Economia

La Fed promette denaro facile, ma i listini Ue chiudono in rosso

Il rafforzamento del dollaro e il rallentamento globale spaventano gli Usa: l'atteggiamento della Banca centrale resterà accomodante. Così la moneta unica Ue torna a salire, come lo yen. Dopo un avvio brillante, sulle Piazze europee tornano le vendite: Milano chiude a -1,3%. Il petrolio scivola ancora, Brent verso 90 dollari

3 minuti di lettura
MILANO - La Federal Reserve tranquillizza i mercati sul rialzo dei tassi, ma l'effetto benefico delle minute dell'ultima riunione della Banca centrale Usa svanisce nel corso della giornata di contrattazioni, che termina in profondo rosso per Piazza Affari.

Spaventata dal rallentamento dell'economia mondiale, certificato anche dal Fmi di recente, e dal rafforzamento del dollaro, che minaccia la ripresa Usa, la Banca centrale americana ha usato toni da colomba nel suo ultimo meeting. La Federal Open Market Committee (Fomc), il braccio di Washington che determina la politica monetaria, ha discusso al suo interno dell'innalzamento dei tassi, ma alla fine lasciato la dicitura "considerable time", a lungo, come orizzonte temporale del periodo per il quale resteranno bassi. Molti credevano che potessero arrivare indicazioni di un imminente cambio di rotta e il messaggio "da colomba" è stato recepito immediatamente dai mercati, che hanno accolto con piacere la conferma del denaro a basso costo mettendo in un angolo il fatto che la ragione di questa 'regalia' stia tutta nella debolezza globale dell'economia.

Questa notizia, arrivata nella serata italiana di ieri, domina l'avvio degli scambi, ma poi lascia spazio ai rinnovati timori per la balbettante crescita europea. Si guardava infatti con attenzione ai dati sulla bilancia commerciale della Germania, la cui economia ha recentemente dato segnali di scricchiolii che preoccupano l'intera Eurozona. Ebbene, i risultati non sono stati esaltanti: ad agosto il surplus tedesco è sceso a 17,5 miliardi dai 22,2 miliardi registrati nel mese precedente. Il risultato è anche inferiore alle attese degli analisti, che indicavano un attivo di 18,6 miliardi. Le esportazioni sono scese su mese del 5,8%, su anno dell'1%: le importazioni sono diminuite dell'1,3% su mese, del 2,4% su anno. Intanto la Bce ha ribadito la perdita di slancio della ripresa nel suo bollettino mensile di ottobre.

L'Ocse registra un lieve calo del tasso di disoccupazione ad agosto: l'indice è sceso al 7,3% dal 7,4% del mese precedente con 44,4 milioni di persone che risultano disoccupate (5,5 milioni in meno rispetto al picco di aprile 2010, ma ancora 9,8 milioni in più di luglio 2008). In questo contesto i mercati europei si muovono in rialzo sospinti anche dalla disponibilità della BoJ e della Bank of China a usare ulteriori misure di allentamento per sostenere le economie di Cina e Giappone. La Banca d'Inghilterra, intanto, ha mantenuto al minimo record il tasso d'interesse principale, allo 0,5%. Piazza Affari, dopo una partenza sprint, gira in territorio negativo e chiude in calo dell'1,34% verso quota 19.300 punti. Pesano soprattutto le banche. Anche gli altri listini europei segnano cali finali: Londra cede lo 0,78% Parigi lima lo 0,64%, mentre Francoforte riesce a tenere in positivo dello 0,11%. Debole anche Wall Street: il Dow Jones perde l'1,96%, il Nasdaq il 2,02% e lo S&P 500 il 2,1%.

In Italia l'agenda politica è dominata dal Jobs act, per il quale il governo Renzi ha incassato una difficile fiducia notturna e un riconoscimento internazionale nel vertice Ue straordinario sul lavoro. In lieve ribasso lo spread Btp-Bund. Il differenziale di rendimento tra i titoli di Stati decennali italiani e tedeschi si attesta a 140 punti base, dai 142 registrati ieri in chiusura. Il rendimento del Btp decennale è al 2,3% dopo aver toccato il nuovo minimo storico al 2,25%. Chiusura in rialzo per l'euro, sopra quota 1,27 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,2705 dollari e a 137,21 yen.

Chiusura in ribasso, in mattinata, per la Borsa di Tokyo, che ha pagato il rafforzamento dello yen sul biglietto verde: al termine della seduta l'indice Nikkei ha ceduto lo 0,75% a 15.478,93 punti, il Topix ha perso l'1,1%. La seduta è stata molto attiva con 2,27 miliardi di pezzi scambiati sul mercato principale. Alla chiusura della piazza di tokyo il dollaro era scambiato a 107,86 yen, al di sotto della soglia dei 108 yen per la prima volta da metà settembre. Ieri, sera, intanto è iniziata la stagione dei conti: Alcoa, che come da tradizione inaugura la pubblicazione delle trimestrali, ha registrato un boom dei profitti a 149 milioni di dollari nel periodo luglio-settembre.

Oggi l'attenzione negli Stati Uniti è catalizzata dalle richieste per i sussidi di disoccupazione: calano di mille unità a quota 287mila. Molte le personalità economiche chiamate a parlare ufficialmente da svariati palcoscenici: il numero uno della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, il direttore del Fmi Christine Lagarde, il governatore Bce Mario Draghi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, alla Georgetown University.

Quanto alle materie prime, i prezzi del petrolio sono ancora in discesa sui timori di un ulteriore rallentamento dell'economia in Europa. Il greggio con consegna a novembre, a New York, è sceso a 86,77 dollari al barile (-0,6%), mentre il Brent si avvicina a quota 90 dollari (in calo dello 0,5% a 90,97 dollari al barile). I future a dicembre dell'oro si attestano in aumento di 23,3 dollari, l'1,9% a 1.229,30 dollari l'oncia (le quotazioni in diretta).