriale in calo come non succedeva dal 2009, l'Istituto di statistica dice che il fatturato manifatturiero tedesco ad agosto è sceso del 2,6% rispetto a luglio e dello 0,3% su anno. Sul piano interno, la diminuzione è stata del 3,5% su mese, mentre sull'estero dell'1,5%. Ad acuire il momento difficile tedesco ci pensa il superindice dell'economia Ocse: il dato generale è stabile ad agosto su luglio (100,4 punti), ma perde slancio in Germania (da 100,1 a 99,7) e Italia (101,3).
Negli Usa si guarda all'andamento delle richieste di nuovi mutui: nell'ultima settimana sono salite del 2%. Occhi puntati, poi, sull'avvio della stagione di trimestrali: come di consueto sarà l'Alcoa a dare il "la" alla pubblicazione dei bilanci parziali della Corporate America. Ma l'attenzione si riversa soprattutto sulle minute dell'ultima riunione della Federal Reserve: gli investitori cercano indizi sulla volontà di accelerare l'innalzamento del costo del denaro. Una eventualità corroborata, nei giorni dopo il board di settembre, dall'ottimo andamento del mercato del lavoro americano. Dopo il taglio alle stime di crescita globali di ieri, il Fmi è tornato oggi a pungere l'Italia: presentando il rapporto specifico sul Belpaese, il direttore esecutivo Andrea Montanino ha detto che "alle condizioni attuali, l'Italia non si può assicurare un futuro radioso, o quantomeno sereno".
In questo contesto, i mercati Ue chiudono in rosso: a Milano, Piazza Affari perde lo 0,64% dopo un breve recupero, Londra lo 0,21%, Francoforte l'1% e Parigi lo 0,97%. L'incertezza caratterizza inizialmente anche gli scambi di Wall Street. Ma la borsa statunitense chiude con il segno più: il Dow Jones ha guadagnato l'1,64%, il Nasdaq l'1,90%. Positivo anche lo S&P che chiude a +1,75%.
E questo nonostante i timori legati all'ebola: secondo le stime della Banca Mondiale potrebbe costare fino a 32,6 miliardi, mentre c'è la prima ripercussione diretta sul mercato. Si tratta di London Mining, che crolla del 77% per il fatto di sviluppare il suo business in Sierra Leone.
A Piazza Affari, sotto i riflettori Enel, dopo che il cda della controllata spagnola Endesa ha approvato il pagamento alla casamadre italiana di un ulteriore dividendo straordinario in contanti, sotto forma di acconto dividendo sugli utili dell'esercizio 2014, pari a 6 euro per azione per un totale di oltre 6,3 miliardi. Luce anche sulla Fiat, con Marchionne che ha annunciato il passo indietro dal 2018: "Farò altro". Ora per il Lingotto si aprono scenari interessanti con nuove possibili alleanze - nel lungo termine - a Est.
L'euro è in leggero recupero sulla divisa statunitense: la moneta unica europea viene scambiata a 1,268 dollari, rispetto alla quotazione di 1,2607 fatta registrare ieri. Lo spread tra il Btp e il Bund si stabilizza, dopo una fiammata mattutina in area 150 punti base, sotto la soglia di 145 punti, con un rendimento del decennale al 2,32% sul mercato secondario.
In mattinata si è registrata la chiusura in netto calo per la Borsa di Tokyo, con l'indice Nikkei che ha ceduto 1,19% a quota 15.595,98 punti. La bilancia commerciale in Giappone ad agosto ha registrato un deficit di 831,8 miliardi di yen dal disavanzo di 828,1 miliardi della precedente rilevazione. Le attese erano per un deficit pari a 770,7 miliardi di yen e i dati segnalano quindi un netto peggioramento. Dalla Cina sono arrivati segnali negativi: l'indice Pmi Hsbc, che anticipa l'andamento economico - in questo caso nel settore dei servizi - in base alle impressioni dei direttori degli acquisti del settore privato: è sceso a 53,5 a settembre dal 54,1 di agosto. Resta in area di espansione economica (sopra 50 punti), ma è indicatore di rallentamento. Non è un caso che tutti i listini asiatici abbiano trattato in rosso.
Il petrolio si muove in forte calo a New York, dove il Wti è scambiato a 87,75 dollari al barile (-1,24%). Le scorte settimanali di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 5 milioni di barili a 361,65 milioni. Gli analisti prevedevano un incremento di 1,5 milioni di barili. I future a dicembre dell'oro si attestano in aumento di 6,4 dollari, lo 0,5% a 1.217,1 dollari l'oncia.
Dall'agenda macroeconomica europea arrivano i datti della Spagna sulla produzione industriale: è in leggero rallentamento ad agosto, anche se in crescita dello 0,2% su mese e dello 0,6% tendenziale. In Germania, dove ieri si è incassata la batosta di una produzione industriale in calo come non succedeva dal 2009, l'Istituto di statistica dice che il fatturato manifatturiero tedesco ad agosto è sceso del 2,6% rispetto a luglio e dello 0,3% su anno. Sul piano interno, la diminuzione è stata del 3,5% su mese, mentre sull'estero dell'1,5%. Ad acuire il momento difficile tedesco ci pensa il superindice dell'economia Ocse: il dato generale è stabile ad agosto su luglio (100,4 punti), ma perde slancio in Germania (da 100,1 a 99,7) e Italia (101,3).
Negli Usa si guarda all'andamento delle richieste di nuovi mutui: nell'ultima settimana sono salite del 2%. Occhi puntati, poi, sull'avvio della stagione di trimestrali: come di consueto sarà l'Alcoa a dare il "la" alla pubblicazione dei bilanci parziali della Corporate America. Ma l'attenzione si riversa soprattutto sulle minute dell'ultima riunione della Federal Reserve: gli investitori cercano indizi sulla volontà di accelerare l'innalzamento del costo del denaro. Una eventualità corroborata, nei giorni dopo il board di settembre, dall'ottimo andamento del mercato del lavoro americano. Dopo il taglio alle stime di crescita globali di ieri, il Fmi è tornato oggi a pungere l'Italia: presentando il rapporto specifico sul Belpaese, il direttore esecutivo Andrea Montanino ha detto che "alle condizioni attuali, l'Italia non si può assicurare un futuro radioso, o quantomeno sereno".
In questo contesto, i mercati Ue chiudono in rosso: a Milano, Piazza Affari perde lo 0,64% dopo un breve recupero, Londra lo 0,21%, Francoforte l'1% e Parigi lo 0,97%. L'incertezza caratterizza inizialmente anche gli scambi di Wall Street. Ma la borsa statunitense chiude con il segno più: il Dow Jones ha guadagnato l'1,64%, il Nasdaq l'1,90%. Positivo anche lo S&P che chiude a +1,75%.
E questo nonostante i timori legati all'ebola: secondo le stime della Banca Mondiale potrebbe costare fino a 32,6 miliardi, mentre c'è la prima ripercussione diretta sul mercato. Si tratta di London Mining, che crolla del 77% per il fatto di sviluppare il suo business in Sierra Leone.
A Piazza Affari, sotto i riflettori Enel, dopo che il cda della controllata spagnola Endesa ha approvato il pagamento alla casamadre italiana di un ulteriore dividendo straordinario in contanti, sotto forma di acconto dividendo sugli utili dell'esercizio 2014, pari a 6 euro per azione per un totale di oltre 6,3 miliardi. Luce anche sulla Fiat, con Marchionne che ha annunciato il passo indietro dal 2018: "Farò altro". Ora per il Lingotto si aprono scenari interessanti con nuove possibili alleanze - nel lungo termine - a Est.
L'euro è in leggero recupero sulla divisa statunitense: la moneta unica europea viene scambiata a 1,268 dollari, rispetto alla quotazione di 1,2607 fatta registrare ieri. Lo spread tra il Btp e il Bund si stabilizza, dopo una fiammata mattutina in area 150 punti base, sotto la soglia di 145 punti, con un rendimento del decennale al 2,32% sul mercato secondario.
In mattinata si è registrata la chiusura in netto calo per la Borsa di Tokyo, con l'indice Nikkei che ha ceduto 1,19% a quota 15.595,98 punti. La bilancia commerciale in Giappone ad agosto ha registrato un deficit di 831,8 miliardi di yen dal disavanzo di 828,1 miliardi della precedente rilevazione. Le attese erano per un deficit pari a 770,7 miliardi di yen e i dati segnalano quindi un netto peggioramento. Dalla Cina sono arrivati segnali negativi: l'indice Pmi Hsbc, che anticipa l'andamento economico - in questo caso nel settore dei servizi - in base alle impressioni dei direttori degli acquisti del settore privato: è sceso a 53,5 a settembre dal 54,1 di agosto. Resta in area di espansione economica (sopra 50 punti), ma è indicatore di rallentamento. Non è un caso che tutti i listini asiatici abbiano trattato in rosso.
Il petrolio si muove in forte calo a New York, dove il Wti è scambiato a 87,75 dollari al barile (-1,24%). Le scorte settimanali di greggio negli Stati Uniti sono aumentate di 5 milioni di barili a 361,65 milioni. Gli analisti prevedevano un incremento di 1,5 milioni di barili. I future a dicembre dell'oro si attestano in aumento di 6,4 dollari, lo 0,5% a 1.217,1 dollari l'oncia.