MILANO - Il 20% circa dei lavoratori nelle imprese fino a 49 addetti è intenzionato a chiedere al proprio datore di lavoro il Tfr (trattamento di fine rapporto) che maturerà nel 2015. E' quanto rivela l'indagine realizzata da Confcommercio-Imprese per l'Italia, in collaborazione con Format Research, sui lavoratori dipendenti a tempo indeterminato nelle imprese fino a 49 addetti dell'industria e del terziario, il 91,9% dei quali risulta al corrente della misura prevista dal governo. Il provvedimento - stima la ricerca - potrebbe impattare su circa 300.000 imprese fino a 49 addetti, che subiranno quindi un aggravio della propria capacità finanziaria.
Nel dettaglio, il 18,1% degli intervistati ha dichiarato di essere intenzionato a chiedere il Tfr, il 18% al momento non si è dimostrato in grado di affermare se eserciterà o meno tale opportunità, mentre il 63,9% non è interessato. L'idea di chiedere il Tfr in busta paga - sottolinea la studio - prevale tra i lavoratori di sesso maschile, giovani, single che vivono nella famiglia di origine, con un'età compresa tra i 25 e i 34 anni, impiegati come operai o comunque con mansioni a carattere esecutivo in imprese del Nord-Ovest, soprattutto quelle che hanno un numero di addetti compreso tra sei e venti. Il 60% circa dei lavoratori utilizzerà l'anticipo di Tfr per i consumi, o comunque per effettuare quelle spese delle quali hanno necessità, il 40% circa ha affermato che lo ritirerà per risparmiarlo, magari mettendolo in banca.
Le imprese che più probabilmente potrebbero risultare in difficoltà a causa del nuovo provvedimento sono quelle con un numero di addetti tra 20 e 49 e quelle operative nel settore di attività economica dell'industria nelle regioni del Nord Ovest e del Nord Est. Tra le imprese dell'industria (manifattura e costruzioni), il 34,3% (circa 170mila imprese) subirà la richiesta di anticipo del Tfr in busta paga da parte di alcuni dei propri dipendenti.
Tale quota si attesta attorno al 10% presso le imprese del terziario (commercio, turismo e servizi), pari a circa 110 mila imprese. Nel dettaglio, tra le imprese con un numero di addetti compreso tra 2 e 5, il 15,6% (circa 186mila imprese) subirà la richiesta di anticipo del Tfr in busta paga da parte dei propri dipendenti. Tale quota si attesta attorno al 27% presso le imprese con un numero di addetti compreso tra 6 e 9 (54mila), al 26% presso quelle tra 10 e 19 addetti (33mila), al 20% presso le imprese tra 20 e 49 addetti (10mila). Tra le imprese del Nord-Ovest, il 37% (circa 168mila imprese) subirà la richiesta di anticipo del Tfr in busta paga da parte dei propri dipendenti. Tale quota si attesta attorno al 14% presso le imprese del Nord-Est (52mila imprese), al 10% presso le imprese del Centro Italia (35mila imprese), al 6,7% presso quelle del Mezzogiorno (28mila imprese).
Nel dettaglio, il 18,1% degli intervistati ha dichiarato di essere intenzionato a chiedere il Tfr, il 18% al momento non si è dimostrato in grado di affermare se eserciterà o meno tale opportunità, mentre il 63,9% non è interessato. L'idea di chiedere il Tfr in busta paga - sottolinea la studio - prevale tra i lavoratori di sesso maschile, giovani, single che vivono nella famiglia di origine, con un'età compresa tra i 25 e i 34 anni, impiegati come operai o comunque con mansioni a carattere esecutivo in imprese del Nord-Ovest, soprattutto quelle che hanno un numero di addetti compreso tra sei e venti. Il 60% circa dei lavoratori utilizzerà l'anticipo di Tfr per i consumi, o comunque per effettuare quelle spese delle quali hanno necessità, il 40% circa ha affermato che lo ritirerà per risparmiarlo, magari mettendolo in banca.
Le imprese che più probabilmente potrebbero risultare in difficoltà a causa del nuovo provvedimento sono quelle con un numero di addetti tra 20 e 49 e quelle operative nel settore di attività economica dell'industria nelle regioni del Nord Ovest e del Nord Est. Tra le imprese dell'industria (manifattura e costruzioni), il 34,3% (circa 170mila imprese) subirà la richiesta di anticipo del Tfr in busta paga da parte di alcuni dei propri dipendenti.
Tale quota si attesta attorno al 10% presso le imprese del terziario (commercio, turismo e servizi), pari a circa 110 mila imprese. Nel dettaglio, tra le imprese con un numero di addetti compreso tra 2 e 5, il 15,6% (circa 186mila imprese) subirà la richiesta di anticipo del Tfr in busta paga da parte dei propri dipendenti. Tale quota si attesta attorno al 27% presso le imprese con un numero di addetti compreso tra 6 e 9 (54mila), al 26% presso quelle tra 10 e 19 addetti (33mila), al 20% presso le imprese tra 20 e 49 addetti (10mila). Tra le imprese del Nord-Ovest, il 37% (circa 168mila imprese) subirà la richiesta di anticipo del Tfr in busta paga da parte dei propri dipendenti. Tale quota si attesta attorno al 14% presso le imprese del Nord-Est (52mila imprese), al 10% presso le imprese del Centro Italia (35mila imprese), al 6,7% presso quelle del Mezzogiorno (28mila imprese).